28 aprile 2011

Una sfida quotidiana


In quest'Italia assillata dalle congiunture economiche, dalla precarietà occupazionale, dalla riforma della giustizia e dalle insidie tese allo statuto dei lavoratori da Marchionne, ci sono oltre un milione di persone che, smessa la tuta da lavoro o chiusa alle proprie spalle la porta dell'ufficio, si dedicano ai problemi altrui. Sono i volontari. Operano nei settori più svariati, dall'assistenza agli anziani soli, dagli interventi nelle carceri sovraffollate, ai servizi per malati psichici, bambini, tossicodipendenti. Sono presenti negli ospedali, nella case di riposo, nella cultura, nella formazione. Operano per la tutela dell'ambiente e nella protezione civile. Lo fanno all'insegna della gratuità, sia pure con gradazioni sfumate. Operare nel campo del disagio sociale rimane una sfida quotidiana. Non è facile proporre la scelta, per certi versi radicale, del servizio volontario in una società proiettata verso la privatizzazione e la monetizzazione di tutto. Non è semplice lottare contro la tendenza delle strutture pubbliche ad "addomesticare" il volontariato e a rendere per sé il meno scomoda possibile la voce profetica che ne promana. Il volontariato che rimane fedele ai propri principi (codificati ora nella Carta dei valori scritta da diverse associazioni italiane), ha una profonda valenza politica: "partecipa attivamente ai processi della vita sociale favorendo la crescita del sistema democratico; soprattutto con le sue organizzazioni sollecita la conoscenza ed il rispetto dei diritti, rileva i bisogni e i fattori di emarginazione e degrado, propone idee e progetti, individua e sperimenta soluzioni e servizi, concorre a programmare e a valutare le politiche sociali in pari dignità con le istituzioni pubbliche cui spetta la responsabilità primaria della risposta ai diritti delle persone". Non è proprio di un recupero della responsabilità individuale che ha bisogno oggi quest'Italia culturalmente e politicamente (e non solo economicamente) in crisi?


nonno enio

Chieti - La coabitazione nelle associazioni

Ho una ricetta da proporre all'’amministrazione comunale per risolvere il fabbisogno di locali alle associazioni.

E’ la classica scoperta dell’acqua calda.

Prendo come esempio un appartamento gestito da una associazione a Chieti nel centro storico, ex asilo principessa di Piemonte, di circa 100 metri quadri. In questo appartamento possono prendere alloggio quattro associazioni. Ogni locale di 25 metri può essere anche eccessive per l’uso. Ma le associazioni si riuniranno se va bene una volta a settimana e massimo per una ora. L’orario preferito in genere è compreso fra le ore 16 fino alle ore 20, cioè quattro ore! Quindi ogni camera ospita quattro associazioni dalle ore 16 alle ore 20, che moltiplicate per quattro fanno 16 associazioni al giorno. Nella settimana,16associazioni per 6 giorni fanno la bellezza di circa 100 associazioni. CHE SCOPERTA…! Questa coabitazione ha il vantaggio di creare momenti di confronto tra le associazioni, farle incontrare, esprimere, discutere, conoscere cosa fanno, organizzarsi sul giorno ed orario in cui si incontrano… Per riunirsi,ad ogni associazione serve un tavolo, le sedie,la luce,un servizio igienico che sarà più utilizzato per il numero di persone, ma basta essere civili e non sporcaccioni. Il computer ognuno usa quello personale…, se fa freddo basta una stufetta acquistata dalle associazioni che frequentano quella stanza, poi certamente occorrerà un armadio o un mobile basso che nei cento metri quadri troverà posto. Questo in teoria ma non è lontano dalla realtà. Pensateci cari amministratori! Ma giacché gli appartamenti da 100 metri quadri esistono anche alla Pierantoni, sempre occupati da una sola associazione, c’è la possibilità di dividere le associazioni fra i due fabbricati. Lei signor sindaco si ricorderà della DICHIARAZIONE DI IMPEGNO DEI CANDIDATI ALLA CARICA DI SINDACO che ha firmato durante la campagna elettorale? Ebbene si ricorderà di


…. omissis….

· costituire un “Tavolo di confronto permanente” nel più breve tempo possibile e comunque non oltre i primi 100 giorni della mia amministrazione con le componenti sociali e istituzionali attive nella città, sui


. contenuti culturali e ambientali,

. sul rilancio dell’intero patrimonio culturale della città e sulla rivitalizzazione del centro storico (compresi spazi pubblici fruibili per biblioteche, sala conferenze, riapertura definitiva del Supercinema come cinema, auditorium ecc..),

. sulla necessità di una organica programmazione e promozione culturale,

· di una calendarizzazione armonica delle iniziative e delle attività, ponendo grande attenzione all’urgenza di una adeguata modalità di comunicazione e di costruzione dell’immagine della città ai più vari livelli (dagli spazi di comunicazione diffusa in punti strategici della città fino allo studio di un vero e proprio Progetto di Marketing Territoriale).

· Intendo con questo accogliere gli stimoli contenuti nel documento allegato, parte integrante della presente “Carta degli impegni”, che propone contributi di discussione sui temi attinenti la specificità della consulta di settore;

omissis….

completare al più presto i percorsi attuativi:

1) del “Regolamento Comunale per la concessione di contributi alle associazioni

2) per i progetti di promozione culturale e di sensibilizzazione naturalistico-ambientale” approvato dal Consiglio Comunale il 14/09/2009 a seguito della proposta di iniziativa della Consulta di settore e che afferma i principi di trasparenza, di certezza e di pubblicità nella gestione delle risorse pubbliche;

