08 novembre 2014

Chieti - I DOLCI DEI MORTI

Il laboratorio “Dolci dei Morti” di Chieti, è una rievocazione che il Laboratorio Tradizioni d’Abruzzo “Lu Ramajette”, (è un mazzolino di fiori di campo che viene regalato ad una persona, alla quale si vuole particolarmente bene e proporgli di diventare “compare” oppure “commare”), in collaborazione con il CATA, Centro Antropologico Territorio Abruzzo per il Turismo, dell'Università d'Annunzio, guidato dal professor Francesco Stoppa, con la compagnia del Crocifisso, hanno proposto alle persone.Venerdì 31 ottobre,alle  ore 19, presso la sede de “Lu Ramajette”, a Chieti, si è svolto il Laboratorio che è stata anche una un'occasione per parlare di questa festa nella versione tradizionale e non consumistica di Halloween.Un’iscritta all’Associazione “Lu Ramajette”, ha iniziato la lezione per insegnare a fare i “Dolci dei Morti”, un cibo devozionale della festività di Ognissanti.Alcuni volontari hanno indossato la” parannanza”, (grembiule da cucina) e con il mattarello, hanno iniziato a preparare i “dolci dei morti”, poi infornati.Preparare questi dolci che contengono ingredienti semplici, come farina, uova, zucchero, mandorle, lievito è un’usanza diffusa in molte località della penisola.I dolci dei morti più popolari sono, le fave dei morti, le ossa dei morti e la pizza di magro.Le "fave dei morti", di forma ovoidale e schiacciata, cosparsi di zucchero a velo, hanno l'aspetto di un amaretto, ma presentano una consistenza maggiore.Le fave, come descrivono le tradizioni, sono un espediente per mettere in diretto contatto il mondo dei morti e quello dei vivi, sono considerate anche un rifugio delle anime dei morti.Ciò è spiegabile dal colore del fiore di questa pianta, bianco con macchie di nero, colore assai raro tra i vegetali.
Le "ossa di morto" sono biscotti di consistenza dura, realizzati sempre con gli stessi ingredienti. Hanno la forma allungata che assomiglia al dito di una persona.La "pizza di magro" realizzata con la farina lievitata e impastata con peperoni arrosto ed alici sotto sale.Mentre questi dolci dei morti cuocevano nel forno, il professor Francesco Stoppa ha fornito notizie su questa ricorrenza. Si racconta che le anime dei cari estinti si ripresentassero nelle loro case, alle prime ore del primo novembre, abbandonando temporaneamente l'oltretomba. Per offrire loro ristoro e per rendere omaggio durante queste visite, i parenti apparecchiavano la tavola dei morti con pasta all’uovo – coscia di pollo – zucca – vino e gassosa. E’ come se i defunti dovessero accomodarsi in compagnia dei loro parenti ancora in vita. Infatti, gli anziani, si svegliavano nelle prime ore della notte e consumavano questo cibo.Questa riflessione serve per recuperare gli usi e costumi.Un riferimento alla festa di Halloween, (tradotto significa la notte prima di Ognissanti), è doveroso. È una festività anglosassone ora diffusa in tutto il mondo. Questa festa si celebra la notte del 31 ottobre, ma ormai ha assunto un carattere consumistico, con un oscuramento progressivo dei significati originari. Caratteristica della festa è la simbologia legata al mondo della morte e dell’occulto. E’ tradizione scavare e intagliare le zucche e porvi poi una candela all'interno per utilizzarle come lanterne, così si ricordano le anime trattenute nel Purgatorio.In Abruzzo, la vigilia di Ognissanti, è legata alla tradizione della settimana di devozioni e riti collegati al culto dei morti. La zucca tradizionale, molto dura, (checocce priatorije), facile da intagliare, serve per realizzare il simbolo di questa festa.In questo giorno i bambini, vestiti con mantello, cappello e canini da vampiro, girano di casa in casa recitando la formula ricattatoria del…” dolcetto o scherzetto”?... chiedendo dolciumi o caramelle o qualche spicciolo.La parola "scherzetto”, in'inglese "trick", è una specie di minaccia al padrone di casa che potrebbe avere danni anche alla sua proprietà se non viene dato alcun dolcetto ("treat"). "Trick or treat" (dolcetto o scherzetto) in realtà significa anche "sacrificio o maledizione".Intanto, iniziate le prime “sfornature”, un profumo invade il locale e i presenti iniziano a mangiare le ossa e le fave. Per questi biscotti asciutti e duri, è obbligatorio bere un buon vino rosso Montepulciano.La pizza di magro, invece, verrà tagliata durante il percorso notturno del primo novembre, ”L’alme de le Murte”.Per tornare fra i vivi, i soci del “Lu Ramajette”, hanno offerto le linguine ai frutti di mare, ottima la cottura, conditi con sugo e pesce e guarniti con arte.La bontà di queste linguine è stato dimostrato dall’improvviso silenzio che si è instaurato appena abbiamo ricevuto i piatti e si notava con quanta cura e impegno si avvolgevano nella forchetta.Non potevano mancare le cantate, selezionate da un repertorio non facile, di coro polivocale.Nel coro polivocale domina una voce solista con tonalità molto alta. L’accompagnamento viene fatto dai presenti ed anche se non si conoscono le parole, ognuno entra come vuole, l’importante è produrre un unico accordo che se riesce, sembra un coro di professionisti.Erano canti che venivano eseguiti nella campagna, durante le varie raccolte e servivano anche come collegamento con gli altri gruppi di lavoratori.Purtroppo l‘assenza dei giovani è preoccupante. Fare i paragoni con altre nazioni, rattrista, quindi bisogna pensare come farli partecipare a queste tradizioni.

