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12 ottobre 2017

La scuola italiana oggi


Giornali e televisioni annunciano che l'Italia, purtroppo, è molto indietro rispetto alla media europea nella preparazione culturale degli studenti. Senza voler essere in alcun modo polemico, osservo che ai miei tempi l'università era aperta soltanto a coloro che avevano raggiunto la maturità di licei classici e scientifici, i soli che al tempo erano ritenuti capaci di poter dare una preparazione all'altezza e una visione del mondo più ampia. Poi dopo la seconda guerra mondiale, per una benevola e forse giusta concezione ideologica di sinistra, tutte le scuole sono state denominate licei e l'università è stata aperta anche alle professionali più settoriali che, per la loro impostazione minoritaria, difficilmente possono dare una preparazione analoga a quella dei vecchi licei, In contemporanea, nelle scuole elementari e medie per non intristire i fanciulli non si boccia più. Cosicchè i ragazzi non vengono più sollecitati a impegnarsi nella loro preparazione, non fanno più una gara tra loro, non viene insegnato come studiare, non hanno più un corretto rispetto per gli insegnanti e spesso non sanno scrivere in un italiano corretto. La maturità non costringe più ad avere una preparazione globale data da professori di materie difficili. Al tempo dei "clerici vagantes", e fino all'ultimo dopoguerra, per entrare in un ateneo si doveva sottostare ad una iniziazione particolare, ora ai laureati si permette di cantare una canzone di pessimo gusto. Occorre forse ritornare ad una maggiore severità e compostezza, come osservava il mio antico professore di scienze che magnificava la migliore e più profonda preparazione data dalle scuole mitteleuropee - in particolare la Boemia, da cui proveniva e dove nelle lezioni liceali ci si esprimeva anche in latino - rispetto a quelle italiane. E sopratutto ripensare a una accurata, anche se fonte di sofferenze, selezione degli studenti per una più significativa preparazione a tutti i livelli.

31 maggio 2016

Chieti - Maturità


Maturità, conto alla rovescia. C'è chi prende la tesina da portare all'esame orale di maturità piuttosto seriamente, c'è chi invece non farà a meno di un aiuto dal web. Circa il 56% infatti si rivolgerà a Internet anche solo per trovare un'idea originale da sviluppare, ma tra i cybernauti della tesina non manca chi ricorrerà al copia e incolla. E se gli spunti della rete non bastano, gli studenti sono disposti a mettere mano al portafogli.

@nonnoenio

29 settembre 2013

Chieti - Diritti negati ai giovani studenti


La sentenza del Tar di Milano, che alcuni mesi fa, ha accolto il ricorso di alcuni professori e ha bocciato l'uso dell'inglese in maniera esclusiva per le lauree specialistiche e i dottorati del Politecnico è emblematica di quali sono i valori dominanti - e di conseguenza i diritti difesi - nell'Italia di oggi. Di fronte alla decisione innovativa e decisamente competitiva di una delle migliori università scientifico-tecnologiche del Paese, di introdurre dal prossimo anno, i corsi di specializzazione totalmente in lingua inglese, alcuni docenti hanno fatto ricorso al Tar per fermare la decisione del rettore. Il Tar ha dato loro ragione, tirando in ballo il regio decreto del 1933 che impone l'italiano come lingua ufficiale per l'insegnamento in tutte le università della penisola. Inoltre, ha sostenuto il tribunale amministrativo lombardo, tale decisione «incide in maniera esorbitante sulla libertà di insegnamento», perché imporrebbe ai professori di specializzazione di una laurea internazionale di conoscere l'inglese. E poi violerebbe «il diritto allo studio», costringendo gli studenti a studiare in inglese, anche gli studenti di ceto sociale più basso che non posso permettersi di viaggiare e apprendere la lingua all'estero. Passi il plauso alla sentenza da parte dell'Accademia della Crusca per cui l'italiano ha da essere difeso e promosso nel mondo (ma gli ingegneri che lavorano in Cina o nei Paesi arabi poi parlano italiano con i loro colleghi stranieri?). Ciò che più impressiona e spiega molto del perché l'Italia ha una disoccupazione giovanile che sfiora il 40% ed arriva appena 42ª nella classifica mondiale per competitività e innovazione, è che a promuovere il ricorso sia stata una parte dei professori universitari, quelli della specialistica, secondo i quali la loro libertà d'insegnamento veniva violata dall'obbligo di sapere l'inglese.E la decisione del Politecnico - a loro dire - non tutelava a sufficienza «il primato della lingua italiana sancito dalla Costituzione».

nonnoenio

23 ottobre 2012

Chieti - 24 ore in classe sono troppe ?

