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03 maggio 2015

Chieti - La Fornero bocciata


Governo a caccia di 5-6 miliardi di euro, dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il blocco della rivalutazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo (circa 1.500 euro lordi al mese) introdotto dalla riforma Fornero per il 2012 e il 2013. Sono in molti a indicare nel tesoretto da 1,6 miliardi di euro, trovato dal governo nelle pieghe del Def, una prima possibile soluzione. «I soldi vanno restituiti e possiamo dire addio al tesoretto», dice il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Damiano, chiedendo al Governo di aprire un tavolo sul tema della previdenza per «non doverlo affrontare un pezzo alla volta».Il «buco» però rischia di essere anche più grande: secondo lo Spi-Cgil, i risparmi per le casse dello Stato derivanti da questa norma sono stati di circa 8 miliardi di euro in due anni. E salgono a 9,7 miliardi di euro, in quattro anni, con lo stop alla rivalutazione deciso dal governo Letta.

@nonnoenio

22 novembre 2013

Chieti - Quando uno sciopero generale è inutile, anzi dannoso


In generale il sindacato dovrebbe fare il sindacato, cioè rappresentare i propri iscritti nella contrattazione e nella difesa dei diritti del lavoro, e non fare politica. Purtroppo per anni il sindacato, a cominciare dalla Cgil, ha abusato del suo ruolo per assumersi arbitrariamente una dimensione politica che non gli spetta, cioè quella di controparte dei governi e di lobby di pressione sul parlamento. Così in più di una occasione non sono state le Camere elette dal popolo a sfiduciare i governi, ma i sindacati con uno sciopero generale, riducendo il parlamento a cinghia di trasmissione dei sindacati.Per fortuna quei tempi sono in buona parte finiti, e i governi rispondono del loro operato al parlamento e agli elettori, non agli iscritti di questo o quel sindacato, e alle loro rappresentanze confederali. Ogni tanto, però, la tentazione di tornare a rivestire i panni di lobby politica torna presente nel sindacato. Come in questi giorni in cui è stato fatto l'ennesimo sciopero politico nazionale, per bocciare il governo Letta e la manovra finanziaria. Azione che deve compiere il parlamento, eventualmente, non il sindacato. Proclamare e fare uno sciopero nazionale per invocare la crescita del Paese, poi, è una contraddizione di termini. La crescita ci può essere non astenendosi dal lavoro ma, eventualmente, lavorando di più. E non si capisce perché le imprese, già in difficoltà, dovrebbero venire aiutate a creare lavoro proclamando uno sciopero. In realtà si tratta di una risposta politica ad un governo che non ha raccolto tutte le rivendicazioni di una parte, quella sindacale. Un governo che certamente poteva fare meglio, di più e con più risorse a favore del taglio del costo del lavoro e della ripresa, ma con gli attuali vincoli di deficit e di bilancio ha potuto mettere in campo solo 10,6 miliardi di euro in tre anni per abbassare il maledetto cuneo fiscale, e ha operato una riduzione delle tasse pari a 5 miliardi di euro per i ceti meno abbienti. Uno sciopero, quindi, sostanzialmente è inutile, anzi dannoso, per i lavoratori, per le imprese e per la crescita dell'Italia.

nonnoenio

11 ottobre 2013

Chieti - Esodati e 50nni furbetti

In questi mesi si fa tanto parlare degli «esodati» come vittime di un sistema che li ha espulsi dal mondo del lavoro. Ma non per tutti è così: diciamolo per rispetto di quelli che: «sfigati del '52» debbono invece lavorare fino a sei anni di più rispetto a prima, per poter andare in pensione! Molti di loro avevano già programmato un'altra vita da pensionato imminente, con investimenti e prospettive a breve termine (viaggi, traslochi in altre nazioni, altri lavori, gestione della famiglia e dei figli, assistenza ai genitori? ecc.) ed invece, calpestati i diritti acquisiti, si sono trovati a dover lavorare per molti più anni. Ricordo che nell'estate del 2011, quando ogni giorno circolavano voci allarmanti riguardo alle pensioni, tanta gente veniva consigliata di licenziarsi per poter andare in pensione con i vecchi diritti del vecchio regime pensionistico di lì a pochi mesi o anni, «fregando» così tutti gli altri!. Molti di questi hanno fatto i furbi, licenziandosi volontariamente in anticipo, molti allettati da incentivi, come i bancari o dipendenti di altri enti, avendo garantito 4/5 anni di ferie con una rendita del 70% dello stipendio, sicuri poi di poter passare direttamente alla pensione. Ma questo non è accaduto e quindi, dopo aver approfittato di questa opportunità, ora sono disperati per gli anni scoperti e pretendono di essere messi in pensione anticipata. Sono assolutamente solidale con i cassaintegrati o i licenziati che non hanno alcuna prospettiva di lavoro e quindi hanno tutto il diritto di reclamare una soluzione a questo problema, ma con gli «esodati furbi» che hanno fatto una scelta opportunistica no!