Scritto da: Luciano Pellegrini
Le foto le trovate al link: Dolci

29 ottobre 2014

Chieti - IL FASCINO DEI COLORI NEI BOSCHI AUTUNNALI


 Le giornate si accorciano quotidianamente. E’ metà ottobre, aspettando la neve, decido con due amici un’escursione bella, panoramica, in mezzo ai boschi, con un dislivello di 600 m . Si parte da Fonte Tettone, località Majelletta, 1654 m e percorrendo un bellissimo sentiero a mezza costa, si raggiunge lo Stazzo di Caramanico, 1747m, con il rifugio CAI Marcello Di Marco, per arrivare all’Eremo/Grotta di San Giovanni,1.227 m. Dallo Stazzo di Caramanico  inizia una carrareccia che raggiunge Decontra, una frazione di Caramanico Terme PE, distante 9 chilometri. Camminare sulla carrareccia che attraversa una fitta e lunga faggeta è piacevole. Il fruscio ritmico delle foglie secche sotto le scarpe regala una rilassante emozione. Ogni tanto, un mucchio di foglie, accumulate dal vento, è come se ostacolasse il cammino, ma la gamba si fa spazio e rimuove queste foglie che cambiano posizione. L’ampio panorama ti obbliga a fermarti e osservare a sud/ovest, la valle dell’Orfento,con il visibile sentiero della Rava dell’Avellana che arriva al Ponte della Pietra, a nord il vallone di Santo Spirito con l’eremo e ad est il mare. Il Blockhaus, con i suoi 2142 m , ci protegge e si gode dall’alto questo panorama! Lo sguardo non può tralasciare lo scenario delle foglie dei faggi che assumono vari colori, con diverse tonalità.Un esploso meraviglioso di colori cromatici INDIMENTICABILI, che vanno dal marrone bruciato, al giallo, al verde, al ruggine, in conseguenza dell’altezza. A quota 1530 m c’è l’indicazione per l’eremo/grotta di san Giovanni. Mi torna in mente che ho percorso questo sentiero tanti anni fa. In genere è più frequentato il sentiero più a valle.  