3) degli interventi di ristrutturazione dei locali già individuati per

la “Casa delle Associazioni” e meglio indicati nel documento allegato;

omissis…

L’esperienza maturata dalle associazioni per gli eventi programmati, sia con progetti unitari che con appuntamenti proposti singolarmente, dimostrano che il modello appropriato per la nostra città è quello che prevede la valorizzazione del grande patrimonio culturale, architettonico e archeologico. Chieti possiede palazzi storici, musei, chiese, siti ipogei, aree archeologiche, di immenso pregio. Le iniziative proporranno la conoscenza del singolo bene e la sua godibilità anche come luogo di ambientazione di spettacoli ad esso confacenti (ad esempio presso il Teatro romano, le Terme, piazzette di quartieri storici). Immensa è la risorsa rappresentata dall’associazionismo (per capacità, creatività, vivacità, competenze). Accanto a questa risorsa vanno considerate le grandi istituzioni, nonché i vari enti di rilievo, che nella città vivono e che devono trovare un coinvolgimento diretto nella progettualità. Sul tema della politica culturale occorre tessere una rete in grado di coinvolgere, per convogliare suggerimenti, fondi e opportunità, la Soprintendenza, l’Università, le Fondazioni, le Istituzioni scolastiche, la Camera di Commercio e le maggiori associazioni di categoria. A scopo informativo, signor sindaco, il Consiglio Comunale di Chieti, con apposita delibera, ha istituito nel 2007 “La Consulta delle Associazioni” riconoscendola uno strumento di partecipazione consapevole alla vita cittadina per le associazioni che volontariamente si fossero iscritte all'Albo Comunale delle Forme Associative e del Volontariato, nonché una opportunità per la valorizzazione e la diffusione delle competenze, delle progettualità, del contributo di idee espressi dalle associazioni che operano sul territorio, favorendo la collaborazione tra le associazioni stesse e le istituzioni. Ad oggi niente è stato fatto. Più volte sono state evidenziate come lo stesso giorno ed alla stessa ora più associazioni presentano un loro programma. Quello che non garba è come qualche associazione usa finestre pubbliche per farsi propaganda… Per esempio su tre finestre della APTR in Via Spaventa ci sono manifesti propagandistici. Ma l’APTR non è un organismo pubblico apolitico?


Scritto da: Luciano Pellegrini




27 aprile 2011

1°CONCERTO DELLA BANDA "P.MALANDRA" CITTA' DI CHIETI


Folla delle grandi occasioni al teatro Marrucino, martedi sera 26 aprile, per la presentazione della rinnovata banda diretta dal maestro Leontino Iezzi. Un po’ di storia da infochieti: La banda di Chieti creata nel 1864 e intitolata a Vincenzo Bellini, i cui avi ebbero i natali in Torricella Peligna, piccolo centro montano dell'entroterra chietino, balzò subito alla ribalta internazionale per il singolare numero dei suoi componenti che arrivò a toccare i 90 elementi. La qual cosa le consentì di primeggiare in vari concorsi tra cui quello Nazionale di Roma dove, nel 1934, la tradizione musicale abruzzese ottenne il massimo riconoscimento conquistando i primi due posti con Chieti e Lanciano. Annualmente impegnata con altre formazioni nei periodici festeggiamenti in onore del Santo Patrono, la banda teatina intraprese numerose turnè in Italia e all'estero, affermandosi primo delle orchestre. Memorabile resta la turnè effettuata nel 1934 negli Stati Uniti d'America, dove, diretto da Domenico Valenti, il gruppo musicale chietino debuttò alla Carnegie Hall di New York per sfilare, quindi, lungo la V strada in un trionfo indescrivibile. E' doveroso ricordare anche alcuni grandi maestri che hanno diretto la Banda di Chieti, come Castiglione, Valenti, Fantini, sotto la cui bacchetta l'organico ritrovò nuova vitalità all'indomani della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1945, sotto la direzione di Nicola Centofanti, il complesso fu riportato agli antichi livelli e consegnato al maestro Domenico Fantini che coronò la sua carriera assumendo la direzione della prestigiosa banda dell'Arma dei Carabinieri. Tra i più recenti direttori, va ricordato anche il maestro Pietro Malandra il quale ebbe anche l'incarico di dirigere la Banda Municipale di Venezia.

Dopo un malinconico declino vissuto tra gli anni settanta-ottanta, l'istituzione teatina va nei nostri giorni faticosamente rioccupando il posto che legittimamente le compete. I patiti della banda, numerosi a Chieti, hanno voluto assistere a questa prima esibizione del concerto e tributare con calorosi applausi l’esibizione dei professori di orchestra. Le musiche offerte sono state accattivanti: IL TROVATORE DI GIUSEPPE VERDI con solisti di levatura per la importanza dell’ opera.

·Antonio Tonelli al flicornino
· Antonio Sacco al flicorno soprano
· Matteo di Matteo al flicorno tenore
· Giuseppe Barbonetti al flicorno baritono

Applausi al termine del loro pezzo da parte di un pubblico competente ed appassionato. Ma anche la seconda parte del concerto è stata scelta con maestria. TERRA FRENTANA composta dal maestro Centofanti, per anni alla direzione della banda di Chieti. IL CONVEGNO di A.Ponchelli con un duetto di solisti di clarinetto. Maura Marinucci e Andrea Cremonesi giovani e conoscitori dello strumento. UNA NOTTE SUL MONTE CALVO ,celebre ed orecchiabile armonia di M.Mussorgskij e per finire il NABUCCO di G.Verdi. Il risultato dell’armonia della banda è certamente da attribuire al maestro Leontino Iezzi che con amore e professionalità trasmette ai componenti la grinta musicale. Le prove vengono effettuate alla ex caserma Pierantoni, il palazzo della cultura, come io e tanti altri cittadini auspichiamo. Alle prossime festività del patrono san Giustino, potremo riascoltarli ed applaudirli, non in un teatro comodamente seduti e più attenti ad ascoltarli, ma in piazza dove la banda è nata per esibirsi. Dopo 6 lustri, circa trenta anni, la città di Chieti può vantarsi di una banda abruzzese, senza mortificarsi a pagare bande certamente brave ,ma pugliesi che si appropriavano del nome della nostra città. Per avere un ricambio generazionale, a programma c’è la proposta di formare una scuola per giovani che possono sostituire gli anziani,studiando gli strumenti che producono una banda. Il fatto positivo è che la maggior parte dei partecipanti alla banda è giovane. E’ prevista una una turnè negli Stati Uniti l’anno prossimo. Il motivo, tornare dopo 78 anni a riscuotere un altro successo. Un augurio di trionfi a questa banda che farà guadagnare in alto il nome della città, CHIETI!



Scritto da: Luciano Pellegrini

CHIETI - RAFFAELE DEL PONTE L'ARTISTA DIMENTICATO

La cocciutaggine risolve i dubbi. Mi ero lagnato della poca importanza attribuita ad un artista teatino Raffaele del Ponte che ha realizzato i simboli della processione. Né una strada ed il monumento funebre in fase di disfacimento.

