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31 agosto 2019

È stato sufficiente l’annuncio del Conte-bis

È stato sufficiente l’annuncio del Conte-bis, per mettere le ali alla Borsa,portare lo spread ai minimi da maggio 2018 e a ridurre al lumicino i rendimenti del Btp. Una vera e propria boccata d’ossigeno dopo mesi e mesi passati in apnea, ad un passo dalla procedura di infrazione e sempre nel mirino del Bruxelles sul fronte rovente del deficit pubblico. I mercati, si sa,vivono di aspettative. E ora che all’orizzonte si profila un esecutivo «europeista», senza tentazioni «sovraniste» e con l’obiettivo dichiarato di mettere in sicurezza le finanze pubbliche, gli operatori finanziari sono tornati a scommettere sullo Stellone e a ridurre la polizza sul cosiddetto «rischio Italia». Sarebbe però un errore adagiarsi sulle ali dei facili entusiasmi. Il nuovo governo dovrà fare i conti con il Paese reale. Il premier, Giuseppe Conte, si è presentato con un biglietto da visita incoraggiante: il suo, ha scandito, non sarà un governo «contro» qualcuno ma di «novità». Ed è giusto dargli credito. Non bisogna dimenticare, però, che la situazione economica resta pesante. Proprio ieri,mentre la Borsa festeggiava, l’Istat comunicava che a giugno la produzione industriale ha registrato un calo tendenziale che non si vedeva da almeno tre anni. Il Pil continua ad essere affetto dalla malattia dello «zero virgola», e non accenna a rialzare la testa. Fa molto bene il premier a collocare la prossima manovra economica in cima alla lista delle priorità del nuovo esecutivo giallorosso. Bisogna disinnescare l’aumento dell’Iva, che sarebbe un disastro per la nostra economia. Ma c’è anche da mettere insieme una politica economica credibile per accelerare la ripresa. La questione fiscale non può e non deve sparire dal programma dell’esecutivo. Si può fare in tanti modi: in maniera graduale, tagliando la spesa e, in ogni caso, continuando a restare in Europa. Ma, senza un taglio delle imposte sarà difficile rilanciare i consumi e rimettere in moto un’economia in panne.

@nonnoenio

09 agosto 2019

Il dado è tratto



Il dado è tratto. Dopo 17 mesi finisce la traversata del governo giallo-verde. Al premier, Giuseppe Conte, non resta che l’ultimo passo: tornare alle Camere per prendere atto di non avere più una maggioranza. Ma prima, in tarda serata, convoca una conferenza stampa a sorpresa per sparare a zero contro Salvini: «Dovrà spiegare al Paese perché ha deciso la brusca interruzione del governo del cambiamento». Ed ancora: «Non sono più disposto ad accettare le critiche di chi dice che noi siamo il governo del no. Abbiamo lavorato molto e parlato poco». Infine, l’ultima stoccata: «Non toccherà al ministero dell’Interno decidere i tempi e i modi della crisi». Conte, insomma, non ha alcuna intenzione di gettare la spugna. Ieri, il premier, è salito al Quirinale per informare Mattarella. Poi, subito dopo, il faccia a faccia con Salvini, concluso con una nota al vetriolo del leader della Lega, che ha stroncato sul nascere ogni ipotesi di «rimpastone» di governo: «Inutile andare avanti fra no e litigi. Restituiamo velocemente la parola agli elettori». Fra i 5Stelle, il partito che più di ogni altro non vuole correre alle urne, fino all’ultimo si era cercato di ricucire la maggioranza. Poi, però, la situazione è precipitata. E a Di Maio non è rimasto altro da fare che lanciare l’ultima trincea: «Prima di andare al voto tagliamo i parlamentari». Le prossime 48 ore saranno decisive. La macchina del voto anticipato si è messa in moto. Il presidente della Camera, Fico, ha incontrato Mattarella per «parlamentarizzare» la crisi. Con il numero uno del Senato ci sono stati contatti telefonici. I capigruppo dei partiti stanno richiamando i parlamentari dalle ferie. In realtà, il percorso che porta alle elezioni è tutt’altro che semplice. Il nuovo terremoto politico, infatti, arriva nel momento più delicato delle scelte economiche del Paese. Iniziando da quella più importante, la legge Finanziaria, che dovrà essere inviata a Bruxelles entro il 15 ottobre e approvata dall’esecutivo alla fine del mese. Se si andasse a votare nella prima finestra utile, quella del 13 ottobre, è davvero difficile che la legge-chiave della politica economica del Paese, possa essere firmata dal nuovo esecutivo.