 L’inizio del sentiero è ben segnato, si cammina bene, ma all’improvviso… si presenta una scalinata ripida realizzata sulla roccia. Provo a scendere un paio di gradini e osservo che ci sono buone maniglie dove aggrapparsi, ma temo che gli amici avranno difficoltà. Cerco di convincerli, ma prendono una sensata decisione, quella di rinunciare. Sono convinto che questo sentiero non sia alla portata di tutti, specialmente se affrontato con scarpette non idonee e se piove è pericolosissimo. Avrei dovuto essere io a consigliare a tornare indietro. Ho fatto subito questa riflessione, il CAI, (Club Alpino Italiano) è obbligato a prevenire eventuali guai e deve mettere un avviso sulla palina, all’inizio del sentiero, che ci sono difficoltà sul percorso ed è consigliabile l’altro sentiero a pochi minuti, all’altezza della catena. Molte persone vogliono visitare l’eremo che ha molta storia e ascetismo e la facilità del percorso di avvicinamento, rende marginale la sicurezza della scarpa e una preparazione alla roccia. Ritornati sulla carrareccia, arrivati alla catena, c’è un’altra palina che indica il sentiero per l’eremo, che si percorre senza problemi, anche se c’è un passaggio aereo attorno ad uno spigolo esposto sulla valle dell’Orfento. L’Eremo/Grotta di San Giovanni è ricavato su una rientranza della parete a circa 10 metri da terra. Il silenzio, la misticità del luogo, stimolano la contemplazione e mi fanno riflettere su Pietro da Morrone, papa Celestino V, che rinunciò al papato dopo 5 mesi di pontificato, il 13 dicembre del 1294. Questo uomo, all’età di 26 anni, scelse la vita di eremita e iniziò a scoprire grotte dove rifugiarsi e pregare. La mia curiosità è capire come ha fatto a individuare queste grotte, eremi, qualcuno trasformato in monastero, nascosti nelle valli della Maiella e del Morrone. Nella Valle di Santo Spirito e dell’Orfento, abbastanza vicini in linea d’aria, esistono tre eremi dove Pietro da Morrone dimorò o ristrutturò:


Nel 1246 all’Eremo di Santo Spirito – Poi ristrutturò l’eremo di sant’Onofrio all’Orfento e dal 1284 al 1293 visse per quasi 9 anni, insieme a pochi discepoli, all’Eremo/Grotta di San Giovanni. In questo eremo/grotta è pericoloso entrarci, ragion per cui Pietro da Morrone vi adattò delle assi di legno per salire e scendere senza pericolo. Oggi non esiste più la passerella e per entrare alla grotta occorre fare molta attenzione. Saliti gli scalini, bisogna sdraiarsi a terra ed avanzare strisciando sulla pancia, facendosi forza con le mani. Ci si rende conto che il corpo non appoggia tutto sullo stretto passaggio esposto. Uscire è più difficoltoso. All’interno della grotta c’è un altare, alcune celle, dei ripostigli a muro e un ingegnoso collegamento di canaletti per recuperare l’acqua piovana. Vorremmo sostare ancora in questo posto, ma la via del ritorno è lunga. Per il panino scegliamo di fermarci a Fonte Centiata dove scorre un’acqua di sorgente che è la migliore della Maiella. Ci si affaccia sul vallone di Santo Spirito e di fronte, su un’alta parete rocciosa, si distingue l’Eremo di Santo Spirito. Ad occhio non si percepisce come si può raggiungere, ma ci si arriva con la macchina. Si riprende il sentiero per Fonte Tettone. Il sole scende, i colori sono caldi, le figure si allungano, troviamo su un prato un paio di funghi, mazze di tamburo ed un prataiolo, sono enormi ma, non li raccogliamo, rispettando il divieto che è valido nel parco. Quasi alla fine del sentiero, una visione che mi rallegra, perché erano anni che non vedevo un gregge di pecore. Tante pecore e capre controllate dai cani pastori abruzzesi. Non vedo il pastore che all’improvviso appare con... "due cose" che non distinguo, penzoloni dalle mani. Lo aspetto, gli chiedo il nome, Nikolai, è della Macedonia, ha trent’anni e poggia a terra due agnellini nati da un’ora. Si reggono a mala pena in piedi, arriva subito la madre ancora con la placenta attaccata e cerca di proteggerli. Il mondo animale è fantastico, impensabile fa riflettere. Chiedo a Nikolai come si svolge la sua giornata… “Mi alzo presto ed alle cinque inizio la mungitura di un centinaio di capre. Il gregge è formato da mille pecore e capre e dieci cani. Il latte munto viene prelevato dal proprietario che lo porta a valle. Lo stazzo sta dietro l’Albergo Mammarosa, a Fonte Tettone. Al tramonto torno e mi organizzo per la notte, dopo aver fatto da mangiare ai dieci cani. Fra alcuni giorni scendo al paese, Serramonacesca PE”. Immediatamente ricordo la poesia di Gabriele D’Annunzio, “I Pastori”. … Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare. Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare… Tutto questo mentre ammiro il tramonto ed il mare.
Scritto da : Luciano Pellegrini
Le foto sul link :Escursione

