14 giugno 2010

Il mistero di Santa Rosa

Morì per un’embolia cardiaca all’età di 19 anni. È stato un ricercatore dell’Università di Chieti, Ruggero D’Anastasio, a svelare dopo 700 anni il mistero della morte di Santa Rosa da Viterbo, la cui mummia incorrotta è custodita nel monastero della città laziale. «Il corpo della giovane - ha detto - che avevamo già analizzato in precedenza e che appartiene a una ragazza di 18-19 anni, porta i segni di un'embolia cardiaca, che probabilmente è stata causa della sua morte». Lo studio è stato pubblicato su "Lancet". Lo studio ha permesso di «confermare alcune delle scoperte precedenti e alcune delle tradizioni sulla Santa tramandate nel corso dei secoli». Smentendo invece la teoria secondo la quale a uccidere la giovane sia stata la tubercolosi. «Esaminando la radiografia del cuore, che era stato separato nel 1924 dalla mummia, abbiamo scoperto la presenza di un diverticolo ventricolare, una deviazione del setto comunemente associata a una rara malattia, la sindrome di Cantrell». Non solo, il cuore della mummia mostra i segni di quella che può essere stata la causa della morte: una massa di carattere fibroso, «probabilmente un trombo, che - dice il ricercatore - è stato molto probabilmente fatale» alla giovane».

Il Pescara di nuovo in serie B


Finalmente qualche bella notizia arriva anche dall'Abruzzo per tutti quei tifosi e appassionati di calcio di Pescara o sparsi per tutta l'Italia, La squadra di calcio Pescara ha battuto Verona ed è tornata in serie B. Il Pescara che torna in serie B e riaccende un entusiasmo che sembrava ormai perduto. In uno stadio Adriatico stracolmo (oltre 21 mila presenze, compreso 2 mila ospiti) e colorato di bianco e azzurro, la squadra di Eusebio Di Francesco ha battuto 1-0 il Verona (al Bentegodi era finita 2-2), conquistando l'agognata promozione. Il gol partita è stato realizzato da Ganci al 13' della ripresa con una pennellata straordinaria dal limite dell'area che ha battuto imparabilmente il portiere Rafael. Al fischio dell'arbitro Ostinelli di Como lo stadio è esploso di gioia con canti, balli e... bagni d'acqua gelata su giocatori e dirigenti biancazzurri. In città migliaia di tifosi si sono riversati lungo le vie cittadine con i consueti caroselli di gioia e il tradizionale bagno alla Nave di Cascella, monumento simbolo della città.


10 giugno 2010

È un Paese incattivito !


L' Italia non è solo un Paese vecchio e in declino, come tutti gli indicatori economico-sociali evidenziano. È un Paese incattivito. Un Paese che da tempo ha perso una visione comune, una dimensione di comunità e di cammino unitario, e si è lasciato andare ad un abbandono, che è mancanza di speranza nel futuro. Lo spettacolo rivoltante che la politica quotidianamente ci riversa addosso, ridotta a violenza e odio in difesa di interessi personali, (Berlusconi contro magistatura e giornalisti, quasi tutti i giorni) senza più alcun senso dello Stato e delle istituzioni prima che del bene comune, non è che il simbolo drammatico di un abbrutimento generale che come una cancrena ha invaso tutto il corpo e ha raggiunto anche i livelli più alti, quelli che dovrebbero essere la testa che guida il Paese, e ne sono invece lo specchio dei lati peggiori. (Bersani e Di Pietro, anche se con toni diversi, sempre a dire no qualunque cosa venga proposta dalla maggioranza di governo) La guerra del tutto contro tutti ha invaso i giornali, le televisioni, la cultura, la società civile, sconfinando nella barbarie, come i killeraggi quotidiani di giornalisti (ormai divenuti la cassetta postale dei magistrati o di chi vuol sputtanare con la pubblicazione di intercettazioni, che dovrebbero rimanere secretate, il nemico politico di turno), magistrati, politici, imprenditori drammaticamente lo dimostrano. La scena pubblica è diventata una sorta di circo massimo che reclama le sue vittime da gettare in pasto alle belve tra le grida di masse assetate di sangue. È come se avessimo cessato di essere una comunità, di avere valori comuni, di credere in un destino comune. Assistiamo ad ogni livello all'esplodere di egoismi ed individualismi incuranti degli effetti che il nostro comportamento può avere sugli altri. Sembra quasi che l'altro sia solo un impedimento al raggiungimento del mio interesse, della conservazione del mio possesso. Così non importa più se inquiniamo, basta che non sia nel mio giardino. Non interessa se non paghiamo le tasse o rispettiamo la legge, basta che favorisca me e danneggi solo gli altri. Non ci si cura se le generazioni più giovani non avranno lavoro, pensione, condizioni di vita al pari di chi li ha preceduti. L'importante è non scalfire di un millimetro il privilegio acquisito di chi è garantito, di chi è dentro, di chi vanta il diritto, scordandosi che i diritti non possono essere disgiunti dai doveri. Anche di solidarietà.