@nonnoenio

16 aprile 2018

E' possibile fare un governo senza Silvio?


Ecco il rebus che neanche i politologi più consumati né i matematici più esperti riescono a risolvere: come si fa a fare i conti senza Silvio? Perché è su questa pregiudiziale dei Cinque Stelle («con Berlusconi mai») che il governo in teoria più solido dal punto di vista numerico e sicuramente il più legittimato dal voto popolare, ossia l’anomala coalizione fra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, rischia di naufragare ancor prima di prendere il largo. L’ombra del «fattore S» come Silvio s’allunga sull’ormai prossimo e secondo giro di consultazioni al Quirinale, mentre l’Italia s’avvia verso i quaranta giorni senza un nuovo esecutivo da quando gli italiani, lo scorso 4 marzo, sono andati alle urne. E con malizia si potrebbe osservare che, a parte le istituzioni e i soggetti interessati, pochi ne sentano la mancanza. È un buon segno: il Paese va avanti anche senza i necessari e prescelti timonieri, come del resto hanno già sperimentato anche la Spagna e perfino la Germania con mesi di trattative prima di trovare un governo di compromesso. Da noi si sa che il presidente Sergio Mattarella vuole concedere tempo, ma senza esagerare: prima dell’estate la soluzione dovrà essere trovata e votata in Parlamento. Ed è qui, tra quelli che hanno il pallottoliere in mano, che si svolge il dialogo tra sordi. Per i Cinque Stelle Berlusconi a destra è ancor più indigesto che Matteo Renzi a sinistra. Allearsi col Cav significherebbe tradire la linea politica di sempre e far infuriare il popolo pentastellato.

05 ottobre 2016

Chieti - Quale sarà il nostro PIL nel 2017 ?


La storia non è nuova. È da almeno nove anni che l’esecutivo sbaglia a fare previsioni. Se avesse sempre indovinato, il nostro Pil dal 2007 ad oggi sarebbe cresciuto di almeno il 14% in più, il 2% all’anno. Un sogno. E per il 2017 ?  Il Def, il Documento di Economia e Finanza, prevede un rotondo 1%. Ma molti autorevoli istituti, dalla Banca d’Italia al Fmi fino all’Ufficio parlamentare del Bilancio, hanno già dichiarato il loro scetticismo e hanno previsto una crescita più contenuta, sia pure di pochi decimali. Gli ennesimi «gufi» renziani, o c’è qualcosa di più? Chi ha ragione? Partiamo da alcuni dati. L’economia mondiale, nella seconda parte dell’anno, ha ridotto i suoi ritmi di crescita. Lo scenario internazionale non promette nulla di buono e proliferano tensioni ed emergenze. Due fra tutte: ripresa del terrorismo e migranti. Non vanno meglio le cose nel Vecchio Continente. Nei prossimi mesi l’Europa sconterà l’effetto Brexit: l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue potrebbe costare fino a mezzo punto di Pil. A farne le spese saranno soprattutto i Paesi che esportano di più verso l’Inghilterra, come l’Italia. A questo occorre poi aggiungere almeno altre due variabili negative. Finora la Bce ha sostenuto l’economia inondando i mercati con miliardi di euro. Una pioggia che nei prossimi mesi diminuirà o sparirà del tutto. Con un effetto immediato sui tassi di interesse e, quindi, sugli oneri dei Paesi più indebitati. Il riferimento all’Italia è fortemente voluto. C’è poi da affrontare l’emergenza del credito. Le banche, dopo otto anni di recessione, hanno accumulato centinaia di miliardi di sofferenze. Una situazione che rischia di ridurre fortemente i margini per gli investimenti. E, allora, come mai il governo è così ottimista?