23 ottobre 2014

Chieti - Visita del Coro della città polaccca di Novy Tag


In occasione di una sua gita in Polonia, mentre partecipava ad una escursione sui Monti Tatra, il mio amico Luciano Pellegrini, ha conosciuto una guida alpina, Stanislao, di Novy Targ e durante la sua permanenza nella città, il Coro "Echo Gorce". Li ha sentiti cantare e gli è venuta l’idea di invitarli a Chieti, farli ospitare da un coro cittadino, per poi ricambiare la visita in Polonia. La presidente del Coro "Echo Gorce", è Boguslaw Matyasik, bravissima sarta che ha confezionato gli abiti di tutti i coristi e Il maestro del coro è l’organista Piotr Augustyn, laureatosi presso la Pontificia Accademia di Teologia di Cracovia. Il coro si è esibito in numerosi concerti in tutta Europa. Ha ampliato il suo repertorio musicale e ha partecipato per animare le funzioni religiose, specialmente quelle durante le visite di Papa Giovanni Paolo II. L’impegno del coro è quello di coltivare le tradizioni e spesso cantano in dialetto, per tramandare questo linguaggio alle  generazioni future. Trovandosi il coro in visita in Italia, per una serie di concerti, si è trovato a passare anche  in Abruzzo… ma adesso vi lascio alle parole di Luciano! " ...per accelerare i tempi del loro arrivo a Chieti, sono andato ad incontrarli a Manoppello (PE) ,dove hanno visitato il Santuario del Volto Santo e li ho guidati qui da noi. Ho fatto parcheggiare l’autobus al terminal, e con la scala mobile abbiamo raggiunto la cattedrale di San Giustino, che stava chiudendo perché era mezzogiorno, ma il parroco, Don Nerio, ci ha fatto entrare. Il coro ha cantato alcuni brani e dopo aver visitato la cripta, siamo andati al Corso Marrucino. Fondamentale l’interprete, Eva.  Arrivati alla chiesa di San Domenico, il coro è entrato dentro per una preghiera e constatato che c’era una ottima acustica, hanno cantato altri brani. Però l’orario fissato alle ore 13 per l’incontro al teatro Marrucino, con il Coro della Cintura, (teatino) della Chiesa di Sant’Agostino, era sopraggiunto. Il Maestro del Coro della Cintura, Cristian Starinieri, assente per motivi di lavoro, è stato dignitosamente sostituito dal presidente, Alessio Pellegrini.  Dopo i convenevoli fra i due cori, per conoscersi, ognuno ha cantato tre brani, molto applauditi dai presenti. Al termine dell’incontro canoro, all’ingresso del teatro, il sindaco Umberto di Primio, ha fatto gli onori di casa, regalando alcuni libri che illustrano la città e la sua storia. Il coro Echo Gorce ha contraccambiato il regalo, con libri di Novy Targ. Altri regali sono stati, un cappello tradizionale dei montanari dei monti Tatra, che fa parte della divisa del coro, fatto al presidente Alessio Pellegriniri,ed un cesto a me, che comprendeva alcune prelibatezze della Polonia e della regione di Novy Targ. Una bottiglia di vodka ZUBROWKA, con il caratteristico filo di erba, proveniente dalla” Foresta di Bialowieza”, conosciuta per la presenza del Bisonte europeo, una forma di OSCYPEK, un formaggio di pecora affumicato e delle caramelle di miele. Ormai il clima di amicizia era realizzato e prima dei saluti finali, fuori il teatro, i due cori diretti da Piotr, hanno cantato, Signore delle cime. Saluti finali e la presidente del coro,  Echo Gorce, ha invitato il coro della Cintura in Polonia, riproponendo la mia idea e chissà se verrà accettano… “

