31 agosto 2019

È stato sufficiente l’annuncio del Conte-bis

È stato sufficiente l’annuncio del Conte-bis, per mettere le ali alla Borsa,portare lo spread ai minimi da maggio 2018 e a ridurre al lumicino i rendimenti del Btp. Una vera e propria boccata d’ossigeno dopo mesi e mesi passati in apnea, ad un passo dalla procedura di infrazione e sempre nel mirino del Bruxelles sul fronte rovente del deficit pubblico. I mercati, si sa,vivono di aspettative. E ora che all’orizzonte si profila un esecutivo «europeista», senza tentazioni «sovraniste» e con l’obiettivo dichiarato di mettere in sicurezza le finanze pubbliche, gli operatori finanziari sono tornati a scommettere sullo Stellone e a ridurre la polizza sul cosiddetto «rischio Italia». Sarebbe però un errore adagiarsi sulle ali dei facili entusiasmi. Il nuovo governo dovrà fare i conti con il Paese reale. Il premier, Giuseppe Conte, si è presentato con un biglietto da visita incoraggiante: il suo, ha scandito, non sarà un governo «contro» qualcuno ma di «novità». Ed è giusto dargli credito. Non bisogna dimenticare, però, che la situazione economica resta pesante. Proprio ieri,mentre la Borsa festeggiava, l’Istat comunicava che a giugno la produzione industriale ha registrato un calo tendenziale che non si vedeva da almeno tre anni. Il Pil continua ad essere affetto dalla malattia dello «zero virgola», e non accenna a rialzare la testa. Fa molto bene il premier a collocare la prossima manovra economica in cima alla lista delle priorità del nuovo esecutivo giallorosso. Bisogna disinnescare l’aumento dell’Iva, che sarebbe un disastro per la nostra economia. Ma c’è anche da mettere insieme una politica economica credibile per accelerare la ripresa. La questione fiscale non può e non deve sparire dal programma dell’esecutivo. Si può fare in tanti modi: in maniera graduale, tagliando la spesa e, in ogni caso, continuando a restare in Europa. Ma, senza un taglio delle imposte sarà difficile rilanciare i consumi e rimettere in moto un’economia in panne.

@nonnoenio

18 agosto 2019

Perché se si andasse a votare voterei Salvini


Perché con il governo gialloverde il numero di immigrati arrivati nel nostro Paese è calato drasticamente. Solo nell'ultimo anno gli sbarchi sono scesi del 79,6 per cento. A diminuire però anche i rimpatri, che dal 1 agosto del 2018 al 31 luglio del 2019, hanno registrato una flessione dello 0,7 per cento, mentre quelli assistiti si sono più che dimezzati. È quanto emerge dai dati di un anno di attività che il Viminale ha diffuso in occasione di Ferragosto. Il rapporto è stato illustrato dal ministro Matteo Salvini durante il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica che si è riunito ieri a Castel Volturno, in provincia di Caserta. Tutto chiaro i fatti reali erano sotto gli occhi di tutti gli Italiani. Durante il "periodo di Salvini" sono diminuiti gli arrivi, si sono risparmiati anche tanti denari del contribuente, molte losche Coop. bianche e rosse hanno chiuso i battenti e quando i loro guadagni sono diminuiti e le varie mafie hanno perso milioni di euro per i mancati arrivi , adesso sperano che con il nuovo governo che si insedierà, apriranno porte e finestre agli arrivi raccattati davanti alla Libia, non per buonismo, ma solo ed esclusivamente per interesse economico e di parte e per dare le terga agli  "amici europei" che dell'Italia vogliono farne una immensa colonia africana. 


09 agosto 2019

Il dado è tratto



Il dado è tratto. Dopo 17 mesi finisce la traversata del governo giallo-verde. Al premier, Giuseppe Conte, non resta che l’ultimo passo: tornare alle Camere per prendere atto di non avere più una maggioranza. Ma prima, in tarda serata, convoca una conferenza stampa a sorpresa per sparare a zero contro Salvini: «Dovrà spiegare al Paese perché ha deciso la brusca interruzione del governo del cambiamento». Ed ancora: «Non sono più disposto ad accettare le critiche di chi dice che noi siamo il governo del no. Abbiamo lavorato molto e parlato poco». Infine, l’ultima stoccata: «Non toccherà al ministero dell’Interno decidere i tempi e i modi della crisi». Conte, insomma, non ha alcuna intenzione di gettare la spugna. Ieri, il premier, è salito al Quirinale per informare Mattarella. Poi, subito dopo, il faccia a faccia con Salvini, concluso con una nota al vetriolo del leader della Lega, che ha stroncato sul nascere ogni ipotesi di «rimpastone» di governo: «Inutile andare avanti fra no e litigi. Restituiamo velocemente la parola agli elettori». Fra i 5Stelle, il partito che più di ogni altro non vuole correre alle urne, fino all’ultimo si era cercato di ricucire la maggioranza. Poi, però, la situazione è precipitata. E a Di Maio non è rimasto altro da fare che lanciare l’ultima trincea: «Prima di andare al voto tagliamo i parlamentari». Le prossime 48 ore saranno decisive. La macchina del voto anticipato si è messa in moto. Il presidente della Camera, Fico, ha incontrato Mattarella per «parlamentarizzare» la crisi. Con il numero uno del Senato ci sono stati contatti telefonici. I capigruppo dei partiti stanno richiamando i parlamentari dalle ferie. In realtà, il percorso che porta alle elezioni è tutt’altro che semplice. Il nuovo terremoto politico, infatti, arriva nel momento più delicato delle scelte economiche del Paese. Iniziando da quella più importante, la legge Finanziaria, che dovrà essere inviata a Bruxelles entro il 15 ottobre e approvata dall’esecutivo alla fine del mese. Se si andasse a votare nella prima finestra utile, quella del 13 ottobre, è davvero difficile che la legge-chiave della politica economica del Paese, possa essere firmata dal nuovo esecutivo.

@nonnoenio