nonnoenio

18 giugno 2012

Quando è difficile abbandonare la "cadrega"



Questa bella signora bruna è come l'araba fenice che risorgeva sempre dalle sue ceneri: "che ci sia ciascuno lo dice, dove sia nessuno lo sa". Ha cento e più vite, come sembra li abbiano i gatti, ma non sò, se come loro, allontanano la sfiga, dalla casa in cui vivono, con la loro presenza. Sarà pure stata espulsa dalla Lega, ma Rosi Mauro resta ancora segretario del Sindacato Padano, il SinPa. La vicepresidente del Senato è stata confermata all'unanimità nell'incarico come si legge in una nota, dal Congresso confederale ordinario. Attaccando la riforma Fornero, sottolinea il comunicato: «Il Sindacato Padano auspica e rivendica la contrattazione territoriale, utile sia ai lavoratori che agli imprenditori, per legare i salari al reale costo della vita in Italia. Lo slogan di oggi è: si cambia rotta, sia a livello sindacale che a livello politico».

nonnoenio

03 aprile 2012

Chieti - Giovani ancora senza lavoro

E' di oggi il dato ISTAT che ci comunica laconicamente che in Italia un giovane su tre non trova lavoro. La disoccupazione continua a macinare nuovi record negativi, colpendo giovani, donne e Mezzogiorno. L'impennata si è concentrata nell'ultima parte del 2011 e sta proseguendo senza sosta anche nell'anno in corso. Nonostante tassi così alti si siano visti di rado, il peggioramento del mercato del lavoro non coglie di sorpresa. Anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, spiega come esista un problema «molto serio di stagnazione e non crescita con rischi per l'occupazione, per le crisi aziendali di imprese più piccole e grossi insediamenti». Tra le forze politiche e i sindacati (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) i dati diffusi dall'Istat suscitano comunque preoccupazione e allarme, arrivando proprio nei giorni cruciali per la definizione della riforma del mercato del lavoro e, in particolare, dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.Non stupisce, quindi, se quasi un disoccupato su due risulti essere under 35.Bersani, parla di «dati drammatici», e aggiunge: «Qualcosa dobbiamo fare». Per l'idv i numeri dell'Istat «sono il macigno definitivo sul tentativo di manomettere l'art. 18».Quagliariello, a riguardo sottolinea: «Una legge in materia di lavoro, che consenta di occupare più facilmente, di far crescere l'occupazione e soprattutto di dare una spinta alla crescita economica, è oggettivamente una priorità per il Paese». Staremo a vedere se dopo tante chiacchiere finalmente qualcuno si decide
a fare qualcosa di serio per l'occupazione.

nonnoenio

02 giugno 2011

Atessa - SEVEL - Scioperare contro il "troppo" lavoro

Con la Fiat che decide di investire 1.1 miliardi di euro in Russia e che vuole diventare la maggior partner della produzione Chrysler in America e con la carenza di lavoro in Italia e il grandissimo numero di operai in cassa integrazione: la FIOM della SEVEL, una delle più grosse realtà produttive in Abruzzo, decide di sciperare contro il "troppo" lavoro, quello straordinario, concordato nelle fabbriche del gruppo Fiat con le altre sigle sindacali. Quì si sciopera contro il lavoro quando in altre realtà industriali non ce n'è. Si scipera contro gli accordi sindacali separati sottoscritti a Torino sulla Sevel di Atessa, la Fiom Cgil provinciale ha proclamato lo sciopero dello straordinario di 9 ore per sabato 4 giugno e domenica 5 giugno. La decisione è scaturita dopo l'incontro con la direzione aziendale che ha comunicato le date di ulteriori 6 turni lavorativi in regime di straordinari. La Fiom, da parte sua, ha chiesto il rispetto dell'accordo 2005 e la conseguente erogazione del 100% di maggiorazione turno, più una quota economica e un riconoscimento occupazionale attraverso la stabilizzazione dei precari fuoriusciti nel 2008 e la cancellazione delle clausole antisciopero contenute nell'accordo di Torino. La direzione Sevel ha invece chiarito che il 2005 non esiste più, come non esiste più nessun bacino occupazionale dei precari ma che esiste solo l'accordo separato del 14 aprile scorso. Dalla diatriba, nata tra azienda e parte del sindacato, c'è solo d'augurarsi che la FIAT non decida di spostare la produzione dei furgoni in qualche altra nazione, magari in Jugoslavia, dove pare che lo Stato dia numerosi agevolazioni fiscali e concorra anche agli investimenti. Speriamo solo che la richiesta e la ventita dei furgoni Fiat siano sempre in aumento e che la loro fabbricazione continui ancora per molto tempo in Abruzzo!
nonno enio