Le foto del Coro sono al link:  EchoGorce

I video sui link:  
 https://www.youtube.com/watch?v=bGgvX-gTEok
 https://www.youtube.com/watch?v=7ZwCzF7orCs
 https://www.youtube.com/watch?v=7pyaqdKboKo
 https://www.youtube.com/watch?v=8TSyn2LTE38
 https://www.youtube.com/watch?v=S-Nl1fESZCg
 https://www.youtube.com/watch?v=WBy1zruGekE
 https://www.youtube.com/watch?v=LVuXZPm4p-g

 https://www.youtube.com/watch?v=b98WybgAwWE
 http://youtu.be/0ScWwt66iUU
 https://www.youtube.com/watch?v=rQQWy5GCb3k
 http://youtu.be/qrOuMHb7jEc
 

29 settembre 2014

Chieti - Sindacati,Pd,Governo e lo sciopero nazionale

I sindacati, il Pd, il Governo e gli scioperi. In generale il sindacato dovrebbe fare il sindacato, cioè rappresentare i propri iscritti nella contrattazione e nella difesa dei diritti del lavoro, e non fare politica. Purtroppo per anni il sindacato, a cominciare dalla Cgil, ha abusato del suo ruolo per assumersi arbitrariamente una dimensione politica che non gli spetta, cioè quella di controparte dei governi e di lobby di pressione sul parlamento. Così in più di una occasione non sono state le Camere elette dal popolo a sfiduciare i governi, ma i sindacati con uno sciopero generale, riducendo il parlamento a cinghia di trasmissione dei sindacati. In questi giorni, in cui è stato proclamato l'ennesimo sciopero politico nazionale, per bocciare il governo Renzi e il suo Job Act. Azione che dovrebbe compiere il parlamento, eventualmente, non il sindacato. Proclamare uno sciopero nazionale, come fa la Camusso, per invocare la crescita del Paese, poi, è una contraddizione di termini. La crescita ci può essere non astenendosi dal lavoro ma, eventualmente, lavorando di più. E non si capisce perché le imprese, già in difficoltà, dovrebbero venire aiutate a creare lavoro proclamando lo sciopero. Un governo che certamente poteva fare meglio, di più e con più risorse a favore del taglio del costo del lavoro e della ripresa occupazionale.Uno sciopero, quindi, quello proclamato da sindacati, sostanzialmente inutile. O forse peggio, dannoso, per i lavoratori, per le imprese e per la crescita. Intanto il premier, appena ritornato dagli USA contrattacca, lui ha chiari in mente i suoi prossimi obiettivi, a partire dalla riforma dello Statuto dei lavoratori. "È stato pensato 44 anni fa", ricorda. Abbastanza perché sia ora di metterci mano e di eliminare l'articolo 18 che "in fin dei conti non difende quasi nessuno". Renzi intanto prende di petto l'art.18 e dichiara di non voler cedere ai poteri forti...  Ma di quali poteri forti parla, non sono questi i poteri forti, questi contro cui stà legiferando, sono solo dei poveracci che cercano di sbattersi ogni giorno per poter lavorare in un' Italia in cui il lavoro è diventato un'avventura. Mi piacerebbe invece che affrontasse con lo stesso zelo altri problemi che ci affliggono da anni:  i costi della PA, la questione delle tasse, la questione giustizia, la questione scuola, la questione comuni/province/regioni, … Non ultimo le questioni lasciate aperte dal professor  Monti su liberalizzazioni, quali taxi, farmacie e notai, così, tanto per far vedere che lui ha più palle dei governabti che l'hanno preceduto.