In tempi di crisi e rincari, di lacrime e sangue, tutte le famiglie fanno i conti e decidono cosa tagliare; questione di priorità. Si comincia col togliere il superfluo, poi il meno necessario. Io, per esempio, rifletto mille volte prima di comprarmi un paio di scarpe, ma non ho mai pensato di togliere a mia figlia il corso di musica, che ama e che la fa crescere. Così, credo, tutte le famiglie; tranne la famiglia-Italia: da troppo tempo a questa parte i tagli maggiori sono quelli sull'educazione dei nostri figli, e quindi sul loro futuro. Il modo in cui è ridotta la scuola superiore ne è triste esempio. Il delirante machete del risparmio ha prodotto nell'ordine: una riforma pessima, una precarizzazione sempre maggiore degli insegnanti, un aumento del loro carico di lavoro (70 ore). L'ultima novità la regala il ministro Profumo: l'orario di cattedra dovrebbe passare da 18 a 24 ore settimanali. In termini di ore reali, si andrebbe più o meno da 36 a 48 ore, poiché le ore di cattedra sono circa il 50% di quelle di lavoro effettivo. Raccontano poi che questo allineerà il carico di lavoro dei docenti italiani alla media europea. A parte i dubbi sulla costituzionalità della norma (a quale lavoratore è possibile aumentare di un terzo il carico, a parità di salario?), questa è una bugia, l'ennesima raccontata da questi tecnici che sono al Governo e in questa bolgia di adeguamenti, una cosa è certa, nessuno parla di adeguare alla media europea anche gli stipendi degli insegnanti. Dal rapporto Ocse: in Italia il salario medio annuale è di 36 mila dollari lordi. In Spagna di 49 mila. In Germania di 67 mila, quasi il doppio di un nostro insegnante, a fronte di un carico di ore, solo leggermente superiore. Per trovare stipendi come quelli italici si deve andare andare in Portogallo, in Grecia o in Slovenia.

nonnoenio

18 settembre 2012

Chieti - LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE ED I LIBRI USATI


Le tasse aumentano, la spesa pubblica aumenta, e il governo dei professori cosa fa? Niente…! In questi giorni di riapertura delle scuole, il sostantivo “professore…” si sposa bene nell’attuale momento. Le famiglie degli studenti stanno faticando per l’acquisto dei libri e per questo impegno molte di loro chiedono un mutuo alla banca.Anche Geppetto, ci ricordiamo, che s’è dovuto vendere la giacca per comperare "l’abbecedario" a Pinocchio… Le lobby delle case editrici, dei professori, dei presidi, come hanno sempre fatto, hanno scelto l’elenco dei libri, che viene ad incidere su ogni famiglia, già duramente colpita, con una spesa di 494 euro per un figlio, senza l’acquisto dei dizionari! I vari ministri dell’istruzione cosa hanno fatto? Fortunatamente che molti giovani, la maggior parte laureati e specializzati, ma con la sfortuna di non essere figli della ministra Fornero, hanno attivato delle librerie dell’usato, anche a Chieti Questi giovani hanno immagazzinato i libri, li hanno selezionati per materia ed istituto, hanno realizzato dei database sul computer per la gestione dell’attività ed alla fine, per un impegno giornaliero di otto ore, riusciranno a guadagnare pochi euro ciascuno alla fine della vendita. Un esempio per far capire: Sul prezzo di copertina del libro che lo studente vende di 10 euro, chi lo acquista, ha uno sconto del 40 per cento,quindi paga 6 euro.Da questa somma entrata, 5 euro lo riceve chi ha venduto il libro ed un euro il gruppo di amici che ha attivato la vendita del libro usato. Più sono gli amici e meno si guadagna… Cari professori, sono dieci mesi che governate, ma niente è cambiato. Avete fatto presto ad imparare dai politici come si vive... Ci fosse stato uno che avesse dato il buon esempio rinunciando a qualche privilegio. Niente! Mi riesce difficile immaginare quando il mattino vi svegliate e vi guardate allo specchio…, se il vostro viso, il vostro aspetto, è sereno… se avete la coscienza a posto! Siete obiettivi che quello che fate per gli italiani è perfetto e senza compromessi? Caro Monti cosa ha pensato della disavventura del ministro Fornero a Monza? Date un bell’esempio, specialmente ai tanti giovani in cerca di lavoro e non raccomandati. Perché da subito non rinunciate all’auto blu ed alla scorta? Perché i 10mila poliziotti di scorta in borghese non indossano la divisa e vanno sul territorio a svolgere il loro servizio a favore della cittadinanza? Il Sindacato autonomo di polizia denuncia che a Roma ci sono più scorte che volanti in strada. Tornando ai libri di testo e leggendo le statistiche delle associazioni dei consumatori, c’è stato un Boom di acquisto dell’usato, +70% rispetto al 2011. E’ possibile che nonostante non ci siano stati grandi fatti nella storia, nella letteratura, nella matematica, nella musica, nella religione, c’è la speculazione delle case editrici che propongono ed impongono l’acquisto di un testo dove cambia solo la copertina ed il prezzo? Caro ministro Profumo, se ci fosse una commissione che controllasse la filiera dei libri scolastici, i libri verrebbero a costare la metà! Una buona notizia è che il Codacons denuncerà gli editori di libri scolastici che metteranno in commercio nuovi prodotti senza che vi siano modifiche essenziali rispetto alle edizioni precedenti. La speranza è che il prossimo anno, caro ministro pro tempore Profumo, le famiglie possano risparmiare questi soldi se verranno mantenute le promesse sui libri in digitale, anche se così come è stata ideata questa decisione, creerà più problemi che vantaggi.



