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05 giugno 2017

Chieti - Gabriele Di Meo 82 anni


Gabriele Di Meo 82 anni, nato a Casalincontrada CH, nell’ adolescenza ha svolto attività lavorative in settori diversi. All’età di dieci anni, la passione per la musica ha consigliato i genitori, a fargli prendere lezioni da un insegnante di musica del luogo, Isidoro Malandra, specializzandosi nelle percussioni. Ha suonato circa sette anni con la banda di Chieti con il maestro Vagnozzi.  È emigrato in Francia lavorando in una fabbrica di ceramica. Questa esperienza è durata poco tempo.      A venti anni, rientrato al suo paese, decise di aprire un locale a Chieti, l’attuale, iniziando il lavoro di barbiere. Oltre alla musica, ha una disposizione artistica per la poesia ed il disegno. Dal 1990 partecipa a concorsi di poesia dove ha vinto numerosi premi ed ha guadagnato tanti riconoscimenti. Nel 2015 ha vinto il primo premio a Terni con la poesia NEL LENTO TEPORE. Gli è stato assegnato a Vasto CH, un riconoscimento di poeta benemerito, sino all’anno 2018.



Fra un taglio di capelli ed una barba, seguita a scrivere poesie, piene di significato. Ecco la composizione premiata.

NEL LENTO TEPORE

Nel lento

Tepore del giorno

odo un tono di voce            

farsi canto

E la sera è silenzio                                                                                                                 

E pace tra le ombre.   

Mia madre

china al tramonto,

cattura fasci di luce 

e grappoli di memoria.

@LucianoPellegrini

30 marzo 2017

Chieti - Di Meo Gabriele un uomo, un grande poeta

Ieri sono stato a tagliarmi i capelli da Gabriele, il barbiere che sta su alla curva della Legione dei Carabinieri. Vi scrivo queste poche righe perché l'emozione mi ha catturato nel rivedere quest'uomo, raro e di un talento illuminato, dal carattere schivo, ma pieno di quella dolcezza che è solo dei grandi. Di Meo Gabriele oltre che barbiere da una vita è anche un poeta affermato. Non sto qui ad elencarvi i premi vinti negli anni, lui è anche un pittore. Un uomo umile dicevo ma ad ascoltarlo ci si accorge che è un intellettuale lucido e meraviglioso. Del maestro Di Meo parlo ma sopratutto di Gabriele,perché è un uomo buono, un mio amico. E' , come dicevo, un uomo grande, senza retorica, un signore insomma; un uomo d'altri tempi, nel significato migliore. Ieri, nell'attesa di clienti da accudire, l'ho trovato seduto sulla poltrona del suo negozio che componeva buttando giù versi che andranno presto a riempire la sua seconda raccolta di poesie, novecento cinquanta, che uscirà in questi prossimi mesi

 L'infinito

anima senza corpo
riprende
la sua rotta
nel manovrar
l'ipotesi
scopre l'infinito

L'essere assiderao

Sole di dicembre
non hai più potere
per aiutar
chi piange
quell'essere
assiderato


La dolce lirica

la mia
semplice vita
si elogia
e si compiace
per rassodar
chi canta
la mia
dolce lirica
si elogia

@nonnoenio

18 marzo 2015

Chieti - La corruzione …incalza


Renzi Alfano Lupi ed Ercole Incalza in versi, sulle vicende  italiane, di Mario D’Alessandro


La corruzione …incalza



La corruzione…Incalza
e l’Italia ancor sobbalza,

perché corrono tangenti
tra le imprese e i dirigenti,

per fortuna intercettati
da solerti magistrati.

Nonostante tutto questo
regna il mondo disonesto

dove  conta chi ha il potere
e si illude di godere

un’eterna impunità,
per la sua voracità.


Da trent’anni, non ci credi?
l’Ercolino sempre in piedi,

dai Governi confermato,
perché tecnico apprezzato,

or si scopre con disprezzo
che aveva un alto…prezzo!

Ma si annuncian tempi cupi
per il buon ministro Lupi

perché al figlio, ora emigrato,
un bel “Rolex” han donato.

Che facciamo, ci indigniamo?
E se invece ci incazziamo?