nonnoenio

24 settembre 2014

Chieti - Antenna travestita


In Abruzzo, cento ne pensano e altrettanto ne fanno. Ultimamente si è assistito ad un tentativo un pò bizzarro di mimetizzare la tecnologia con la natura che non piace affatto alla gente del luogo che ha intrapreso contro la Wind, la solita partita italiota di ping pong giudiziario, fra Tribunale amministrativo e Consiglio di stato. Sembra un albero di Natale, ma gli esperti assicurano che non si tratta di abete ma di cipresso. Mancano le palline e i festoni, è vero, ma da qui a dicembre c’è ancora tempo per completare l’opera. Intanto c’è la sorpresa: i rami, infatti, nascondono (si fa per dire) un’antennona per telefonini cellulari. Il mammozzo, un traliccio alto una trentina di metri, è stato piantato fra l’abbazia di San Giovanni in Venere e Fossacesia marina. Per il momento pare abbia la meglio il gestore di telefonini, ma non è detta l'ultima parola. È piuttosto maldestra l’idea di travestire da albero un traliccio di metallo, ma se dovesse passare, non si esclude che a qualcuno possa saltare in testa di mimetizzare con falsi balenotteri di plastica le trivelle petrolifere davanti ad Ortona nell'Adriatico e magari trasformare dette piattaforme, in isolotti per andarci a prendere il sole d'estate....

nonnoenio

20 settembre 2014

Chieti - Il teatrino di Renzi e i sindacati


Con la riforma del lavoro il Governo pensa a quelli a cui non ha pensato nessuno in questi anni, che vivono di co.co.pro. e co.co.co e che sono condannati a un precariato a cui il sindacato ha contribuito, tollerandolo, preoccupandosi solo dei diritti di qualcuno e non di tutti. Matteo Renzi ha sparato a zero sui sindacati italiani. Non l'avesse mai fatto. La prima bordata di giornata al premier, gli viene assestata dal segretario della Cgil Susanna Camusso: «Mi sembra che il presidente del consiglio abbia un po' troppo in mente il modello della Thatcher». Poi seguono gli attacchi interni, quelli del suo partito, il PD, sul tema del lavoro. Spiccano i discorsi dell'ex "smacchiatore di giaguari" che ha un'idea più vicina a quella dei sindacati. Renzi ha risposto per le rime: "Hanno difeso solo le battaglie ideologiche e non i problemi della gente». Assistono al teatrino, italiani sempre più confusi e preoccupati e intanto si rincomincia a parlare di ritoccare ancora le pensioni....

19 settembre 2014

Chieti - Renzi, via il Diciotto



Col “rigore” merkeliano

Soffre il popolo italiano,

Così Renzi, governante,

Rimediar vuole all’istante

Ed annuncia un grande botto:

“Via l’articolo Diciotto”

E così le amate imprese

Avran certo meno spese,

Non importa se avran guai

“I già poveri operai!”

Ma dimentica una cosa,

Con quell’aria sua boriosa:

Quell’articolo in vigore

Ha già perso ogni valore

Se milion di licenziati

In questi anni ci son stati.

Licenziare: chi l’ha detto

Che è il rimedio più perfetto?

Quanti son dai magistrati

Gli operai reintegrati?

Senatori e deputati

Non son mai licenziati

E con alti emolumenti

Se ne stan lieti e contenti

E con loro i dipendenti

Con stipendi sorprendenti,

Mentre chi ci ha la pensione

Se la spassa da… barbone.

Ricordiamo a tutti quanti:

Mille giorni sono tanti,

Fatti i conti, sono tre anni

Pien di crisi e pien d’affanni,

Ma da quando fu annunciato

Già un bel mese se n’è andato!

E si parla di riforme

Quale impegno grande, enorme,

Che l’Italia attende ancora,

Mentre va di più in malora,

Col Paese oramai corrotto

Dall’articolo… Diciotto!