Scritto da: Luciano Pellegrini
 Le foto su questo link:FOTO


05 maggio 2012

Lauree lampo


In Italia certi fatti concorrono ad avvalorare la tesi che il titolo di studio oggi non valga più niente, molto di più contano le capacità del singolo individuo che ha conseguito con merito il così detto "pezzo di carta". Oggi purtroppo tutti o quasi, pagando qualche euro possono fregiarsi del titolo di dottore in...,  conseguendo fior di lauree all'estero, dove non le utilizzeranno, ma con le dovute raccomandazioni, potranno forse esercitare in Italia. Gli ultimi due casi di intrallazzo classico sono capitati a due esponenti della Lega Nord, al tesoriere Belsito per intenderci e al pargolo del Boss, Renzo detto il Trota. Pare che nella cassaforte dell'ex tesoriere della Lega, aperta dagli investigatori nell'ambito delle inchieste sulle presunte distrazioni dei fondi del Carroccio, che sarebbero stati utilizzati per le spese personali di Umberto Bossi e dei suoi familiari, siano saltati fuori altri fogli, che chiamano in causa ancora una volta il «Trota»: il suo diploma di laurea, preso in tempi rapidissimi ( tre anni in uno ) in una università albanese. Ora mentre gli inquirenti vogliono capire con quali soldi sono stati pagati quegli stud, noi vorremmo sapere che valore ha quel pezzo di carta. In tre paginette, nella famosa cartelletta "The Family", con l'intestazione «Università "Kristal" di Tirana» è certificato che Renzo ha ottenuto in Albania il «diploma» di «primo livello» in «gestione aziendale» presso la «Facoltà di economia aziendale». Pare nella stessa università, ma iu un'altra facoltà, dove Pierangelo Moscagiuro, bodyguard del vicepresidente del Senato, Rosi Mauro, abbia presa la sua. Dal sito dell'Università "Kristal", fondata da un privato nel 2005, risulta infatti che quel tipo di percorso di «primo livello» ha una durata di tre anni e porta ad acquisire «180 crediti». Gli stessi ottenuti dal figlio dell'ex segretario della Lega. Renzo che però, ha preso il diploma di maturità in Italia solo nel luglio 2009, a 21 anni quindi non al primo colpo, mentre il certificato di laurea della facoltà albanese reca invece come data di conseguimento il «29 settembre 2010». Poco più di un anno, dunque, tra la maturità e la laurea, presa superando, come da attestazione (tutta in lingua albanese), «29 esami». Tra le materie seguite da Renzo, numero di matricola 482 (c'è anche una sua fotografia), «Sociologji», ovvero sociologia, e «Gjuhe e Huaj», ossia «lingua e estero».Vi immaginate voi se questo campione, che ha conseguito questa laurea con voti altissimi, decidesse di esercitare in Italia, magari con qualche raccomandazione la cosa sarebbe possibile.Quanti di questi "campioni" sono in circolazione in Italia? Quanti di questi "fenomeni" sono riusciti ad accaparrarsi qualche buon e remunerato posto grazie ad una laurea comprata? Spero solo che non esercitino in campo medico magari mimetizzato tra dottori veri in un pronto-soccorso di un nostro ospedale.Oggi i nostri migliori "cervelli" se ne vanno all'estero mentre i "coglioni" cercano di sistemarsi qua.

nonnoenio

25 gennaio 2012

Chieti - Laureari a 28 anni ?