Ma almeno un DUBBIO è stato risolto. Ho chiesto a molte persone se erano a conoscenza se in città ci fosse una via dedicata all'’artista. Sullo stradario di Chieti non esiste, ma alla fine, dai e ridai, ecco che la strada o laghetto appare. LARGHETTO RAFFAELE DEL PONTE. Perbacco, qualcuno tanti ma tanti anni fa ci ha pensato! Però questo angusto spazio non da importanza a questa persona. Si trova su via Ravizza…Risalendo dall'’incrocio fra via Porta Napoli e via Zecca, sulla sinistra ,dopo pochi metri, c’è una fontana ed un piccolo ma piccolo largo: questo è intitolato a Del Ponte. Ma la targa è tutta arrugginita e si fa difficoltà anche a leggere. Cara amministrazione, non pensate di dedicargli una via, una piazza che abbia più interesse? Al villaggio mediterraneo per esempio…! Siete a conoscenza di quante persone in questi giorni ha chiesto notizie sull'’autore dei simboli della processione? Ma anche l’arciconfraternita deve fare la sua parte! Vogliamo che la processione del venerdì santo sia riconosciuto come patrimonio culturale immateriale dell'Unesco Bisogna ricordare chi definirà questa approvazione. Un ruolo importante ce l’ha Raffaele del Ponte. Purtroppo sia sui libri, sia sulle brochure, solo piccoli accenni sull'’artista. La maggior parte dei cittadini non è a conoscenza che una vasta superficie della volta della Chiesa di Santa Chiara a Chieti è occupata dal classico pannello dipinto nella prima metà dell’800 dal pittore teatino Raffaele del Ponte che vi ha raffigurato, con linee e colori ossequienti della poetica neoclassica il “ Miracolo dell’Assunzione della Vergine”. L’invito è a guardare questa opera. Dopo la sua morte,gli amici e gli estimatori lo hanno commemorato con uno splendido obelisco di pietra calcarea elevato nel cimitero comunale. L’ho descritto e mostrate le foto… Non so chi deve intervenire sulla manutenzione del monumento al cimitero: il comune - i parenti se esistono - l’arciconfraternita ? ma qualcosa sà da fare…. Inoltre bisogna comunicare ai giornalisti della carta stampata più correttezza nelle informazioni, specialmente ad un quotidiano locale, che in questi giorni ha commesso più di un imprecisione sulle notizie fornite. Il maestro di cappella dell'Arciconfraternita è Peppino Pezzulo e non Pezzu-llo! Il coro è diretto dal M° Loris Medoro, che non è aiutante di nessuno. Addirittura gli hanno cambiato anche il cognome “ Fortuna” che anche se ben augurale non è il suo…Purtroppo, anche se tutti i componenti dell’arciconfraternita siamo stati informati a manifestare un comportamento rigido ed appropriato all'’evento, per la tristezza e relgiosità ,nonostante la ripresa di diverse televisioni, ma in special modo per un DVD da inviare per il riconoscimento della processione come patrimonio culturale immateriale dell'Unesco,diversi maturi sciocchi non ce l’hanno fatta se non salutano e stringono la mano invece di essere concentrati, seri, attenti e cantare con impegno. Anzi, molti alla fine della processione se la sono svignati invece di salire in cattedrale. Quindi Raffaele del Ponte deve riacquisire il suo valore e all’arciconfraternita spetta di organizzare meglio alcuni “paletti”.

Scritto da: Luciano Pellegrini

26 aprile 2011

Chieti - Esempi di raccolta differenziata


Ribadisco che se la raccolta porta a porta non decolla nella nostra città, Chieti, la causa principale è del cittadino. Posso collaborare come cittadino a segnalare situazioni allarmanti all'’amministrazione comunale, ma in ogni caso siamo noi disobbedienti che non collaboriamo. Indubbiamente anche l’amministrazione non è senza peccato… A Filippone, in due giornate distinte, ho trovato la situazione visibile nelle foto. Ma anche nella centralissima via Spaventa, sugli scalini di una ex compagnia telefonica, non è piacevole trovare scatole ed altro. Nella immondizia ho recuperato un indizio che potrebbe far risalire al colpevole. Bisogna interrogarlo sul motivo per cui non si adegua alle disposizioni. Concludendo, bisogna iniziare a controllare meglio, risalire agli imbecilli e far loro pagare la multa. Sarebbe un deterrente per quelli che hanno la stessa idea.

Luciano Pellegrini

25 aprile 2011

Roma - Insegna come Auschwitz al Pigneto

"cjà resemo nata volta ? "... Una scritta uguale a quella situata all'ingresso del lager di Auschwitz, "Arbeit macht frei", ma in linqua inglese, è apparsa questa mattina a Roma, nel quartiere Pigneto...

nonno enio

23 aprile 2011

Chieti - La crisi non ferma i viaggi di Pasqua


Pasqua alla porta e anche quest'anno gli italianii non rinunciano all'immancabile vacanza e al tradizionale pranzo con la famiglia. In molti sono intenzionati ad archiviare il capitolo crisi e godersi qualche giorno di completo relax tra il mare, la montagna e le città d'Europa. Le splendide isole Seychelles e le Canarie sono le mete scelte da parte dei vacanzieri amanti del sole e del mare che decidono di prendersi qualche giorno in più di pausa dal lavoro. Per chi invece approfitta del mini esodo pasquale le scelte ricadono su Londra, Istanbul e Dubai. «Le partenze sono in linea con quelle dell'anno scorso. Qualche defezione è dovuta alla crisi mediterranea ma il dato complessivo non ne ha risentito. La maggior parte delle persone sceglie una vacanza di 3 - 4 giorni. Non mancano le crociere sul Nilo e la riscoperta da parte di molti delle belle città d'arte italiane.Molto bene stanno andando anche i cosiddetti viaggi di fede come per Israele grazie ai prezzi contenuti. A preparare i bagagli e partire sono soprattutto intere famiglie e le persone di mezza età. Quest'anno i giovani hanno scelto altre alternative, le famiglie e le mete scelte sono state soprattutto l'Italia oltre alle capitali europee. I viaggi sono di pochi giorni, diverse persone hanno scelto di partire il venerdì e tornare il giorno di Pasquetta. Tra i giovani sembra che la scelta vada per una per una Pasqua a basso costo, magari all'aperto optando per la tradizionale gita fuori porta, al lago, con pranzo al sacco oppure una grigliata «fai da te». Io che non sono più giovane ho scelto, domani, di fare un giorno al lago di Levico (in questo mese sono ospite di mio figlio) e prendermi un bel pò di sole se ci sarà e fermarmi poi a mangiare con mia moglie al ristorante Valcanover un pranzo a base di pesce, dove la farà da padrone il Branzino. Spero solo che sia una bella giornata.

nonno enio

22 aprile 2011

Chieti - Vennerdì Ssante a Cchjiete







Certo di fare cosa gradita invio la poesia: Vennerdì Ssante a Cchjiete composta dal giornalista MARIO D'ALESSANDRO.

