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05 gennaio 2016

Chieti - Una lezione in montagna


Le previsioni meteo per domenica tre gennaio, sconsigliavano la montagna. Però, quattro giovani geologi, hanno insistito a fare la ciaspolata già organizzata. Da Mamma Rosa, 1620 metri s.l.m. sui prati della Majelletta, siamo partiti per raggiungere la Madonnina del Block House 2040 metri s.l.m. Però, al rifugio Pomilio 1890 metri s.l.m. abbiamo rinunciato. Il vento fortissimo da ovest, con raffiche oltre gli 80 chilometri orari, nebbia fittissima, nevischio gelato che a contatto con la pelle del viso procurava dolore, hanno consigliato di tornare a valle. Non è stato semplice convincere i giovani che in genere sono spavaldi. Ho improvvisato una lezione su come ci si comporta in montagna ed hanno accettato il consiglio. La montagna deve essere rispettata, bisogna temerla. Non è così per molte persone frustrate che la sfidano e tornati a casa vincitori, raccontano le stupidaggini che hanno fatto. Il duello, a queste persone, serve per affrontare la settimana carichi, motivati, esaltati. Per queste persone, il loro comportamento, è una giustificazione per sfogarsi. Attenzione, la montagna si può vendicare in qualsiasi istante.


Scritto da : Luciano Pellegrini

29 ottobre 2014

Chieti - IL FASCINO DEI COLORI NEI BOSCHI AUTUNNALI


 Le giornate si accorciano quotidianamente. E’ metà ottobre, aspettando la neve, decido con due amici un’escursione bella, panoramica, in mezzo ai boschi, con un dislivello di 600 m . Si parte da Fonte Tettone, località Majelletta, 1654 m e percorrendo un bellissimo sentiero a mezza costa, si raggiunge lo Stazzo di Caramanico, 1747m, con il rifugio CAI Marcello Di Marco, per arrivare all’Eremo/Grotta di San Giovanni,1.227 m. Dallo Stazzo di Caramanico  inizia una carrareccia che raggiunge Decontra, una frazione di Caramanico Terme PE, distante 9 chilometri. Camminare sulla carrareccia che attraversa una fitta e lunga faggeta è piacevole. Il fruscio ritmico delle foglie secche sotto le scarpe regala una rilassante emozione. Ogni tanto, un mucchio di foglie, accumulate dal vento, è come se ostacolasse il cammino, ma la gamba si fa spazio e rimuove queste foglie che cambiano posizione. L’ampio panorama ti obbliga a fermarti e osservare a sud/ovest, la valle dell’Orfento,con il visibile sentiero della Rava dell’Avellana che arriva al Ponte della Pietra, a nord il vallone di Santo Spirito con l’eremo e ad est il mare. Il Blockhaus, con i suoi 2142 m , ci protegge e si gode dall’alto questo panorama! Lo sguardo non può tralasciare lo scenario delle foglie dei faggi che assumono vari colori, con diverse tonalità.Un esploso meraviglioso di colori cromatici INDIMENTICABILI, che vanno dal marrone bruciato, al giallo, al verde, al ruggine, in conseguenza dell’altezza. A quota 1530 m c’è l’indicazione per l’eremo/grotta di san Giovanni. Mi torna in mente che ho percorso questo sentiero tanti anni fa. In genere è più frequentato il sentiero più a valle.  