 

26 agosto 2016

Chieti - Il terremoto

Ormai ogni 5 anni ce ne dobbiamo cuccare uno.  E' risaputo che non sono prevedibili e possono capitare dovunque, ma è invece certo il fatto che in Italia ogni qualvolta avviene una scossa sismica si finisce per contare morti e feriti e assistere alle solite gare di solidarietà per scavare per tirare fuori qualcuno ancora vivo. Il perché è presto detto: in un territorio come il nostro, classificato ad alta sismicità, non vi sono mai stati seri piani per la messa in sicurezza delle abitazioni. Anzi, al contrario c’è chi per decenni ha speculato sulle disgrazie della gente. Il Governo precedente alla fine aveva stanziato un miliardo per affrontare il rischio sismico. Un’inezia pensando alla valanga di miliardi, solo in quest’ultimo periodo, che è stato dirottato in salvataggi bancari o nel ripianare i conti in rosso di enti ed amministrazioni. Inoltre, ai danni di una politica che non ha saputo pianificare ne spendere con giudizio sul fronte della messa in sicurezza del territorio, si sono sommate le mafie nazionali e locali che hanno fatto il resto saccheggiando i fondi in arrivo da Roma. Questa volta Renzi ha promesso da subito sgravi, sostegni, trasparenza e tempi rapidi. Speriamo ci sia questo cambio di passo. Per ora abbiamo assistito al solito codazzo di onorevoli che, con la lacrimuccia in favore di telecamera, si sono stretti commossi alle popolazioni colpite. A fronte di una politica che deve ancora dar dimostrazione di essere cambiata, c’è fortunatamente però un’altra Italia che il suo esame lo ha superato a pieni volti. Da questo sisma esce infatti commovente la grande fotografia della solidarietà collettiva nei confronti degli abitanti dei paesi colpiti. La corsa a donare fondi, sangue e mani con cui scavare è un grande spiraglio di sereno in questa tempesta di morte. Italiani brava gente non c'è che dire politici andatevene via tutti perchè di voi, a prescindere dal vostro colore politico, c'è sempre meno bisogno o almeno, per favore,  statevene a Roma.

 

13 maggio 2016

Chieti - Le unioni civili sono legge

La Camera ha confermato la fiducia al governo sul ddl sulle unioni civili con 369 voti a favore, 193 contrari e 2 astenuti. Il voto finale sul provvedimento - che non ha subito modifiche rispetto al testo approvato al Senato .Da oggi le unioni civili sono considerate «formazioni sociali» ai sensi degli articoli 2 e 3 della Carta, ma non matrimoni, e sono costituite da due persone maggiorenni dello stesso sesso, mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile alla presenza di due testimoni. Il regime patrimoniale ordinario dell’unione civile tra persone omosessuali consiste nella comunione dei beni, a meno che non venga stipulata una convenzione patrimoniale, fermo restando la possibilità di scegliere la separazione dei beni. Diritti e doveri della coppia sono disciplinati sulla falsariga dell’art. 143 del codice civile sul matrimonio (ad eccezione dell’obbligo di fedeltà). Oltre all’applicazione della disciplina sugli obblighi alimentari prevista dal codice civile, la costituzione dell’unione comporta che le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. In caso di decesso di una delle parti dell’unione civile prestatore di lavoro andranno corrisposte al partner sia l’indennità dovuta dal datore di lavoro che quella relativa al trattamento di fine rapporto.

@nonnoenio

03 maggio 2015

Chieti - La Fornero bocciata


Governo a caccia di 5-6 miliardi di euro, dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il blocco della rivalutazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo (circa 1.500 euro lordi al mese) introdotto dalla riforma Fornero per il 2012 e il 2013. Sono in molti a indicare nel tesoretto da 1,6 miliardi di euro, trovato dal governo nelle pieghe del Def, una prima possibile soluzione. «I soldi vanno restituiti e possiamo dire addio al tesoretto», dice il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Damiano, chiedendo al Governo di aprire un tavolo sul tema della previdenza per «non doverlo affrontare un pezzo alla volta».Il «buco» però rischia di essere anche più grande: secondo lo Spi-Cgil, i risparmi per le casse dello Stato derivanti da questa norma sono stati di circa 8 miliardi di euro in due anni. E salgono a 9,7 miliardi di euro, in quattro anni, con lo stop alla rivalutazione deciso dal governo Letta.