L'occasione è per inviare gli auguri di Pasqua.
Luciano Pellegrini









La scala


I
Quande lu sole càle e se fà sere,
écche le strade s’ariempie de ggente,
da dendr’a San Ggiustine ggià se sente
le prime note de lu “Miserere”.
Annante và lu Gunfalone nere,
ca de la morte dà presentimente,
le ‘ncappucciate avanze a passe lente,
mentre vòle ne ll’arie na preghiere.
Le trìpude ggià stà tutt’appicciàte
e lève fiamme rusce ne la notte,
l’Angele appàre da Vija Pollione,
de le sìmbule s’ahàpre la sfilàte,
vè le Confraternite, a frotte a frotte,
ca Criste Morte porte ‘n processione!

II

Quanta ggente à ‘rvenute da luntàne,
pe’ ssunà pure st’anne lu viuline,
passènne pe’ le strade cittadine,
p’accumpagnà’ lu cante piane piane.
Ecche le Lance e le ‘nsegne romane,
mo vè lu Halle sopr’a na culonnine,
lu Sasse nghe la curone de spine,
lu Volte Sante gnè na filigrane.
“Amplius lava me” lu Core mo’cante,
mentre la Scale vè nghe pinze e fiele,
écche la Croce nghe lu teschie passe,
lu Criste Morte vè sopra nu mante,
tutte cuperte da nu bbelle vèle,
mentre “Miserere” ‘ntòne le bbasse.

III
Tutte de nere la Madonne vè arrète
e nu fazzòle bbianche ‘n mmane porte,
pecché piagne lu Fijje sé che è mmorte,
l’Addulurate vestite de sète!
Stu dulore è nu mistere segrète,
ca nen po’ truvà nisciune cunforte,
sole la fede ca Criste è risorte,
coma c-i-ànne annunciate le prufète.
La ggente ‘ngenocchie se fà la croce,
lu cante de pène addòsele mute,
e nu grìccele sente pe’ la schjine,
tutt’attorne nen se sente na voce,
ugnune lu Criste Morte salute,
quesse è lu Vennerdì Ssante teatine.
Da sècule n’ome fà sta tradizione,
piene de religgiose devuzione.
Mario D'Alessandro





Il Gallo















Alcuni simboli della Processione








Il Sasso













Traduzione in Italiano

I

Quando il sole scende e si fa sera
ecco le strade si riempiono di gente
da dentro a San Giustino già si sentono
le prime note del “Miserere”.
Innanzi va il Gonfalone nero,
che della morte dà presentimento,
gli incappucciati vanno a passo lento,
mentre vola nell’aria una preghiere.
I tripodi già stanno tutti accesi
e levano fiamme rosse nella notte,
l’Angelo appare da Via Pollione,
dei simboli si apre la sfilata,
vengon le Confraternite a frotte,
che portan Cristo Morto in processione!


II

Quanta gente è tornata da lontano,
per suonare anche quest’anno il violino,
passando per le strade cittadine,
per accompagnare il canto piano piano.
Ecco le Lance e le insegne romane,
or viene il Gallo sopra una colonnina,
il Sasso con la corona di spine,
il Volto Santo come una filigrana.
“Amplius lava me”, il Coro ora canta,
mentre la Scala vien con tenaglie e fiele,
ecco la Croce con il teschio passa,
il Cristo Morto viene sopra un manto,
tutto coperto da un bel velo,
mentre “Miserere” intonano i bassi.


III

Tutta di nero la Madonna vien dietro
e un fazzoletto bianco in mano porta,
perché piange il Figlio suo che è morto,
l’Addolorata vestita di seta!
Questo dolore è un mistero segreto,
che non può trovar nessun conforto,
solo la fede che Cristo è risorto,
come ci hanno annunciato i profeti
La gente in ginocchio si fa la croce,

quel canto struggente ascolta muta,
e un brivido sente per la schiena,
tutt’intorno non si sente una voce,
ognuno il Cristo Morto saluta,
questo è il Venerdì Santo teatino.
Da secoli si fa questa tradizione,
piena di religiosa devozione.


Mario D’Alessandro


Questa estate ho preso, come ogni anno, l'ombrellone allo stabilimento " Lido delle rose " a Francavilla(CH), lo stabilimento vicino alla rotonda per intenderci e ho fatto la conoscenza di un personaggio straordinario, il signor Giulio D'Eramo, poeta e artista, mio vicino d'ombrellone. Nato a Lama dei Peligni (CH), il 23 agosto del 1933, domiciliato a Chieti, attualmente pensionato dopo aver lavorato 35 anni alle dipendenze dell'amministrazione delle Poste presso la segreteria della direzione provinciale di Chieti. E' un poeta che è presente con sue pubblicazioni nel catalogo della Biblioteca De Meis di Chieti. Oltre ad aver vinto diversi concorsi come poeta dialettale abruzzese è autore di raccolte di poesie dialettali; la prima dal titolo: "LU PONDE DE LI RICUORDE" pubblicata nel 1988; e la seconda intitolata: "LU BALCONE D'ABRUZZE" edita nel 1990 (editore Solfanelli ), a cui farà seguito una terza pubblicazione dal titolo: "TRA VEJE E SUONNE" che illustrerà magistralmente con suoi dipinti in china con immagini del suo paese natale. Questa ultima pubblicazione lo ha consacrato definitivamente fra i migliori poeti dialettali di questa generosa terra d'Abruzzo. Giulio oltre che poeta è un artista, un genio, i suoi versi traggono spunto dalle cose più semplici per poi dare loro l'immagine poetica, non come anelito di conquista, ma come proiezione oggettiva della realtà tradotta in versi. In questo sta l'originalità delle sue composizioni. In essi non v'è nulla di fantasioso o di irreale che a volte potrebbe sembrare una forzatura; c'è invece un'armonica descrizione del fatto, della cosa, dell'avvenimento, del pensiero in chiave realistica. Quì di seguito vi riporto due sue liriche che mi hanno colpito più delle altre.