08 giugno 2010

Lo Stellario riparte


Finalmente qualche buona notizia per il colle, riapre lo Stellario e i fine settimana verranno a risvegliare la città dal suo torpore alla camomilla, che dura ormai da troppo tempo. Da oggi inizia il conto alla rovescio. Humani, il tanto atteso evento musicale dell'estate teatina in programma al parco archeologico "La Civitella", sabato prossimo prenderà il via con il primo dei sette appuntamenti in cartellone. E ad inaugurarlo alla consolle sarà un nome leggendario della techno, direttamente da Detroit: Carl Craig. «Musica, arte e culture che s'incontrano in uno spazio contemporaneo sospeso sul passato, Humani è questo e tanto altro ancora», spiega Antony Russo, ideatore dell'evento. Si rivedranno i giovani, un pò caciaroni, gironzolare fino a tardi per le vie della città ad affollare i bar che si spera restino aperti fino a tardi. Saranno a disposizione tre postazioni bar anche su allo Stellario, di cui due sulla terrazza e una di fianco all'area dance, ristrutturata per l'occasione, per un totale di ben dodici barman. Potenziati anche i servizi igienici e il servizio sicurezza con "occhi" dappertutto, anche davanti all'ingresso dei bagni. Per i trasporti, invece, saranno assicurate navette dal Terminal bus in via Gran Sasso, mentre per il dopo serata gli organizzatori stanno trattando per una convezione con una società di taxi in modo da garantire prezzi più contenuti per il rientro dei ragazzi, in sicurezza, a casa. Forse si arriverà ad adottare il sistema che quest'anno va a ruba a Rimini, ad affittare un autista sicuro che per 35 euro, utilizzando la tua macchina, ti trasporterà a casa in maniera sicura, anche se si è bevuto qualche bicchierino di troppo. Lo Stellario riaperto non sarà solo un puro evento musicale perchè sulla collinetta artificiale, al parco archeologico ogni sera saranno programmati appuntamenti culturali come istallazioni e mostre fotografiche .Ce solo da dire una cosa: "Accorrete numerosi"