@nonnoenio

01 febbraio 2015

Chieti - Beffato Silvio, in panchina i 5 Stelle

Difficile dire se a vincere sia stato Bersani o Renzi. Di sicuro lo sconfitto oggi  è Silvio Berlusconi. Da ieri, il patto del Nazareno è entrato quantomeno in sofferenza, così come volevano Bersani e la minoranza del Pd. Ma sul nome di S. Mattarella il Partito Democratico si è dimostrato compatto così come voleva Renzi. Il quale avrà, però, ancora bisogno dei voti di FI per far passare la riforma del Senato e forse anche per quella del sistema elettorale. E non è detto che li troverà. Ma si tratta di questioni che attengono al domani: Matteo Renzi è costretto a vivere alla giornata e ieri gli è andata più che bene. E' riuscito far eleggere il capo dello Stato alla quarta votazione, così come aveva dichiarato e si è ritrovato al Quirinale un uomo oggettivamente ligio e grigio, così come aveva sperato. Si è messo sul colle Sergio Mattarella un vecchio arnese della Prima Repubblica, rampollo di una famiglia democristiana che per decenni ha egemonizzato la politica in Sicilia e prediletto, appunto, del vituperato De Mita. Gli italiani oggi non stravedano per Mattarella per il semplice fatto che, non sapendo nulla di lui, per adesso lo considerano semplicemente una novità. Una novità grigia, che difficilmente metterà in ombra l'attuale premier. Il quale, però, da lunedì dovrà tornare a misurarsi con problemi nuovi. Sarà ostaggio della minoranza del Pd più di quanto non lo sia stato fino ad ora. E se fino ad oggi ha giocato su due tavoli (quello del governo e quello del Nazareno) adesso, con l'inedita maggioranza che si comporrà attorno al nome  Mattarella, i tavoli diventano tre. Per Renzi può essere un nuovo inizio, se si considera che non ha fatto mai toccare "palla" al movimento 5Stelle e che ha ridimensionato notevolmente  l'influenza dell'ex cavaliere sul voto della presidenza, oppure l'inizio della fine del suo governo. Ai posteri l'ardua sentenza....

@nonnoenio


14 gennaio 2015

Chieti - Renzi: «Le famiglie italiane si stanno arricchendo»


I rilievi del Movimento 5 Stelle sull'impoverimento delle famiglie italiane "cozza con la realtà dei fatti e dei numeri: in tempi di crisi le famiglie italiane hanno visto crescere i loro risparmi a 3,9 trilioni" perché "l'economia italiana vive una fase di terrore" e le "famiglie si arricchiscono perchè hanno preoccupazione e paura". Lo ha sottolineato il premier Matteo Renzi a Strasburgo parlando di una "realtà che si impone". E sul web i lettori naturalmente si scatenano. Come si fa a dire queste fesserie? La verità è l'esatto contrario. Le famiglie non mettono via nulla, anzi devono usare i risparmi che avevano da parte per pagare le tasse! Costui non finirà mai di stupirci e noi non riusciremo a capire se ci è o ci fa.


04 agosto 2014

Chieti - Chi ha paura di cambiare ?


La marcia sul Quirinale dei parlamentari e gli 8.000 emendamenti presentati in aula per affossare la riforma del Senato, sono l'emblema di un Paese, abbarbicato nella difesa dei privilegi di pochi a scapito dei più, nel timore di una cosa soltanto: il cambiamento. È questo il male profondo che affligge l'Italia oggi: la paura di cambiare. Piuttosto si preferisce la paralisi. L'incancrenirsi dei problemi. O addirittura, come nel caso di Alitalia, il fallimento della trattativa, cullando il retropensiero che poi sia lo Stato ancora una volta a metter mano al portafogli. Da oltre 30 anni, si discute del superamento del bicameralismo paritario. Fin dai tempi della Costituente ci si interrogò se aveva senso prevedere due assemblee parlamentari per fare la stessa cosa, con l'unico risultato di rallentare i lavori e rimandare le decisioni. Da decenni tutti, politici in testa, ripetono che la presenza di due camere uguali che si rimpallano l'un l'altra i testi legislativi, costituisce una delle cause principali per cui non si fanno le riforme: si parla, si parla e non si arriva mai al dunque. Ora che, finalmente, si prova a modificare un meccanismo bloccato, a dare centralità ad una camera elettiva, eliminando l'elezione diretta di un inutile doppione istituzionale, ecco che si scatena il finimondo. Ma da parte di chi? Dei diretti interessati, i senatori. Dietro il caos parlamentare delle ultime settimane, le ridicole quotidiane grida al «golpe» da parte di chi, come Grillo, la democrazia non l'applica nemmeno al suo movimento intruppato dentro un autoritarismo militare, c'è solo una ragione: la paura di perdere potere, o di dover cedere la poltrona. Sono 315 i senatori che non avrebbero più carica elettiva. Ma soprattutto attorno a loro gravitano centinaia e centinaia di interessati agitatori di presunto golpismo. Solo gli addetti al Senato (uscieri, stenografi, funzionari, ecc.) sono quasi mille, e tutti con stipendi da favola. La prospettiva di una camera ridotta nelle funzioni, sta dando loro la testa. Si difendono le lungaggini dei politicanti di Roma, più o meno ladrona. Si inventano colpi di stato, e presunti attacchi piduisti alla democrazia. L'importante è non cambiare. Fino allo sprofondamento finale. Ma allora sarà troppo tardi. Anche per cambiare.