Tra veje e suonne

Passe nnanze passe sacchengoje,
ngnè tiembe che ndè tiembe pe s' emboje.
Tra veje e suonne arcoje le penziere,
ngimà stu monne, ch'è sempre cchiù 'nafiere.

M'arvolde arrete e lu nuove che sso truvate,
è devendate viecchie e malandate,
ngnè che le suongne nzimbre a le speranze,
ngnà l' enne passe se le porte nnanze.

Pe nen perdì lu juorne che fenisce ,
lu sole argorre fine addò sparisce
e ngnà m'arveje dope l'ammurlite,
m'artrove arcumijè 'na no va vite.


Sacchengoje: si susseguono Ngnè: come S'emboje: si ferma Arcoje: raccolgo
Nzimbre: insieme
Ammurlite: l'imbrunire Arcumije: ricominciare



Mamma Rose

Mammà Rò!
Chilla rose de frange
che ssi piantate,
ngnè le penziera miè,
pe cchilla case,
appiede a chelle scale
st' arradecate.
Se gele, s' arnove,
sfiurisce e s' arenfiore.
A chi t'ha chenesciute
e che te recorde ancore,
arvive le recuorde
che lu tiembe schelore
ma nen cancelle.
A Mà!
Chella porta chiuse,
ma recorde quande volde,
passenne,
nen me so fermate!
E mò che me sende stracche
me vulesse repusà nu poche,
ndè trove cchiù,

Mà!
Pecchè te ne si jite.



Rose de frange: oleandro






Terre amate

Me so partute da sta terre avare,
ngerche de furtune dellà dda mare.
Me so purtate, nghe la giuvenezze,
recuorde de l'amore e 'na carezze.

Lundane da stu sole e sta muntangne,
nghe bbona sorte arride lu 'uadangne,
me manghe, tra le tande cose belle,
nghe libertà la facela favelle.

Lu vande, è l'ngengne e l'ardemende,
a piatte ngime stienghe d'aregende,
de lu straniere sende lu renduozze,
e nu uajuoppe ngh' ore dentre abbozze.

Me sende ngnonde a te, o terre amate,
che né penziere e suonne a ma landate,
ngnè nu curdone ngnongne nu bardasce,
a core de la mamme quande nasce.



...la facela favella: padronanza della lingua uajuoppe: groppo ngnonde: legato.

p.s naturalmente è inutile sottolineare che questo non è dialetto teatino!!!! Ho allegato una
piccola traduzione di alcuni vocaboli utilizzati nelle poesie



nonno enio

21 aprile 2011

Chieti - A proposito di Caricatura

Al primo livello il termine «caricatura» designa la resa comica di un volto attraverso l'accentuazione di un connotato caratteristico, esagerato o deformato senza che venga meno la somiglianza. Per analogia, il vocabolo si estende alla vignetta umoristica in quanto «caricatura» di una situazione, di un episodio di cronaca o di un fatto politico. Simpaticissime le caricature che precedono il loro commento giornaliero su Libero o sul Giornale di Belpietro e di Feltri. Le vignette sono messe lì per invogliare, se ce ne fosse bisogno, il lettore a leggere voracemente l'editoriale che spesso non è affatto banale e debbo dire che ottengono egregiamente lo scopo. In questi giorni dove tutti sono contro tutti dove anche i giornali sono inevitabilmente schierati politicamente, la caricatura, dimostra che questa è il punto d'arrivo di un viaggio che ad ogni passo ci ricorda anche l'intimo legame della satira con la libertà di parola. L'ironia, del resto, è il linguaggio dell'uomo evoluto. «L'essere umano si distingue tra i viventi proprio per la percezione del ridicolo, del grottesco, di quanto può suscitare il riso».

Chieti - L’amministrazione comunale anticipa la segnalazione del cittadino

Guardando le foto che hai inviato al mio indirizzo e-mail mi sono chiesto : vuoi vedere che il nostro menestrello ha deciso di dedicarsi anima e corpo per 24 ore al giorno a moralizzare la cosa pubblica ! Poi ho capito; hai dovuto recarti sul posto a fotografare di notte perchè di giorno avresti trovato una tale quantità di macchine che di strisce non se ne sarebbero viste nemmeno l'ombra. Quì le strisce ci sono e si vedono in abbondanza e francamente la loro utilità, in un parcheggio, se ne vede poco l'utilità. Ma lascio la parola a te, così puoi illustrare quello che accade e chi legge può rendersi conto di cosa parliamo.... "... Qualche volta l’amministrazione comunale anticipa la segnalazione del cittadino. A piazza Garibaldi è stata ridisegnata la segnaletica orizzontale del parcheggio, effettuata alcuni giorni or sono. Non ricordo chi aveva avuto l’idea del disegno delle precedenti linee.

Ognuno, almeno per una volta ha parcheggiato e si ricorderà delle maledizioni inviate all'’autore di questo “ scherzo”. C’era difficoltà ad entrare, ad uscire a non urtare le vetture. Per la inclinazione delle righe, le vetture più grandi uscivano fuori, non c’era possibilità di transitare. Tutto questo per incassare più soldi da parte del gestore. Avevo già pronto il suggerimento con le misure delle piazzole da disegnare, ma l’assessore Colantonio mi ha preceduto. Sono contento e gli automobilisti ancor di più perché non costretti a manovre azzardate. Ora le strisce sono orizzontali in modo da favorire le manovre. C’è spazio per entrare ed uscire. Fra i parcheggi ci sono corsie di transito larghe. Ci voleva tanto a pensare ai cittadini invece di fare cassa?