 L’inizio del sentiero è ben segnato, si cammina bene, ma all’improvviso… si presenta una scalinata ripida realizzata sulla roccia. Provo a scendere un paio di gradini e osservo che ci sono buone maniglie dove aggrapparsi, ma temo che gli amici avranno difficoltà. Cerco di convincerli, ma prendono una sensata decisione, quella di rinunciare. Sono convinto che questo sentiero non sia alla portata di tutti, specialmente se affrontato con scarpette non idonee e se piove è pericolosissimo. Avrei dovuto essere io a consigliare a tornare indietro. Ho fatto subito questa riflessione, il CAI, (Club Alpino Italiano) è obbligato a prevenire eventuali guai e deve mettere un avviso sulla palina, all’inizio del sentiero, che ci sono difficoltà sul percorso ed è consigliabile l’altro sentiero a pochi minuti, all’altezza della catena. Molte persone vogliono visitare l’eremo che ha molta storia e ascetismo e la facilità del percorso di avvicinamento, rende marginale la sicurezza della scarpa e una preparazione alla roccia. Ritornati sulla carrareccia, arrivati alla catena, c’è un’altra palina che indica il sentiero per l’eremo, che si percorre senza problemi, anche se c’è un passaggio aereo attorno ad uno spigolo esposto sulla valle dell’Orfento. L’Eremo/Grotta di San Giovanni è ricavato su una rientranza della parete a circa 10 metri da terra. Il silenzio, la misticità del luogo, stimolano la contemplazione e mi fanno riflettere su Pietro da Morrone, papa Celestino V, che rinunciò al papato dopo 5 mesi di pontificato, il 13 dicembre del 1294. Questo uomo, all’età di 26 anni, scelse la vita di eremita e iniziò a scoprire grotte dove rifugiarsi e pregare. La mia curiosità è capire come ha fatto a individuare queste grotte, eremi, qualcuno trasformato in monastero, nascosti nelle valli della Maiella e del Morrone. Nella Valle di Santo Spirito e dell’Orfento, abbastanza vicini in linea d’aria, esistono tre eremi dove Pietro da Morrone dimorò o ristrutturò:


Nel 1246 all’Eremo di Santo Spirito – Poi ristrutturò l’eremo di sant’Onofrio all’Orfento e dal 1284 al 1293 visse per quasi 9 anni, insieme a pochi discepoli, all’Eremo/Grotta di San Giovanni. In questo eremo/grotta è pericoloso entrarci, ragion per cui Pietro da Morrone vi adattò delle assi di legno per salire e scendere senza pericolo. Oggi non esiste più la passerella e per entrare alla grotta occorre fare molta attenzione. Saliti gli scalini, bisogna sdraiarsi a terra ed avanzare strisciando sulla pancia, facendosi forza con le mani. Ci si rende conto che il corpo non appoggia tutto sullo stretto passaggio esposto. Uscire è più difficoltoso. All’interno della grotta c’è un altare, alcune celle, dei ripostigli a muro e un ingegnoso collegamento di canaletti per recuperare l’acqua piovana. Vorremmo sostare ancora in questo posto, ma la via del ritorno è lunga. Per il panino scegliamo di fermarci a Fonte Centiata dove scorre un’acqua di sorgente che è la migliore della Maiella. Ci si affaccia sul vallone di Santo Spirito e di fronte, su un’alta parete rocciosa, si distingue l’Eremo di Santo Spirito. Ad occhio non si percepisce come si può raggiungere, ma ci si arriva con la macchina. Si riprende il sentiero per Fonte Tettone. Il sole scende, i colori sono caldi, le figure si allungano, troviamo su un prato un paio di funghi, mazze di tamburo ed un prataiolo, sono enormi ma, non li raccogliamo, rispettando il divieto che è valido nel parco. Quasi alla fine del sentiero, una visione che mi rallegra, perché erano anni che non vedevo un gregge di pecore. Tante pecore e capre controllate dai cani pastori abruzzesi. Non vedo il pastore che all’improvviso appare con... "due cose" che non distinguo, penzoloni dalle mani. Lo aspetto, gli chiedo il nome, Nikolai, è della Macedonia, ha trent’anni e poggia a terra due agnellini nati da un’ora. Si reggono a mala pena in piedi, arriva subito la madre ancora con la placenta attaccata e cerca di proteggerli. Il mondo animale è fantastico, impensabile fa riflettere. Chiedo a Nikolai come si svolge la sua giornata… “Mi alzo presto ed alle cinque inizio la mungitura di un centinaio di capre. Il gregge è formato da mille pecore e capre e dieci cani. Il latte munto viene prelevato dal proprietario che lo porta a valle. Lo stazzo sta dietro l’Albergo Mammarosa, a Fonte Tettone. Al tramonto torno e mi organizzo per la notte, dopo aver fatto da mangiare ai dieci cani. Fra alcuni giorni scendo al paese, Serramonacesca PE”. Immediatamente ricordo la poesia di Gabriele D’Annunzio, “I Pastori”. … Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare. Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare… Tutto questo mentre ammiro il tramonto ed il mare.
Scritto da : Luciano Pellegrini
Le foto sul link :Escursione