nonnoenio


18 novembre 2013

Chieti - Letta, tante belle parole e pochi fatti


 L'appetito vien mangiando, recita un vecchio adagio. Pare faccia al caso nostro. Come interpretare diversamente il dibattito in corso, tra manovre economiche annunciate, proposte, ritirate e poi ancora rilanciate, per essere nuovamente ridiscusse e ripresentate? Talvolta mi sorge il dubbio, credo non infondato, che contrariamente a quanto si afferma, dietro il gran trambusto di parole si nasconda un vuoto di pensiero, di visione. Difficile sottrarsi alla sensazione che ci sia chi ci marcia, speculando cinicamente su questioni che richiederebbero ben altra levatura di pensiero e di proposta, se non altro per rispetto verso quanti la crisi la stanno già pagando e per coloro che la pagheranno cara anche nel prossimo futuro. Il cittadino comune non può che rimanere disorientato, sconcertato, di fronte a tanto bailamme. Si ciancia di miliardi da recuperare quasi fossero bruscolini; di debito pubblico da ripianare, come di cosa piovuta improvvisamente dall'alto. E a chi ha fatto lealmente, sempre e soltanto il proprio dovere, non si fornisce alcuna spiegazione, che chiarisca il perché dell'attule situazione. Da giorni ormai siamo bombardati da un unico messaggio: la crisi c'è, è profonda, bisogna stre entro il 3% altrimenti rischiamo il baratro, dobbiamo agire rapidamente e con interventi strutturali in grado di traghettarci... verso dove? A questa domanda pare non esserci risposta. O per lo meno io non riesco a coglerla. I vari, provvedimenti che la mattina sono presentati dal nostro ministro dell'economia, il pomeriggio vengono modificati perchè la UE ce li boccia, per poi essere nuovamente cambiati la sera. Mi pare siano tutti dello stesso segno: fare cassa in modo rapido e sostanzioso. Quasi che l'unico problema risieda nella necessità di dare risposte convincenti ai mercati, alle istituzioni internazionali, ma senza alcun riferimento alla vita concreta delle persone: ai bisogni, alle necessità della gente. Quello che più mi fa arrabbiare, sono i sermoni di quanti, da pulpiti edificati sul tornaconto personale, pontificano di bene comune. Sappiamo bene quanto questo argomento non goda per niente di una definizione condivisa. E allora come uscirne? Forse iniziando con l'ammettere, con onestà e apertamente, che gli interessi in gioco sono davvero tanti, e che ogni parte cerca di tirare acqua al proprio mulino. Sarebbe già un passo avanti notevole. Contribuirebbe, forse, ad aiutare i più sprovveduti ad aprire un po' più gli occhi, a farsi un'idea più realistica dei giochi di potere in atto, rendendosi più autonomi nel giudizio, anche rispetto alle forze politiche alle quali eventualmente si è dato il proprio consenso, magari rinunciando a restar svegli e critici qel tanto da permettere di rimanere cittadini sovrani, anziché semplici sudditi. Verso la politica in generale, a quanto affermano i vari sondaggi d'opinione, i cittadini italiani nutrono sempre meno fiducia; immagino non sempre a torto.

nonnoenio
 

06 maggio 2013

Chieti - A proposito di IUS SOLI




 Il ministro per l'Integrazione, Cecile Kyenge, rilancia sullo ius soli (il diritto di cittadinanza basato sul suolo, cioè sul luogo dove si nasce di cui si prende automaticamente la cittadinanza) e preannuncia un decreto legge nelle prime settimane di governo. Come testimonial del diritto alla cittadinanza per chi nasce in Italia, non vedrebbe male la stella del calcio Mario Balotelli, che subito si dice disponibile. Il primo ministro nero della storia italiana ribadisce poi che il reato di immigrazione clandestina va abolito. E subito le sue parole provocano la levata di scudi del Pdl, che attraverso Renato Schifani chiede al premier Letta di invitare i suoi ministri a una «maggiore cautela» e invita i membri del governo a «evitare proclami solitari». Le sortite del neoministro non piacciono al capogruppo del Pdl al Senato, Renato Schifani. La difende invece il Pd: «il ministro non fa proclami solitari. Quanto esprime è da tempo sentito dalla popolazione italiana» dice il deputato Patriarca. E' proprio vero che ogni giorno che passa, questi "poco onorevoli" hanno di che discutere, contrapponendosi anche su problemi minimi, riducendo inesorabilmente la vita di questo strano Governo a guida PD.
nonnoenio




05 agosto 2012

Chieti - Dopo Monti ce la faremo?