Scritto da: Luciano Pellegrini

Chieti - Conferenza stampa Processione


Mercoledì 20 aprile il sindaco di Chieti ha convocato una conferenza stampa alle ore 12, nel suo ufficio, per illustrare la processione del venerdì santo. Presenti due emittenti locali, Rete 8 ed Antenna 10, oltre ad alcuni giornalisti: Messaggero - Centro - Radio Delta. Il sindaco ha evidenziato che saranno raddoppiate le corse del bus navetta dal parcheggio del Palatricalle al CentroCittà. La prima corsa partirà alle ore 17.30 e l’ultima corsa alle ore 22.30. Le corse si intervalleranno ogni 15 minuti. Il sindaco ha sottolineato che ha creato due ordinanze. Una per l’assoluto divieto di sosta nelle strade interessate al passaggio della processione e l’altra per il divieto di vendita di qualsiasi cosa, in quanto venerdì non è una festa qualunque. C’è un progetto di istituire una settimana santa per far riscoprire le usanze della tradizione, unendo la via crucis, i canti con la processione e le altre manifestazioni che in questa settimana si svolgono presso le altre chiese. Interessante è anche puntare sul turismo religioso che apporterà benefici anche al commercio. Il governatore Obletter ha rimarcato la presenza della BBC, “British Broadcasting Corporation” che è la più grande e autorevole società radiotelevisiva del Regno Unito con sede a Londra. Parteciperà Diarmaid MacCulloch, professore di Storia della Chiesa presso la Facoltà di Teologia del Saint Cross College, Oxford. Diarmaid Ninian John MacCulloch è nato il 31 ottobre 1951 nel Kent , Inghilterra ed è professore di Storia della Chiesa presso l' Università di Oxford (dal 1997) e yellow (ex Senior Tutor) di S. Croce College, Oxford (dal 1995). Si è unito al Gay Movimento cristiano nel 1976. Dal 1978 fino al 1990, MacCulloch era un tutor a Wesley College di Bristol , e ha insegnato Storia della Chiesa presso il dipartimento di Teologia presso l' Università di Bristol.

Ha interrotto il suo insegnamento per diplomarsi ad Oxford inTeologia.

Nel 1987 fu ordinato diacono nella Chiesa d'Inghilterra e tuttavia, in risposta ad una mozione, prima del Sinodo generale del 1987 da parte del reverendo Tony Higton riguardo la sessualità del clero, ha rifiutato l'ordinazione al sacerdozio .


Le immagini e testo che verranno riprese dalla BBC,illustreranno come la tradizione cristiana ha profonde radici nella storia millenaria della cultura popolare e religiosa inglese, oggi in parte rintracciabili nella più antica processione italiana, quella teatina, iniziata, sia pure in forma diversa da quella attuale, nell'anno 842. La processione teatina è una espressione significativa, rimasta intatta fino ai nostri giorni. Il documentario, oltre a toccare aspetti propriamente antropologici, vuole essere un viaggio a ritroso nella più antica tradizione religiosa europea, vedi Chieti. Il Governatore ha evidenziato che in piazza Matteotti ci sarà l’incontro dei musici e coristi dell’arciconfraternita con i diversamente abili e nell’occasione la processione si fermerà per permettere al coro ed orchestra di cantare una strofa. Si è soffermato a ringraziare il volontariato per l’opera che fa e la Panoramica che trasporta gratuitamente le congreghe dai loro luoghi di residenza. Indubbiamente organizzare questo evento formato da circa 1000 persone,non è semplice, ma la fatica e l’impegno non hanno peso in questa giornata. Per pianificare un simile evento occorrono parecchi soldi, circa 250 mila euro che dovranno essere chiesti non solo al comune ma anche ai privati. Secondo me i commercianti, che sono i principali fruitori di tutte le persone che parteciperanno alla processione, dovrebbero contribuire senza farsi pregare.