Per grandi opere appaltate
son le spese triplicate

per chi ruba a tutto spiano
a Torin, Roma, Milano,

mentre  il duo Renzi-Alfano
se ne stan le mani in mano,

tra riforme pasticciate
e le leggi inapplicate.


Gli italiani son stufati
di veder scandalizzati

giornalisti, opinionisti,
pretenziosi moralisti

nel bel mondo tra i più tristi,
che non han nessun problema

di far parte del…sistema.

                                        (Mario D’Alessandro)

08 marzo 2015

Chieti - Monotonia Espressiva


 Questi versi a rima baciata di Mario D’Alessandro, sono rivolti ai giornalisti…

Polemiche e giornali,
accoppiata senza eguali.
Appena esce una notizia
se ne fanno una dovizia.

Sapete quel che penso?
Che va bene anche il dissenso
e c’è pur contestazione
di medesima espressione

c’è il commento negativo
altrettanto sbrigativo
e se bene ora ricordo
c’è di certo il disaccordo,

e non c’è condivisione
se non piace un’opinione!
Ma che fanno i giornalisti
detti pur professionisti?

Oramai seguon la via
delle note d’agenzia
ogni cosa che scontenta
or polemica diventa

se non c’è questa parola
la notizia non fa gola
e così in ogni cronista
quella sola è bene in vista,

come fosse un “copia e incolla”,
d’un  mestier di pastafrolla!
Ma ci sono i direttori
per correggere gli…errori?



Scritta da : Mario D’Alessandro

19 gennaio 2015

Chieti - Le scarpe rosse


Era una bella bambina, aveva undici anni.
Non scriveva poesie ma sapeva che i folletti
si nascondono nei tronchi degli alberi.

cercava con gli occhi una fata,
vide, invece, le scarpe rosse...

con una mano le coprì la bocca,
la tenne giù con il suo peso
ed entrò nel suo corpo.

Le scarpe rosse la inghiottirono;
imparò ad amarle
come una lumaca ama la propria casa
ma le ginocchia sono ancora di ghiaccio.

---

Consacriamo la coppa di sangue caldo
in acido di bestemmia
per gli strati d'ossa innocenti,
piccole mani inchiodate
alle croci appuntate in cielo
da carnefici mai staccati
dal capezzolo dell'ignominia.

12 agosto 2014

Chieti - Il Riformista


Il riformista


L’italian Costituzione,
un model di perfezione,
che da tutti fu esaltata,
or dev’esser riformata.
E si cambiano le norme
col debito ognor più enorme.
Va il Governo al voto sotto,

Renzi esclama: “Me ne fotto”,
ed aggiunge, poi, di botto:
“Resto qui fino al Diciotto,
mentre intanto giro il mondo
con il volto mio…giocondo”.

Tra corrotti e corruzioni
torna in campo Berlusconi,
che ai  “servizi” già associato,
vuole essere consultato,
per poter rivendicare,
d’esser buono a governare.

Non si parla di lavoro,
ogni posto è a peso d’oro,
in un mondo di evasori,
con le tasse son dolori,
così chi cent’euro incassa,
la metà paga di tassa.

I consumi sono in calo
e nessun si dà allo scialo,
pur poco chiaro è una cosa:
ci son poveri ormai a iosa,
ma quello che  più rincresce,
che di ricchi il gruppo cresce.

Nell’Italia ormai si sa
che qualcosa più non va!
Le Banche per loschi fini
sono piene di quattrini.
Han passato ogni misura,
Danno soldi solo a usura,
ed il popolo italiano,
stenderà tra un po’ la mano,
e così tira a campà
come fanno i “vu cumprà”. (m.d.)