«Dobbiamo iniziare a far passare messaggi culturali nuovi: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni, sei uno sfigato... essere secchioni è bello». Parole forti o le solite cazzate che il viceministro del Lavoro, Martone ha pronunciato ad un convegno sull'apprendistato suscitando la reazione «indignata» delle associazioni di studenti di destra e sinistra, della Cgil e di tante forze politiche, bipartisan. Tante voci di condanna, tutte fortemente critiche sull'opportunità di accusare i giovani in un momento particolarmente difficile per il paese, per le famiglie e proprio per i ragazzi. Con pesanti accuse al viceministro invitato senza mezzi termini a «tornarsene a casa», ma anche ad «informarsi sulla realtà» e a pensare a chi lavora per mantenersi agli studi, ai tanti disoccupati laureati. E i commenti fioccano a centinaia sui siti web e i social network.
nonnoenio

11 febbraio 2011

Ritrovarsi a Chieti

Oggi a Chieti è giorno di mercato ed è quasi impossibile trovare un parcheggio, neanche in Piazza San Giustino, ma io sono stato fortunato, dopo appena una quindicina di minuti che giro in tondo, si è liberato un posto e io mi ci sono fiondato. Ho dato appuntamento a quelli della V° chimici dell'ITIS Luigi di Savoia, anno 1966. Ritrovarsi ancora una volta per vedere che ci siamo e cosa siamo diventati. Ancora una volta, meeting al Bar Vittoria, sotto i portici, alle 11 di martedi 8 febbraio mattina. Solo in quattro si sono presentati per raccontarsi le peripezie e gli aneddoti piccanti di quando eravamo a scuola in quell'anno della maturità, 1966, che ci ha visti entrare, da grandi, maturi, nel mondo dei grandi. Presenti da destra a sinistra : Franco pensionato, Enio pensionato, Stefano pensionato e Cicconetti anch'egli pensionato. Assenti ingiustificati perchè invitati: Rolando il regista, Carlo il pensionato e Rira pur'essa pensionata. Prossimo appuntamento ai primi di Luglio per una mangiata di pesce a Montesilvano, sperando di essere qualcuno in più.

04 dicembre 2010

Correva l'anno 1966 e avevamo circa 18 anni


La foto quì spra è stata scattata davanti alla palestra dell'ITIS di Chieti e pertanto mancano le femminucce della nostra classe (allora facevano ginnastica a parte) . Il primo della fila in basso accosciato è Marconi subito dopo c'è Conte, con la maglia bianca si vede Tatasciore e per finire Malizia. Della prima fila in piedi riconosco solo Tomassetti con dietro la testa di Adriani, con gli occhiali il professore Toppetti, a fianco si nota distintamente la testa di Treddenti e poi gli ultimi due, Spezzaferro, quello alto col maglione nero e Pizzuto. Io, mi vedo appena in quanto la mia faccia è in ombra e sono esattamente sotto la mano che fa le corna. Se qualcuno si riconoscesse in questa foto è pregato di comunicarmi il suo nome e un eventuale il suo indirizzo mail o cellulare, per poterlo contattare ed eventualmente organizzare un grande meeting con una bella mangiata. Eventuali altre foto, per essere pubblicate, vanno spedite in formato jpg a: nonnoenio@yahoo.com

Anno 1966, quando si studiava per prendere il diploma di Perito Chimico Industriale Capotecnico all'ITIS Luigi Di Savoia di Chieti e le classi erano composte già da 30 alunni e le sezioni arrivavano fino alla G e a scuola si andava sia la mattina che il pomeriggio e le lezioni finivano alle 17,30...

02 novembre 2010

Compagni di scuola....