Scritto da: Luciano Pellegrini

20 aprile 2011

Chieti Raffaele Del Ponte

Grande Luciano che con questo post ha colmato un vuoto sulla Processione del Venerdì Santo a Chieti, che quest'anno ho letto, verrà immortalata anche dalle telecamere della BBC, la famosa televisione Inglese. Lascio subito alla sua penna la descrizione dell'evento: "... Cresce l’attesa per la processione del Venerdì Santo a Chieti che si svolgerà il 22 aprile alle ore 19. I simboli della processione, realizzati dall'artista Raffaele del Ponte, con il Cristo Morto e la statua della Madonna, saranno ammirati come di consueto. Il miserere commuoverà, ma farà gioire i partecipanti. Ma chi è Raffaele del Ponte. Raffaele Del Ponte Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Raffaele Del Ponte nasce a Chieti, il 7 maggio 1813 e Muore il 26 marzo 1872. E’ stato un pittore, scenografo e illustratore italiano.Del Ponte studiò disegno e pittura all'Istituto di Belle Arti di Napoli dove fu allievo del grande maestro napoletano Antonio Nicolini, scenografo al Teatro San Carlo di Napoli. La sua vena artistica si espresse in vari settori: decorò chiese e palazzi; dipinse quadri d’altare e nature morte; realizzò scenografie e bozzetti scenografici; incise illustrazioni per libri e riviste. Nella volta della Chiesa di Santa Chiara a Chieti la Raffigurazione dell'Assunta lo ha realizzato lui. Nel 1855 la Congregazione “Il Monte dei Morti "ordinò a Del Ponte SETTE Trofei della Passione per arricchire la Processione del Venerdì Santo di Chieti. I gruppi furono eseguiti sotto la sua stessa direzione con l'aiuto degli artigiani Luigi e Paolo Anzellotti, IL PITTORE Paolo Aloè e l’arredatore Adamo Tracanna. Ogni simbolo poggia su un elegante piedistallo dorato. Al loro montaggio oggi provvedono alcuni fratelli aggregati. Tutti i simboli vengono custoditi in un locale dell’arciconfraternita detto ”grotta”. Essi sono: L'Angelo Alato - Le Lance - La Colonna con gallo - Il Sasso - La Scala - La Croce - Il Volto santo. Il Cristo Morto e l’Addolorata facevano parte della vecchia processione. Questi simboli sono portati a spalla durante la Processione e rappresentano ancora oggi i punti più cruciali della sacra rappresentazione. Qualche notizia sulla processione: La processione del Venerdì santo (o del Cristo morto) a Chieti è la processione più antica d'Italia. La sua origine, infatti, risale all' 840 d.C., anno in cui si concluse ufficialmente la ricostruzione della prima Cattedrale (attualmente la vecchia Cattedrale costituisce la cripta della nuova), che era stata distrutta nell'801 da re Pipino. Con la ricostruzione della Cattedrale nacque la Processione del Venerdì santo. La sua conformazione attuale risale però solo al XVI secolo, quando nacque la Confraternita che ancora oggi ne cura l'allestimento e la preparazione, ovvero L'Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti. Seppur l'attuale conformazione risalga al '500, fu solo agli inizi del '600 che cominciarono a prendervi parte tutte le confraternite teatine. All'’inizio la Processione non aveva tutte le statue che ha oggi, ma solo uno stendaro nero, una Morte lignea,ed il catafalco con il Cristo morto. Tra il '700 e '800 avvennero importanti modifiche: entrò il coro (all'inizio del XVIII sec.), fu eliminata la Morte, furono introdotti (nel 1855) i "simboli della Passione" realizzati dall'’artista Raffaele del Ponte e nel 1833 comparve l'Addolorata. Nel 1850 circa avvenne l'ultima importante modifica: la processione fu spostata dal mattino alla sera. Una delle tradizioni della processione di Chieti è che questa si è sempre svolta, anche in condizioni atmosferiche pessime. In particolare, la Processione ebbe luogo anche durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1944, nonostante fosse stato emanato il divieto di effettuare il sacro corteo, la Processione si svolse ugualmente e perciò i militari tedeschi entrarono in Cattedrale per riunire gli uomini che vi avevano preso parte. Ma fortunatamente non ci riuscirono perché i confratelli fuggirono dalle varie uscite della Cattedrale. Sono convinto che questo illustre nostro concittadino deve essere ricordato ed avere più risonanza. Ho fatto delle ricerche per avere più notizie dalle poche e scarne che ho trovato, ma ho avuto difficoltà. All’archivio storico ho letto l’atto di morte avvenuto alle ore 13 del 26 marzo 1872. Abitava a Strada Santa Maddalena ed era figlio di Grippino e Cristina Cipollone, caffettieri. Allora ho pensato di andare al cimitero e vedere la sua tomba. E’ archiviato con il numero 142. Mi reco sul viale, vicino all'’ingresso principale, e mi appare un bellissimo obelisco a base quadrata con raffigurazioni ad ogni lato di due torce incrociate, ma capovolte, legate al centro da una corona di alloro . Ai lati dell’impugnatura delle fiaccole sembrano due serpenti le cui teste si toccano quasi al centro dell’incrocio delle fiaccole. Ma questo monumento è così ridotto male che si fa fatica ad interpretare. Su questo basamento svetta una colonna trapezoidale alla cui sommità c’è una stella marina appoggiata su un ventaglio. Però non ci sono riferimenti sul nome,cognome,nascita,morte. Quindi qualcuno avrà commissionato e fatto realizzare questo bellissimo monumento. Ma non ho trovato traccia… Invece dei fiori, edere e piante rampicanti. Quello che mi dispiace è che non è stato mai dedicato neanche un vicolo a questo artista. Durante la processione ammiriamo le sue opere, ma il suo nome non viene mai nominato e neanche un fiore sulla sua tomba. Chi deve intervenire per la manutenzione del monumento al cimitero? I parenti, che visto lo stato di incuria ,probabilmente o se ne fregano o non esistono più? Il comune? La soprintendenza ? Ma anche i cittadini e l’arciconfraternita dovrebbero dare più considerazione a questo artista. Concludendo, questo anno La Processione del Venerdì Santo di Chieti potrebbe diventare patrimonio culturale immateriale dell'Unesco. La richiesta è stata comunicata e saranno sistemate alcune telecamere sul percorso della processione. Ci saranno telecamere anche della BBC la più grande e autorevole società radiotelevisiva del Regno Unito. Speriamo di avere questo riconoscimento che sarà una testimonianza anche per Raffaele del Ponte.



Scritto da: Luciano Pellegrini

19 aprile 2011

Chieti - La domenica delle Palme


Con la Domenica delle Palme o più propriamente Domenica della Passione del Signore, inizia la solenne annuale celebrazione della Settimana Santa, nella quale vengono ricordati e celebrati gli ultimi giorni della vita terrena di Gesù, con i tormenti interiori, le sofferenze fisiche, i processi ingiusti, la salita al Calvario, la crocifissione, morte e sepoltura e infine la sua Risurrezione pertanto nella ricorrente manifestazione di Piana Vincolato e successiva processione tenutasi domenica 17 aprile, si è tentato, come ogni anno, dopo la benedizione delle palme, un'analoga rappresentazione dell'entrata di Gesù a Gerusalemme segiuto da una moltitudine di folla acclamante e al canto di : "Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nell’alto dei cieli!”... Una moltitudine di persone, guidate dal Parroco della chiesa della Madonna degli Angeli si è avviata in processione, cantando e imbracciando palme e rami di ulivo, verso la chiesa dove veniva poi celebrato il rito domenicale della Santa Messa. Questi rami d'olivo della domenica delle Palme vengono spesso conservati in casa e bruciati all'approssimarsi dei temporali estivi. I ramoscelli d'ulivo, dalle nostre parti, si ritengono dei potenti talismani contro fulmini e saette. Rami d'olivo erano, un tempo, dati alle fiamme anche per tenere lontana dai campi la grandine. In taluni paesi si collocavano, incrociati, fuori la porta di casa, contro la grandine e in più venivano suonate le campane. Su molti bronzi, all'epoca della fusione, fu incisa l'invocazione «a fulgore et tempestate, Libera nos Domine» [dalla saetta e dalla tempesta, liberaci Signore]; e pure: «a peste, fame et bello, libera nos Domine» [dalla peste, dalla fame e dalla guerra, liberaci Signore]. I rami di olivo della domenica delle Palme si davano, in alcuni casi, da mangiare agli animali della stalla prima della loro monticazione estiva. Vi si aggiungeva un pizzico di sale, benedetto nel giorno di S. Antonio (17 gennaio), per invocare la protezione contro i fulmini e le malattie del bestiame. Dal pomeriggio della domenica delle Palme al mercoledì successivo, nelle chiese si celebravano le «Quarant'ore». Ogni ora, scandita dal rituale, [«Diremo cinque volte il Paternoster e cinque l'Avemaria, considerando…»] toccava a un gruppo di devoti: alle vedove, alle nubili, agli artigiani, o ai rappresentanti le varie frazioni del comune. Tale pratica, avviata a Milano (1527), consisteva nell'adorazione del SS. Sacramento per quaranta ore consecutive, a memoria del periodo trascorso da Cristo nel sepolcro. Oggi purtroppo queste usanze sono quasi del tutto scomparse e qualcosina, come questa processione verso la chiesa della Madonna degli Angeli, è stata conservata gelosamente nel tempo a ricordarcele, da un prete lungimirante che risponde al nome di Don Amadio.