Roberto Saviano

Guardatelo bene, quest’uomo. E diffidate di chi tenta di denigrarlo o, peggio, di farlo tacere: con il piombo delle pallottole o con quello della censura. C’è chi vuole togliergli la voce. Chi lo chiama eroe di carta. Ma Roberto Saviano è, suo malgrado, un eroe e basta. Ha un’unica arma: la parola. La parola che ha permesso a molti di noi di entrare nel mondo intriso di sangue, di silenzi e di misteri della Camorra: dentro un Sud che da tempo non è più governato dallo Stato. La parola ha dato a Saviano anche popolarità e ricchezza. Ma gli ha tolto la vita: perché essere minacciati di morte e vivere sotto scorta 365 giorni su 365 non ha nulla a che fare con la vita. I libri di Saviano (tradotti in 53 Paesi del mondo) hanno reso i cittadini più informati, più consapevoli. Ma lui ha pagato il prezzo più alto: ha rinunciato alla giovinezza, alla spensieratezza, agli affetti. Nella sua esistenza, nulla somiglia a ciò che riempie di normalità le nostre giornate. “Spesso - dice - mi si chiede come sia possibile che delle parole possano mettere in crisi organizzazioni criminali potenti. In verità ciò che spaventa è che tutti possano d’improvviso avere la possibilità di capire come vanno le cose. Avere gli strumenti che svelino quel che sta dietro”. E’ in questo “tutti” e in questo “dietro”, la chiave del suo più grande successo, che è dolorosa missione quotidiana, testimonianza dal fronte della verità indicibile, maieutica per un’Italia cloroformizzata da una Tv che rappresenta troppe volte uno scenario inesistente, lontano dal Paese reale

07 giugno 2010

Ecomafia, 78 reati ogni giorno

Con oltre 20,5 miliardi di euro di fatturato, l’ecomafia si conferma come una holding solida e potente. «Un business che minaccia gravemente il futuro del nostro paese sottraendo risorse preziose all’economia legale e condannandolo all’arretratezza», lo ha detto il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza presentando il rapporto annuale Ecomafia 2010. E’ necessario dunque che l’azione di contrasto, come ha scritto il presidente Giorgio Napolitano, «debba divenire sempre pià incisiva, attraverso il ricorso a nuove tecnologie di rivelazione e l’adeguamento del quadro normativo al rapido evolversi di un fenomeno criminale in forme sempre più sofisticate e aggressive». E’ un giro d’affari immune dalla crisi, con bilanci sempre positivi e un ampliamento dei flussi sulle rotte globali. Rifiuti (anche elettronici) e cemento (anche depotenziato) i settori che tirano di più. Un giro d’affari totale che supera i venti miliardi di euro, «un profitto superiore a quello annuo della Fiat, che è di circa 200 milioni di euro - sottolinea lo scrittore Roberto Saviano nella sua prefazione al rapporto -. Quindi in realtà, usare il territorio italiano come un’eterna miniera nella quale nascondere rifiuti è più redditizio che coltivare quelle stesse terre». Per questo motivo l’Italia, che nella qualità del suo territorio ha la



sua ricchezza, paga a questi affari sporchi e a questi profitti illeciti un prezzo enorme. Le cifre, i numeri, contenuti nel rapporto mostrano chiaramente che la crisi economica non ha frenato l’ecomafia, anzi, è vero piuttosto il contrario: sono aumentati gli arresti (+ 43%, da 221 nel 2008 agli attuali 316) e gli illeciti accertati (28.576 oggi, 25.776 lo scorso anno). In pratica 78 reati al giorno, cioè più di 3 l’ora. Sono aumentate del 33,4% le persone denunciate (da 21.336 a 28.472) e dell’11% i sequestri effettuati (da 9.676 a 10.737). Nello specifico, si registra poi una decisa impennata di infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti (da 3.911 nel 2008 a 5.217 nel 2009), e un leggero calo nel ciclo del cemento (da 7.499 a 7.463), crescono i reati contro la fauna (+58%) e i diversi reati contro l’ambiente marino e costiero. «Un’azione di contrasto straordinaria messa in campo dalle Forze dell’ordine - ha sottolineato Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente - che deve essere sostenuta concretamente dal Governo, mettendo a disposizione nuovi efficaci strumenti. Introducendo finalmente (entro la fine del 2010) i delitti contro l’ambiente nel Codice Penale e consentendo l’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali nelle indagini, ma anche mettendo mano alle situazioni di pericolo quali le aree inquinate da bonificare e gli edifici e le opere pubbliche a rischio calcestruzzo depotenziato da monitorare e mettere subito in sicurezza». L'Abruzzo e in particolare l'area di Bussi è una delle areee più inquinate che si conosca, secondo solo a quelle della regione Campania che ha il primato in Italia.