18 dicembre 2010

Maltempo e difficoltà produzione in Sevel e Honda


Atessa (Chieti) 17 dicembre 2010 - È ripresa regolarmente la notte scorsa la produzione nello stabilimento Sevel di Atessa (Chieti), e fabbriche dell’indotto, dopo lo stop del turno di ieri pomeriggio deciso dalla direzione aziendale a causa dei disagi dovuti alla forte nevicata. In ogni caso oggi si registra un alto tasso di assenteismo, si parla del 50 per cento, sempre dovuto alla difficoltà per molti lavoratori di raggiungere il sito produttivo della Val di Sangro. L’intero comprensorio frentano, dalla costa all’Alto Sangro, registra infatti pesanti difficoltà di traffico a causa del ghiaccio sulle strade. Sempre in Val di Sangro oggi secondo ed ultimo giorno di cassa integrazione alla Honda costretta ugualmente ieri a bloccare le linee per il mancato arrivo di camion con i pezzi necessari alla produzione.

Scritto su: tuttiassunti.it

18 settembre 2010

Sevel, la Uil attacca Fiom...


“La Fiom-Cgil non sa, o non vuole, uscire da una catena di errori – dice una nota della Uil Abruzzo – che la hanno portata a non firmare tre dei quattro ultimi rinnovi contrattuali dei metalmeccanici, incluso il contratto in vigore; opporsi all’investimento di Pomigliano, disconoscendo il voto dei lavoratori che hanno approvato il relativo accordo (arrivando a sostenere che si dovrebbe tenere conto della minoranza piuttosto che della maggioranza); cercare di far saltare il progetto Fabbrica Italia, il più importante investimento industriale attualmente proposto nel nostro Paese. Il tentativo di escalation organizzato dalla Fiom-Cgil punta ad esportare tensione in ogni stabilimento Fiat, creando quanti più problemi possibile, ed è approdato anche alla Sevel”. La Uil stigmatizza l’atteggiamento di Fiom, a muso duro contro Fiat, giù con scioperi e proteste. “Mentre nel 2004, - riprende la Uil - subito dopo lo scontro frontale avvenuto a Melfi, tutti i sindacati operanti in Sevel capirono che bisognava evitare di scatenare un conflitto analogo in Val di Sangro, oggi la Fiom-Cgil vorrebbe, se ne avesse la forza, l’ingovernabilità della fabbrica, un obiettivo che se per assurdo avesse successo, potrebbe chiudere la storia positiva, trentennale, di questo fondamentale insediamento produttivo e aprirne una dalle prospettive molto più incerte e pericolose. È davvero paradossale che chi, come la Fiom-Cgil, si oppone a qualsivoglia innovazione contrattuale, scioperi contro l’utilizzo da parte dell’azienda della norma che da decenni regola l’utilizzo degli straordinari, quasi volesse dimostrare che il contratto non dà garanzie e va non solo innovato, ma cambiato tutto, oppure che non vale la pena di investire in un contesto dove le regole non significano nulla. L’interesse strategico dei lavoratori, dei disoccupati, dell’Abruzzo intero, non è che Sevel entri in questo conflitto tutto politico, ma, al contrario, che anche la nostra regione entri in Fabbrica Italia e benefici degli investimenti che faranno del Centro-Sud il cuore della produzione Fiat in Italia, magari ampliando l’indotto Fiat in Abruzzo. Istituzioni, politica, organizzazioni rappresentative del lavoro e dell’impresa, informazione, cultura, opinione pubblica: questa vicenda ci riguarda tutti, adoperiamoci affinché prevalgano gli interessi strategici della collettività e un po’ di buon senso”.

www.tuttiassunti.it
Quotidiano online di economia e lavoro in Abruzzo e Molise