18 aprile 2011

Chieti - Storia di un'azienda, La BURGO

Burgo addio. Dissero, quel sabato del 12 Luglio 2008, nello stipulare l'accordo che decideva le sorti degli operai della ex Burgo: " Un anno di cassa integrazione, una novantina di lavoratori da ricollocare entro agosto del 2009 per ottenere ulteriori 12 mesi di cigs, corsi di riqualificazione professionale per cercare sbocchi occupazionali in industrie della Val di Sangro". Questo era il senso dell'accordo sottoscritto al ministero del welfare, un accordo che di fatto metteva fine a 70 anni di attività e produzione dello stabilimento Burgo (ex Celdit, La Cartiera per noi Teatini) cancellando, dal panorama lavorativo, in un attimo una delle aziende più serie e produttive che si fossero insediate nella valle del Pescara. Ad un certo punto della trattativa sembrò che non si potesse più procedere alla sottoscrizione dell’accordo perchè si erano presentati ostacoli burocratici che apparivano insormontabili, però, dopo una fase di disaccordo, si era trovata la soluzione che dava una boccata d’ossigeno alle maestranze della Burgo. La cigs scattò il 4 agosto 2008. La cartiera dello Scalo continuò a produrre da luglio ad agosto 2008. Seguirono tre settimane di fermo per manutenzione, quindi l’ultima settimana di agosto e la prima di settembre furono dedicate ad una coda produttiva.La Cartiera esalava l'ultimo respiro e gli operai, tutti qualificati, entravano nel tunnel della cassa integrazione che solitamente è l'anticamera del licenziamento. L’accordo sottoscritto a Roma subordinava la concessione di un ulteriore anno di cassa integrazione alla ricollocazione del 30% dei 295 lavoratori, ovvero 90 unità. I sindacati sembrarono abbastanza fiduciosi sul raggiungimento dell’obiettivo: fra lavoratori che sarebbero andati in pensione e i lavoratori che avrebbero potuto accettare il trasferimento in altre realtà del gruppo con la prospettiva di continuare a lavorare. La Burgo, che anticipva il trattamento di cassa integrazione, era disposta ad assorbire una trentina di lavoratori nei propri stabilimenti del Veneto o della Toscana, accompagnando il trasferimento con incentivi quali il pagamento delle spese di affitto per i primi cinque o sei mesi, come se fosse possibile sradicare intere famiglie da un tessuto sociale cittadino consolidato nel tempo e trasportarlo in altre realtà.


A distanza di tempo, oggi aprile 2011, stanno ancora a discutere sulla sorte di questi lavoratori e sui rinnovi della scala mobile che rischia di finire da un momento all'altro. In questi giorni si è deciso di prolungarla, ma fino a quando durerà? Noi a Chieti diciamo: " Queste è na gnustre che primo o dope addà finì", sperando che in questi mesi, questi nuovi poveri nostrani, vengano ricollocati nell'area lavoro. In regioni un pò più evolute, gli operai che restano privi della scala mobile vengono presi in carico dalla provincia che li occupa in lavori socialmente utili e li accompagna dolcemente fino alla pensione. Dubito che questo si verificherà da noi e vedo nubi minacciose addensarsi sulla testa degli operai della Burgo.


CHIETI - EX ASILO PRINCIPESSA DI PIEMONTE - PARTE 2°

Solo sabato 16 aprile, ho letto l’articolo in questione.

MEA CULPA!

Sono a conoscenza che nella associazione “Free Speech” oltre a te, Ivano Legnini,sono iscritti altri giovani di cui diversi appartenenti a famiglie impegnate politicamente in città. Peccato che non c’è quella “ miscelanea” fra gli altri giovani della città che porterebbe più frutti ad un discorso senza pregiudizi. Conosco come te il fabbricato e le associazioni che vi alloggiano. Quello che mi meraviglia è la facilità con la quale avete avuto un locale comunale al centro storico di Chieti , in barba alle molte-troppe associazioni che gravitano sul territorio,anche se né l’attuale amministrazione e né voi comunicate alla cittadinanza l’affitto che pagate. Dovrebbe essere un vanto oltre che un dovere rendere nota la notizia. Ribadisco il mio concetto che le scuole hanno spazi enormi inutilizzati che possono rendere accessibili agli studenti. Probabilmente per ragioni di sicurezza, ad una certa ora bisogna però chiudere il portone. Ho visto invece che ognuno di voi ha la chiave per entrare nello stabile e certamente anche se fate “ le orine…” nessuno vi caccerà. Fate una ricerca fra i cittadini di Chieti e domandate se vi conoscono. Io immagino le risposte! Saprai che a Chieti c’è una inflazione di associazioni e tuttavia seguitano a nascere. Solo poche sono conosciute e realizzano un qualche cosa per la città ,che però interessa tutte le fasce sociali e di età. Non potete pensare di rivolgervi solo ai giovani…e chiedere finanziamenti pubblici, specialmente oggi. Rispondo volentieri alla tua lettera perché scritta con toni pacati, da buon intellettuale da chi sa esprimere le sue convinzioni, non vuole litigare ne offendere. Sono uno che crede nei giovani che”nella consapevolezza che a cambiare il volto di una comunità possono essere soltanto loro, perchè hanno dalla loro entusiasmo ed energia che sono preclusi ai meno giovani”, sono d’accordo con te. Per cronaca, sabato mattino, ho dovuto bloccare l’amicizia con un vostro iscritto 22enne, su facebook, perché da venerdi mi stava tempestando di domande offensive, deliranti ed invettive alle quali ovviamente non ho nessuna intenzione di rispondere e perdere tempo. Io su facebook mi collego raramente, perché ho altro da fare e pensare. Non ricordo neanche come ho accettato la sua amicizia, probabilmente per dare un segnale ad un giovane. Ma essere insultato mi da fastidio. Probabilmente mi rivolgerò anche alla polizia postale. Concludendo, non è anche il rispetto delle idee- delle persone - e non vantare solo i diritti, che dovreste comunicarvi quando vi riunite?

Scritto da: Luciano Pellegrini