A guardare i telegiornali, oggi, sembra che nulla sia successo in questo 2012 e appena la morsa della crisi economica e finanziaria è parsa allentarsi un pò, in Italia sono ricominciate le scaramucce dei partiti, quasi che la «ricetta Monti» sia stata una piccola parentesi per tornare poi a fare tutte le porcate fatte fino ad adesso e con la stessa intensità di prima. Una specie di purga che abbiamo dovuto assumere controvoglia, per poterci ributtare a capofitto nella festa e sollazzarci a più non posso candidando e facendo eleggere magari gli amici degli amici o gente incapace di governare. Subito si è rivisto sulla scena Berlusconi, mandato via da Palazzo Chigi tra i fischi e le pernacchie di tutto il mondo, responsabile del malgoverno di 15 degli ultimi 20 anni, che hanno portato al dissesto attuale e all'incremento del gigantesco debito pubblico senza che abbia tentato mai di fare qualcosa per ridurlo. A sinistra s'è ripresentato Nichi Vendola,l'uomo con l'orecchino, dichiaratamente gay, che un minuto dopo l'accordo con Bersani l'ha subito negato, annacquandolo e ridestando gli angosciosi spettri del secondo governo Prodi e delle suicide divisioni quotidiane dell'Unione. Per non parlare poi di Alfano, Casini o la Bindi intenti a cincischiarsi sulla legge elettorale, badando solo al possibile tornaconto personale più che a coniugare nella riforma rappresentanza e governo del Paese. Senza guardare alle opposizioni antisistema, dalla Lega a Grillo e a Di Pietro, tifare ogni giorno il tanto peggio tanto meglio, sperando così di speculare qualche manciata di voti sullo sfascio dell'Italia e dell'Europa intera, fottendosene dei nostri risparmi. Purtroppo le altalene dello spread e della borsa sono lì a testimoniare che la speculazione internazionale non è finita affatto e non molla la presa, e punta ancora pesantemente le sue carte sul crollo dell'euro per spartirsene le spoglie, specie quelle dei paesi mediterranei come Spagna e Italia. Di tutto c'è bisogno tranne che abbassare la guardia, o deragliare dalla via tracciata in questi mesi. Per rimettere in carreggiata il paese, però, non basta un governo Monti, un premier autorevole e stimato nel mondo, alcuni mesi di serietà svolgendo i compiti a casa, per poi tornare a «pizza e mandolino», al fanfaronismo cialtronesco di una classe politica (in gran parte responsabile del disastro attuale), alle demagogie populiste di chi attizza lo scontento sociale per pescare meglio nel torbido e nel qualunquismo e ottenerne poi voti in sede elettorale. Occorrerebbe una classe politica seria, credibile, autorevole, che non dispensa sogni o illusioni, ma prepara responsabilmente il Paese alle scelte che andranno fatte nei mesi prossimi e negli anni futuri. Una classe politica profondamente europeista, che s'impegna con decisione a completare il progetto di De Gasperi, Schuman e Adenauer, unico che può evitare la deflagrazione economica e sociale del continente, e il ritorno dei venti di odio e di divisione che per secoli hanno insanguinato l'Europa. Occorre una classe politica che s'impegni, fin da ora, a portare avanti con convinzione e determinazione l'«agenda Monti», fatta di fermezza nel gestire la crisi e far tornare a crescere l'economia, di riforme che ridiano efficienza, competitività e prestigio al Paese e alle istituzioni, di protagonismo europeo per vincere le potenti resistenze nazionaliste e realizzare l'unità e l'integrazione politica, le sole che possono darci futuro. Alle prossime elezioni del 2013 ce l'avremo questa classe politica seria o si ritornerà a fare le cose come prima, fregandosene di tutto e di tutti?







nonnoenio