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02 giugno 2016

Chieti - Un pò di giustizia



Confermata la condanna a 16 anni di reclusione per il naufragio della Concordia a Francesco Schettino, l'ex comandante della nave. Lo ha deciso la Corte d'Appello di Firenze. C'è da ricordare che l'ex comandante della nave Francesco Schettino, sceso dalla nave dopo il disastro, venne fermato a terra poche ore dopo il naufragio sull'isola. Fu portato in carcere. Scarcerato, da allora è impegnato a far valere una sua verità che - in base ai riscontri tecnici emersi nel tempo - gli fanno attribuire colpe importanti agli ufficiali che si trovarono in plancia di comando quella sera, che secondo lui non lo avvisarono per tempo della rotta verso l'isola, e al timoniere indonesiano che per incomprensioni linguistiche equivocò l'ultimo ordine decisivo, dato da Schettino in inglese, virando dalla parte opposta al necessario.Una bella faccia tosta non c'è che dire.

@nonnoenio

13 settembre 2014

Chieti - Ancora vietato il Saluto Romano


Non sono ancora maturi i tempi per lasciarsi alle spalle la legge Scelba del 1952 che punisce la ricostituzione del partito fascista e chi in pubblico replica le manifestazioni esteriori della dittatura di Mussolini, come il saluto romano e l'urlo "presente". Lo afferma la Cassazione con riferimento all'attualità del rischio di "rigurgiti" antidemocratici il cui timore, data la loro "frequenza" anche nel resto d'Europa, sottolinea la Suprema Corte, è presente nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione del 2000 scritta a tutela dei "valori fondanti" della Ue. I supremi giudici, infatti, hanno confermato la condanna per due simpatizzanti di Casapound - che a un raduno neofascista avevano salutato a braccio teso urlando "presente" - rilevando che "nulla autorizza a ritenere che il decorso di ormai molti anni dall'entrata in vigore della Costituzione renda scarsamente attuale il rischio di ricostituzione di organismi politico-ideologici aventi comune patrimonio ideale con il disciolto partito fascista o altre formazioni politiche analoghe". "L'esigenza di tutela delle istituzioni democratiche non risulta, infatti, erosa dal decorso del tempo e frequenti risultano gli episodi ove sono riconoscibili rigurgiti di intolleranza ai valori dialettici della democrazia e al rispetto dei diritti delle minoranze etniche o religiose".

nonnoenio

06 settembre 2014

Chieti - Giustizia è fatta


Era ora che anche il giudice del lavoro incominciasse a usare la testa nelle sentenze che dovrebbero risolvere le diatribe tra lavoratore e datore di lavoro respingendo il ricorso di un dipendente di una società di materiale edile dell’area di Chieti. Le sue assenze a “macchia di leopardo” e agganciate ai giorni di malattia giustificano un licenziamento legittimo. La Cassazione ha stabilito che le "assenze tattiche" possono far perdere il posto, anche se non si supera il numero di giornate consentite di allontanamento dal lavoro. Lo ha deciso la Cassazione, come riporta Repubblica.it, respingendo il ricorso di un dipendente di una società di materiale edile della provincia di Chieti che con le sue numerose assenze per malattia, a «macchia di leopardo» e agganciate ai giorni di riposo, aveva fornito «una prestazione non sufficiente e proficuamente utilizzabile dall'azienda». Per i giudici è legittimo il licenziamento del lavoratore assenteista anche se il numero di assenze non supera il periodo di “comporto”, cioè la somma dei giorni di malattia consentiti. Ora si aspetta che si applichi lo stesso metro di giudizio a quegli impiegati statali che compaiono ogni tanto sui vari servizi giornalistici in TV, che arrivano sul posto di lavoro, timbrano e poi escono per andare a prendere il caffè e sopratutto per quelli che timbrano, passando il badge anche per i colleghi in quel momento assenti. Allora potremo diremo  tutti alleluia!!!!!!!!!!!

nonnoenio