(Mario D’Alessandro)

Settembre 2014

Mandato da Luciano Pellegrini

17 settembre 2014

Chieti - Auguri Mafalda

Mafalda, la protagonista dell'omonima striscia a fumetti scritta e disegnata dall'argentino Joaquín Lavado, in arte Quino, compie 50 anni: pubblicata dal 1964 al 1973, tradotta in oltre 30 lingue, negli anni ha raggiunto un successo mondiale...  "Se Mafalda è ancora così attuale, se i problemi a lei tanto cari continuano a parlare alle persone di ogni età, significa che il mondo è sempre lo stesso. Anzi, se qualcosa è cambiato, è in peggio. La guerra continua ad essere sempre da qualche parte. C’è sempre una crisi economica nel nostro Paese, qualunque esso sia. E tutti vogliamo sempre risposte sincere dai nostri genitori, o da chi pensiamo possa farne le veci: lo Stato, la società o la scuola. Continuando a ottenere delle bugie, più o meno benintenzionate. Solo che non ci sono più padri che hanno le risposte. Insomma, il mondo è sempre più malato e la minestra piace sempre meno ai bambini". Buon compleanno Mafalda....

15 settembre 2014

Chieti - Addio Don Claudio


Cattedrale di San Giustino stracolma per l'ultimo saluto a monsignor Claudio Di Liberato, ex parroco della Madonna degli Angeli. In tantissimi si sono dati appuntamento ieri pomeriggio a San Giustino, nella sua chiesa non ci srebbero stati tutti, i parrocchiani del popolare rione cittadino, più i fedeli di Scafa, dove il sacerdote era nato 62 anni fa. «Grazie alla sua sovrabbondanza di cuore», ha detto monsignor Forte, nel silenzio del grande tempio, «gli ha consentito in piena spontaneità di annunciare Cristo gratuitamente, senza volerne nulla in cambio in piena sintonia col dettato evangelico». Il prete della nostra parrocchia consumato da una grave malattia è mancato. Don Claudio è morto con la piena consapevolezza di andare incontro al Signore». A queste parole, molti scoppiavano sommessi i singhiozzi tra la gente che aveva conosciuto il sacerdote «nel corso di un'esperienza che dal punto di vista terreno potrebbe dirsi breve», sono sempre parole di Forte, «ma contraddistinta da una rara intensità». Dopo aver accompagnato il feretro all'uscita, il lungo corteo capeggiato dall'arcivescovo si è ritirato in sacrestia. Don Claudio, un servitore della Chiesa e uomo pieno di fedeltà. Addio don Claudio.Che la terra ti sia lieve.

13 settembre 2014

Chieti - Ancora vietato il Saluto Romano


Non sono ancora maturi i tempi per lasciarsi alle spalle la legge Scelba del 1952 che punisce la ricostituzione del partito fascista e chi in pubblico replica le manifestazioni esteriori della dittatura di Mussolini, come il saluto romano e l'urlo "presente". Lo afferma la Cassazione con riferimento all'attualità del rischio di "rigurgiti" antidemocratici il cui timore, data la loro "frequenza" anche nel resto d'Europa, sottolinea la Suprema Corte, è presente nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione del 2000 scritta a tutela dei "valori fondanti" della Ue. I supremi giudici, infatti, hanno confermato la condanna per due simpatizzanti di Casapound - che a un raduno neofascista avevano salutato a braccio teso urlando "presente" - rilevando che "nulla autorizza a ritenere che il decorso di ormai molti anni dall'entrata in vigore della Costituzione renda scarsamente attuale il rischio di ricostituzione di organismi politico-ideologici aventi comune patrimonio ideale con il disciolto partito fascista o altre formazioni politiche analoghe". "L'esigenza di tutela delle istituzioni democratiche non risulta, infatti, erosa dal decorso del tempo e frequenti risultano gli episodi ove sono riconoscibili rigurgiti di intolleranza ai valori dialettici della democrazia e al rispetto dei diritti delle minoranze etniche o religiose".

nonnoenio