05 giugno 2010

Ex Burgo ed esposizione all'amianto


Si parla sempre dell'abbattimento dell'ex Burgo, dell'amianto che potrebbe sprigionarsi dallae demolizioni e del pericolo corso sia per gli operai che praticano questi lavori, sia per le persone che abitano nel circondario a Chieti Scalo. C'è chi sostiene (I consiglieri comunali Liberato Aceto e Graziano Marino del gruppo “Uniti per Chieti” in un ordine del giorno che verrà portato all’attenzione dell’assemblea civica il prossimo undici giugno. Con un appello al sindaco Umberto Di Primio perché vengano assunte tutte le iniziative necessarie per eliminarlo) che i lavori di demolizione delle strutture insistenti nell’area, stanno aumentando notevolmente la quantità di polveri presente nell’aria (senza un impianto di abbattimento polveri a pioggia del costo di poche migliaia di euro) che i cittadini soprattutto dello Scalo respirano quotidianamente. Questa si aggiungerebbe ad altre situazioni pregresse. Faccio solo notare che in casi analoghi i lavoratori addetti a simili rischiosissime incombenze, per la salute, hanno promosso in un passato recente, cause collettive contro l’Inps per ottenere il riconoscimento dell’esposizione all’amianto e, di conseguenza, i benefici previdenziali, che consistono in uno «sconto» di cinque anni di contribuzione ogni dieci lavorati. In un primo momento il beneficio era previsto dalle normative fino al 1992, poi è stato esteso fino al 2003. In soldoni questo significa prepensionamento. Tutti gli operai si sono affidati ad Ezio Bonanni, avvocato di Latina con alle spalle una lunga esperienza (rappresenta alcune parti civili anche nel maxi-processo di Torino) e varie pubblicazioni a carattere giuridico sul tema dell’amianto. Non è la prima volta che dei lavoratori si rivolgono al giudice del lavoro per vedere riconosciuto quello che ritengono un diritto. A riaprire i termini del contenzioso è stata una sentenza del Tar del Lazio, in un ricorso partito dal Friuli Venezia Giulia, che ha annullato il provvedimento del 2008 con il quale il Ministero del lavoro aveva ristretto sul territorio nazionale ad appena 15 (dai 500 inizialmente previsti) i siti dov’era automatico il riconoscimento da parte dell’Inail dell’esposizione all’amianto. In teoria i lavoratori che sono stati esposti all’amianto, anche in aziende già chiuse, ora possono chiedere i benefici contributivi. Chi è già in pensione, invece, sulla carta potrebbe chiedere la rivalutazione del trattamento economico. Le cause intentate dai lavoratori che sospettino anche lontanamente di essere esposti alla polvere d'amianto potrebbe riaccendere una volta per tutte i riflettori su questo prodotto cancerogeno, responsabile in Italia - secondo gli esperti - di 3.000 decessi all’anno. Scusatemi se sono pochi.


04 giugno 2010

Tagli alla spesa pubblica!

