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05 aprile 2013

Chieti - Facce da saggi


La telefonata di una finta Margherita Hack fa scivolare Valerio Onida, presidente emerito della Consulta e membro del gruppo di lavoro istituzionale nominato da Giorgio Napolitano. Indotto da la «La Zanzara» di Radio24 ad ammettere l'inutilità dei «saggi» e di un dibattito destinato solo a «coprire lo stallo politico», il pesce d'aprile ritardato a Onida piomba nel silenzio ovattato dell'Archivio storico del Quirinale, dove i dieci scelti da Giorgio Napolitano sono riuniti a discutere di riforme istituzionali e priorità economiche. Ma nelle due sale arrivano anche le parole pronunciate dal Capo dello Stato in difesa dei facilitatori: «Non credo si stia perdendo tempo», dice rispondendo indirettamente a Matteo Renzi, tornato all'attacco sul punto. Ma ai giornalisti, che gli domandano se farà nuove consultazioni, il presidente risponde sibillino: «Sapete quello che sto facendo e quello che non farò». Per molti, la conferma che non ci saranno altre consultazioni se lo stallo persisterà e che comunque Napolitano non è intenzionato a ricandidarsi. Peccato che Onida i compensi che riceverà non li considera inutili... li intascherà alla faccia nostra! Questi più che saggi sono solo vecchietti furbi. Di solito un anziano è anche smalziato e non cade in trabocchetti di questo tipo. In ogni caso una cosa è certa un' ITALIA CHE AFFOGA in una mucillaggine di leggi e ordinamenti che la paralizzano che non è in grado ne di governarsi ne di riformarsi, deve essere commissariata se vuole rimanere nel consesso europeo.

nonnoenio

18 settembre 2012

Chieti - La Passatella



Un gioco, un vizio, un passatempo, ma soprattutto una tradizione. La passatella, piú che un gioco, è un torneo di oratoria contadina, dove si sfogano, in interminabili giri di parole, tutti i rancori, gli odi, le rivendicazioni represse. Con una partita breve di carte si determina un vincitore, che è il Re della passatella, e un suo aiutante. Il Re è il padrone della bottiglia, che tutti hanno pagato; e riempie i bicchieri a questo o a quello, secondo il suo arbitrio, lasciando a bocca asciutta chi gli pare. L’aiutante offre i bicchieri, e ha diritto di veto: può cioè impedire a chi si appresta a bere di portare il bicchiere alle labbra. Sia il Re che l’aiutante debbono giustificare il loro volere e il loro veto, e lo fanno, in contraddittorio, con lunghi discorsi, dove si alternano l’ironia e le passioni represse. Qualche volta il gioco è innocente e si limita allo scherzo di far bere tutto a uno solo, che sopporta male il vino, o di lasciare a secco proprio quello che si sa amarlo di piú. Ma il piú delle volte, nelle ragioni addotte dal Re e dall’aiutante, si rivelano gli odi e gli interessi, espressi con la lentezza,l’astuzia, la diffidenza e la profonda convinzione dei contadini. Le passatelle e le bottiglie si seguono una all’altra, per delle ore, finché i visi sono accesi per il vino, per il caldo, e per il destarsi delle passioni, aguzzate dall’ironia e appesantite dall’ubriachezza. Se ancora non scoppia la lite, è in tutti l’amarezza delle cose dette, degli affronti subiti. Così Carlo Levi racconta la passatella in Cristo si è fermato a Eboli. La narrazione è riferita al paese di Grassano, ma nella nostra cittadina questo gioco, o meglio tradizione, segue le stesse dinamiche. La passatella è arte ed è degna di riconoscimenti per chi “la sa fare”( molti sono i nomi che nel tempo sono rimasti impressi nelle menti dei giocatori). Ciò che la rende affascinante è anche il fatto che il gioco si tramanda di generazione in generazione e nei tavoli dei bar si vedono giovani generazioni con anziani signori che discutono e filosofeggiano nel mentre della passatella. Dalle nostre parti è più comune giocare con la birra, piuttosto che con il vino, perchè meno alcolica. Girando per i bar vedrete sicuramente persone sedute intorno ad un tavolo con carte napoletane e con tre bicchieri, di solito da 100 cl, che discutono, giocano e si offrono i bicchieri l’un con l’altro; se in futuro vi troverete ad assistere ad un giro di passatella, soffermatevi ad osservare i gesti e i rituali che ricorrono tra una mano e l’altra.

nonnoenio