 
Mario D’Alessandro, giornalista e poeta dialettale, in odor di vacanze del Governo, ha voluto regalarci qualche” versaccio” sulla nostra situazione del bel paese.  Agosto 2014

22 aprile 2011

Questa estate ho preso, come ogni anno, l'ombrellone allo stabilimento " Lido delle rose " a Francavilla(CH), lo stabilimento vicino alla rotonda per intenderci e ho fatto la conoscenza di un personaggio straordinario, il signor Giulio D'Eramo, poeta e artista, mio vicino d'ombrellone. Nato a Lama dei Peligni (CH), il 23 agosto del 1933, domiciliato a Chieti, attualmente pensionato dopo aver lavorato 35 anni alle dipendenze dell'amministrazione delle Poste presso la segreteria della direzione provinciale di Chieti. E' un poeta che è presente con sue pubblicazioni nel catalogo della Biblioteca De Meis di Chieti. Oltre ad aver vinto diversi concorsi come poeta dialettale abruzzese è autore di raccolte di poesie dialettali; la prima dal titolo: "LU PONDE DE LI RICUORDE" pubblicata nel 1988; e la seconda intitolata: "LU BALCONE D'ABRUZZE" edita nel 1990 (editore Solfanelli ), a cui farà seguito una terza pubblicazione dal titolo: "TRA VEJE E SUONNE" che illustrerà magistralmente con suoi dipinti in china con immagini del suo paese natale. Questa ultima pubblicazione lo ha consacrato definitivamente fra i migliori poeti dialettali di questa generosa terra d'Abruzzo. Giulio oltre che poeta è un artista, un genio, i suoi versi traggono spunto dalle cose più semplici per poi dare loro l'immagine poetica, non come anelito di conquista, ma come proiezione oggettiva della realtà tradotta in versi. In questo sta l'originalità delle sue composizioni. In essi non v'è nulla di fantasioso o di irreale che a volte potrebbe sembrare una forzatura; c'è invece un'armonica descrizione del fatto, della cosa, dell'avvenimento, del pensiero in chiave realistica. Quì di seguito vi riporto due sue liriche che mi hanno colpito più delle altre.

Tra veje e suonne

Passe nnanze passe sacchengoje,
ngnè tiembe che ndè tiembe pe s' emboje.
Tra veje e suonne arcoje le penziere,
ngimà stu monne, ch'è sempre cchiù 'nafiere.

M'arvolde arrete e lu nuove che sso truvate,
è devendate viecchie e malandate,
ngnè che le suongne nzimbre a le speranze,
ngnà l' enne passe se le porte nnanze.

Pe nen perdì lu juorne che fenisce ,
lu sole argorre fine addò sparisce
e ngnà m'arveje dope l'ammurlite,
m'artrove arcumijè 'na no va vite.


Sacchengoje: si susseguono Ngnè: come S'emboje: si ferma Arcoje: raccolgo
Nzimbre: insieme
Ammurlite: l'imbrunire Arcumije: ricominciare



Mamma Rose

Mammà Rò!
Chilla rose de frange
che ssi piantate,
ngnè le penziera miè,
pe cchilla case,
appiede a chelle scale
st' arradecate.
Se gele, s' arnove,
sfiurisce e s' arenfiore.
A chi t'ha chenesciute
e che te recorde ancore,
arvive le recuorde
che lu tiembe schelore
ma nen cancelle.
A Mà!
Chella porta chiuse,
ma recorde quande volde,
passenne,
nen me so fermate!
E mò che me sende stracche
me vulesse repusà nu poche,
ndè trove cchiù,

Mà!
Pecchè te ne si jite.



Rose de frange: oleandro






Terre amate

Me so partute da sta terre avare,
ngerche de furtune dellà dda mare.
Me so purtate, nghe la giuvenezze,
recuorde de l'amore e 'na carezze.

Lundane da stu sole e sta muntangne,
nghe bbona sorte arride lu 'uadangne,
me manghe, tra le tande cose belle,
nghe libertà la facela favelle.

Lu vande, è l'ngengne e l'ardemende,
a piatte ngime stienghe d'aregende,
de lu straniere sende lu renduozze,
e nu uajuoppe ngh' ore dentre abbozze.

Me sende ngnonde a te, o terre amate,
che né penziere e suonne a ma landate,
ngnè nu curdone ngnongne nu bardasce,
a core de la mamme quande nasce.



...la facela favella: padronanza della lingua uajuoppe: groppo ngnonde: legato.

p.s naturalmente è inutile sottolineare che questo non è dialetto teatino!!!! Ho allegato una
piccola traduzione di alcuni vocaboli utilizzati nelle poesie



nonno enio