Adesso che c'è il PDL, sia in regione, come in Provincia e nel Comune di Chieti, cosa si aspetta a mettere all'ordine del giorno una delibera, che secondo le direttive del ministro Brunetta : la pubblicazione degli stipendi dei dirigenti regionali, provinciali e comunali ? Un’operazione di trasparenza che parte da lontano, voluta dal ministro Brunetta, che chiacchierata da tutti, auspicata e mai attuata. Si doveva, a sentir loro, con un semplice clic, sul sito della Provincia, della Regione o del Comune, poter accedere ad una specifica sezione dedicata agli stipendi di tutti i dirigenti generali, dirigenti di Servizio o strutture equiparate conoscere il loro stipendio lordo mensile. Si disse che oltre al nome e cognome del dirigente, o del Sindaco, al dato relativo al suo stipendio lordo e netto, la nuova sezione del sito, avrebbe dovuto dare altre informazioni più generali, come il tipo di incarichi affidati al nominato dirigente, o assessore; i suoi carichi di lavoro e ogni altro dato che potesse giustificarne la retribuzione. Una pagellina sulla sua efficienza e un contatto con i suoi elettori, che avrebbero potuto dare loro stessi un voto di qualità, in base alla efficienza dimostrata, nei cinque anni preposti a governarli. Si disse che il cittadino oltre all’indicazione precisa sullo stipendio dei vertici ( è di oggi la notizia sul Messaggero dei presunti tagli apportati dalla manovra Tremonti, in percentuale sugli stipendi loro erogati), per ogni Servizio del comune o della Provincia, si sarebbe, volendo, potuto eseguire un calcolo sulla retribuzione media, in base al numero dei dipendenti impiegati controllando la giusta spesa. Questo ipotetico sito internet, chiacchierato e mai realizzato, avrebbe dovuto elaborare una sorta di radiografia dell’organizzazione interna della struttura pubblica interessata, con l’indicazione di quanto personale lavori in ogni struttura, la sua esatta composizione, lo schema organizzativo di riferimento e - come si disse - il valore delle retribuzioni medie di ognuno. Quella «operazione trasparenza» che lor signori caldeggiarono fortemente quando erano all'opposizione e a governare c'erano i SINISTRI di oggi, che di sinistri hanno solo la nomea. Le norme, che furono allora dettate dal ministro Brunetta, non sono state mai recepite nella regione Abruzzo, ne si è mai pensato di trasportarle in un disegno di legge regionale. Ora che si è arrivati nella sala dei bottoni e si ha a disposizione quei pochi fondi rimasti, si fanno solo delle gran chiacchiere e si cerca di far passare il tempo senza fare nessuna riforma. Da noi si è solito lamentarsi sui tagli più o meno gravi effettuati dalla recente manovra salva Italia, cercando di scansarne quanto più se ne può, (anche i giudici scendono in sciopero, forse si ritenevano di un altro pianeta) per potersene poi vantare con il proprio pubblico di elettori, piuttosto che fare chiarezza sui veri problemi della nostra dilaniata regione (basta guardare i buchi nei bilanci, in ogni settore e in special modo nella sanità). Comunque se sono vere le voci che corrono sulla manovra, e non ho nessun motivo di dubitarne, dovrebbero essere, finalmente, eliminati i famosi gettoni di presenza (quelli che alla giunta Ricci interessavano maledettamente, tanto da avere una litigiosità, che non si ha memoria nella storia del comune di Chieti) o dovrebbero essere fortemente decurtati. Si dovrebbero vedere dei gran bei tagli, dell'ordine dei 3 o 4 mila euro sugli stipendi d'oro del sindaco e del suo vice e riduzioni da 815 mila euro a 100 mila, per la spesa complessiva per gli assessori. Non è molto come risparmio, ma è già qualcosa se venisse attuato, chissà che non vengono fuori i soldi per riparare la scala mobile o ripavimentare il corso Marrucino. voglio ricordarvi quanto si risparmierà, solo per non dover pagare lo stipendi a quel super commissario che l'ex sindaco Ricci ci aveva imposto qualche anno fà, per fare tutto quello che lui, non riusciva a fare nella gestione del suo comune. Io mi auguro che si torni a fare politica come una volta, per passione e non per interesse di questo o quel partito o personale (basta guardare quello che succede oggi, quando si scoprono case comperate a ministri, che dichiarano tranquillamente in TV, di non saperne niente o di affitti pagati loro da faccendieri di comodo) e che sopratutto l'uomo più vicino ai cittadini, il sindaco, faccia il loro interesse e l'interesse della loro città e che si renda conto che adesso lui è lì ( con uno stipendio di circa 4800 euro al mese) grazie alla loro fiducia e ai loro voti e che come vi è stato messo, può essere fra cinque anni, allontanato.