31 agosto 2011

Chieti - Il muro della Maiella

Sono convinto che si possono fare altre esperienze anche ad età matura Le cose però bisogna saperle raccontare con un occhio seppur critico , ma non di parte. La politica, l'associazione ambientalista partitica , non devono occuparsi delle situazioni. Potrei rispondere come addetto stampa del CAI della Regione Abruzzo all'articolo: Dal Lavino al Pomilio , ma per correttezza, non potendomi confrontare con il presidente regionale del CAI Eugenio di Marzio, in quanto non presente per diversi giorni, replico a titolo personale come socio della sezione Maiella del CAI di Chieti. Prima di scrivere, io sono abituato a documentarmi, ad intervistare, a parlare con le persone interessate. Avrei parlato con il Presidente Regionale o con il presidente della sezione Maiella di Chieti. Avrei parlato con la forestale. Avrei parlato con l'ente parco. Avrei cercato di non nominare Legambiente, che insieme alle centinaia di associazioni ambientaliste forma una casta. Hanno un direttivo con un centinaio di nomi! Quanto costano? Ma l'ambiente ha bisogno di tutte queste sigle? O ha bisogno dell'educazione e del rispetto! A cosa servono tutti questi nomi se lo scopo è lo stesso, l'ambiente! Indubbiamente alle poltrone che poi diventano Rosse o Bianche o Nere. Per correttezza di informazione nel 2005, il 6 aprile, Legambiente sottoscrive un protocollo d’intesa con Anev, l’associazione delle imprese del vento. Inizia una collaborazione per realizzare impianti eolici in maniera armoniosa con il paesaggio...! E' sotto l'occhio di tutti come è stato deturpato il paesaggio da “ questi pali immobili...”, che non producono energia, ma hanno portato soldi a chi li ha realizzati.




L'Italia cari amici ambientalisti ed in primis Legambiente, non è una nazione ricca di vento. Quindi non dovevate mettervi in questo turbinio inutile. Tornando al discorso, se parlavo con le persone, mi sarei accorto che ciò che avevo in mente era sbagliato. Non ci azzecca LA POLITICA! Ma se la lingua batte sempre dove il dente duole purtroppo devo esprimere la mia convinzione. La Sezione Majella di Chieti è proprietaria del Rifugio Bruno Pomilio, 1890 m, in località Majelletta, al termine della strada provinciale (ex S.S. 263) che da Pretoro sale al Blockhaus. Il rifugio è attualmente chiuso. Per una controversia con il gestore che non vuole riconsegnare le chiavi, si va avanti tra querele da un paio di anni. Un “certo giorno”, nel 2003, la strada è stata chiusa e ceduta al parco, che ha costruito il “ muro della maiella”.

SOLUZIONE DISSENNATA QUELLA DI CHIUDERE LA STRADA !

La Provincia di Chieti non fa più manutenzione alla strada ed i mezzi non possono più transitare, tranne quelli di soccorso. Ma il rifugio Pomilio esiste? Anzi è stato anche ristrutturato completamente nel 2007. Questo rifugio è un punto di riferimento importante per le escursioni. Ma serve anche per i turisti della domenica che si fermano per mangiare, godono del panorama e tornano a casa. Però, grazie a questa decisione dell'ente Parco Maiella, tutto è diventato più difficile. Oggi si può arrivare con la vettura sino al rifugio, facendo finta che non esiste il divieto. Ma l'escursionista che deve affrontare lunghi percorsi, deve soffrire. Sia perché il rifugio è chiuso e quindi non può né mangiare e né pernottare, sia per la strada chiusa ,che fra andata e ritorno dal rifugio alla madonnina del block house, minimo occorrono due ore ,che sommate al tempo per arrivare per esempio a Monte Amaro, hanno fatto desistere molti a questo impegno. La struttura esterna si sta sfaldando, ma anche l'interno non è messo meglio. La non lungimiranza del parco ha portato all'abbandono della zona . Ed ecco che le persone maleducate, i coglioni, hanno fatto diventare una discarica un pezzo di montagna. Ci vorrebbe controllo da parte della forestale..., ma è difficile prendere e multare questi incoscienti.

L'ambientalista del NO ha dato coraggio a questa chiusura. Se le persone percorressero i sentieri montani non si meraviglierebbero della sporcizia che trovano. Ma questo è un vezzo tutto italiano.


Scritto da: Luciano Pellegrini