01 giugno 2010

Ricicliamo


E di ieri l'altro la conclusione, dettata dall'ex assessore Bassam El Zohbi, della "felicissima" iniziative imperniata sulla raccolta della carta, su tutto il territorio cittadino, ottenendo un successo, che va ben oltre le più rosee previsioni, per l'anno 2009-2010, con l'assegnazione di premi per i più virtuosi, in modo da instillare in molti e poi in tutti, la filosofia del riciclo di tutte quelle sostanze o cose che possono essere riutilizzate alla grande. "Chiudere il cerchio " è il felice titolo di un caposaldo ella letteratura ambientalista, scritto nei primi anni '70 da Barry Commoner, un libro da leggere se ancora non lo si è fatto. Ricco di esempi, convincente, "Chiudere il cerchio" esorta a ripristinare circoli nei flussi della materia e dell'energia che abbiamo spezzati: il che non vuole dire ne ritornare all'età della pietra ne, senza retrocedere così lontani nel tempo, vagheggiare antiche irrecuperabili civiltà contadine. Riscoprire, piuttosto, in forme nuove e raffinate una logica antica, che è incorporata da miliardi di anni nella logica dei viventi e che non possiamo negare, se non a gravissimi prezzi e alla lunga letali: procedere oltre la natura, recuperandone la logica circolare a vantaggio della nostra storia, che circolare non è. Come nello ju-jitsu, dove la forza dell'avversario si trasforma nella tua forza non viene negata, ma resa alleata occorre fare leva sulla vocazione ciclica della natura, per non esserne preda. Riutilizzare il riutilizzabile e riciclare il riciclabile: si tratta davvero, ormai, di darsi da fare per cambiare modelli di produzione e consumo lineari (la natura miniera da cui estrarre quanto serve per produrre le merci da trasformare in rifiuti da gettare nella natura discarica), ed instaurare circuiti di consumo compatibili con la comprovata e sempre più stretta limitatezza dell'ambiente. Non conosco l'origine di questo antico prefisso, nel le sue due forme alternative. Sta di fatto che mai come oggi furoreggia in capo ai diversi frequentissimi termini: "riciclaggio", "recupero", "riutilizzo", spesso usati in modo confuso e sovrapposto. Il fatto rilevante è che oggi questi termini non appartengono più al mondo delle utopie e delle critiche radicali al sistema economico, ma sempre più capillarmente si calano nel mondo delle cose per designare processi produttivi, forme intelligenti di riuso delle risorse, modificazioni profonde dei cicli dell'economia. Un capitolo a parte è costituito dal riutilizzo, a cui ancora viene prestata troppo poca attenzione. Nel mondo del riutilizzo le cose durano. Purtroppo, in società opulente che ancora non riescono a liberarsi dalla sindrome della miseria, come osservava esattamente quarant'anni fa Gaibraith, riutilizzo è sinonimo di penuria; un domani, riutilizzo significherà sapienza tecnologica (e, speriamo, etica). Per questa volta, fermiamoci un poco sul riciclaggio, gettando un rapido sguardo su alcuni esempi emblematici, diversi da quelli più comuni e noti (rifusione del vetro, reimpasto della carta, riciclaggio dell'alluminio, trasformazione delle bottiglie di PET in giubbotti). Si tratta in realtà di un campo di attività che comincia a diventare sterminato, come sterminata è la varietà delle sostanze e dei materiali oggi in circolazione: a conferma che davvero i rifiuti sempre di più vanno mostrando il Il loro vero volto e rivelano di essere l'altra faccia delle merci. Ne è prova il fatto che le filiere dell'economia sempre di più si volgono ad attività di riciclaggio dei rifiuti, degnandoli di attenzione pari a quella di cui circondano le tradizionali materie prime. Ma alcuni esempi saranno più eloquenti di molti discorsi astratti. Mobilio. Dove mettere i mobili che non servono più? Da noi, degradati bruscamente da principi del salotto o della cucina a "rifiuti ingombranti", terminano ingloriosamente e promiscuamente sepolti nelle patrie discariche. Altrove, i materiali che li compongono rientrano nei cicli produttivi. La ditta del Canton Ticino "Mobili Pfister", per esempio, opera in tutta la Svizzera fornendo un servizio completo che comprende, assieme alla consegna di mobili nuovi, lo smontaggio di quelli vecchi nell'appartamento del cliente, il trasporto, la separazione dei materiali. Al termine del processo, legno, metalli, vetro, gommapiuma, sono stoccati provvisoriamente in attesa di rientrare nei cicli produttivi. Ovviamente, il servizio ha un costo. D'altronde, piuttosto che lasciare i mobili vecchi in discarica e dato che gli inceneritori sono al limite di saturazione, e le cantine di casa sono piccole... questo è il male minore, Da altre parti hanno risolto anche la raccolta dei cosiddetti "beni durevoli", i frigoriferi e la loro raccolta, una tecnica idonea al riciclaggio è stata brevettata in Germania, e realizzata in un impianto che può lavorarne 200 al giorno, per complessivi 44.000 pezzi all'anno. Il processo meccanizzato prevede dapprima l'asportazione delle parti mobili (ripiani, cassetti, contenitori, ecc.) deposti in contenitori diversificati. Quindi vengono estratti, separati e recuperati, l'olio e il liquido refrigerante. L'olio viene conferito ai centri del consorzio obbligatorio oli usati, il liquido riciclato, se abbastanza puro. La carcassa viene triturata, recuperando il gas che si libera dalla schiuma di poliuretano. Si separano per via elettromagnetica i metalli ferrosi, con metodo gravimetrico la schiuma poliuretanica, ecc, ecc. Nelle fasi in cui ciò è necessario si provvede sempre ad isolare il gas CFC. Il tutto regge anche dal punto di vista economico e così si riesce a coniugare, smaltimento, recupero e riciclo senza gravare la comunità di grossi esborsi in quanto le procedure si ripagano quasi da sole e in alcuni casi si ottiene anche un guadagno.


Infiorata del Corpus Domini

A Chieti, anche quest'anno ci sarà L'INFIORATA DAL CORPUS DOMINI e come negli anni precedenti, verrà assegnata ad ogni gruppo di fedeli, per lo più volontari creativi, una superficie da occupare, per realizzare il proprio quadro floreale, delle dimensioni di 5 metri per 3 circa. Ogni immagine sarà collegata da figure geometriche. La preparazione, delle quali, richiede diverso tempo e già dalla sera prima i volontari dell'associazione inizieranno a disegnare i riquadri e le loro figure geometriche, direttamente sull'asfalto. La mattina di domenica l'appuntamento per i disegnatori con i petali colorati, è per le 8 del mattino. Immagini , in ogni riquadro diverse le une dalle alte, con i fiori così belle, da lasciare senza fiato. Tutto questo per il pomeriggio del 6 giugno, l'Infiorata del Corpus Domini, una delle feste religiose più significative dell'anno liturgico. Un'attrattiva sempreverde, su un percorso che parte dalla piazza antistante la cattedrale per spalmarsi lungo il corso Marrucino. Quest'anno i gruppi dovrebbero essere circa 22 e da loro verranno utilizzati circa 60 mila fiori. Le origini dell'Infiorata risalgono al XIII secolo, quando in occasione della processione del Santissimo Sacramento si spargevano, alla rinfusa fiori a piene mani.