La chiamavamo la maestra dalla penna rossa. Si lei! La mia maestra, della scuola elementare, aveva una modesta treccia che portava appuntata a crocchia sulla nuca. Vestiva con estrema semplicità, sempre di scuro e calzava scarpe comode; percorreva ogni giorno, a piedi, la strada fra Madonna della Misericordia e Madonna degli Angeli. In molti di noi, alunni, conoscevamo la sua strada, sbucava dalla salita, noi l'aspettavamo un po' in disparte, per poi seguirla fino alla chiesa, dove alle sette veniva celebrata la messa per noi scolari. I miei ricordi si rifanno agli anni cinquanta e successivi e la mia maestra la ricordo benissimo. Era una di quelle donne molto pie, dimesse che profondevano nel loro rapporto con gli scolari ogni loro energia, tanta comprensione e encomiabile pazienza. La signora maestra era tutto per noi. Un gesto affettuoso, un suo apprezzamento, il segno tangibile di una valutazione positiva che ci riempiva di orgoglio, ci ripagava e spronava a far meglio. In classe eravamo 25 ed erano inclusi tutti i livelli della capacità di apprendimento. Ci aveva accolti in prima, poi ci accompagnò anno dopo anno fino alla terza. Ci conosceva benissimo, lei all'apparenza dimessa, fragile, conservava una sua forza interiore, una sua capacità di imporsi che le consentiva di tenere a freno anche i più irrequieti e apprezzare quanto insegnava, facendo sì che il tutto si radicasse nella nostra mente e che, con il tempo, portasse a maturazione i frutti sperati. Poi siamo andati alle Nolli col maestro Della Penna che abitava nel primo vicolo a sinistra della strada che conduce alla farmacia Spatocco, quella sempre aperta, una volta, per 24 ore al giorno. E poi parecchi di noi sono andati all'industriale a fare chimica e ci siamo diplomati nel 1966. Questo sopra (cliccare per ingrandire) è l'elenco di quelli che hanno conseguito, il diploma di Perito Chimico Capotecnico (nonostante nella commissione d'esame ci fosse Monaco) e se qualcuno volesse contattarmi lo faccia all'indirizzo e-mail: nonnoenio@yahoo.com così vi aggiungerò all'elemco di quelli che si incontrano una volta all'anno al Bar Vittoria per fare il punto su quello che eravamo (ragazzi e ragazze scapestrati/e) e quello che oggi siamo diventati, nonni che ormai in pensione portano a spasso i nipotini alla Villa Comunale di Chieti.


22 ottobre 2010

Maestra troppo sexy

Una mamma scopre che fra gli insegnanti della figlia, c'è anche una Miss, Ileana Tacconelli, 28 anni, di Chieti, ex reginetta dell'Abruzzo. Proteste a non finire, va dal rettore, cerca di raccogliere firme fra gli altri genitori, ma non riuscendoci ritira la sua bambina dall'istituto che la ospita. Sexy maestra io ? Chiede la Tacconelli: «Quella vita è finita ormai 11 anni fa. Io resto al mio posto, sono tranquillissima». Il trambusto è oltre il cancello del San Carlo, dove ci sono i fotografi, la tivù, il Collegio dell'alta borghesia, trattato come una balera per veline. La velina di ritorno è appunto Ileana Tacconelli, 28 anni, ex reginetta, poi la laurea triennale, oggi la cattedra, ma sempre bella come una miss. Sarà mica una colpa? La ragazza che insegna ormai da tre anni, incurante del trambusto causato da questa mamma invadente, che ha raccattato filmati e foto da Internet per screditarla, ieri mattina, era come sempre in cattedra perché - raccontano i suoi amici - «Ciò che ha deciso di fare e che le piace fare è insegnare ai bambini che adora».

20 settembre 2010

Le nostre scuole!

E' di questi giorni una sceneggiata della preside del liceo classico di Chieti, che per forzare la mano alla provincia, manda due classi a fare lezione in Piazza G.B.Vico e poi li mette, il giorno dopo, in un corridoio. Che la sua scuola non fosse a norma come altre centinaia di scuole della regione Abruzzo, lo sapevano tutti e non vi hanno messo riparo per tempo. Alla Gelmini che si è prefissa il compito di riformare la scuola italiana (l'istruzione in Italia) e di portarla a livello europeo in brevissimo tempo, rispondono i PRECARI (gente che dovrebbe avere una cattedra provvisoria e non fissa) che scioperano per rientrare nelle scuole ad insegnare, (sempiterni) spicca la situazione disastrosa delle scuole (intese come edifici) italiane. Crepe, crolli di intonaco in aula e nei corridoi, finestre rotte, bagni sporchi (i bidelli non puliscono più, suonano solo la campanella al cambio dell'ora) e senza carta igienica, palestre malandate, vandalismo e bullismo in aumento(ognuno si sente in dovere di danneggiare un pezzo di scuola e renderla ogni giorno di più simile ad un porcile): il 16% delle scuole non è sicuro e un altro 20% riesce a «strappare a fatica» la sufficienza. Il quadro «allarmante» della sicurezza a scuola emerge dall’VIII rapporto «Sicurezza, qualità e comfort a scuola», presentato ieri a Roma da Cittadinanzattiva, che, tra aprile e maggio, ha svolto sopralluoghi in 82 edifici scolastici di 8 regioni. In materia di sicurezza, osserva Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale della scuola per l’associazione, «non è tollerabile strappare la sufficienza. Nessuno salirebbe su un aereo ipertecnologico, ma rattoppato. Eppure per le scuole accade». Il 93% delle aule non ha porte antipanico e le scale di sicurezza risultano assenti nel 29% delle scuole a più piani. Con l’innalzamento del numero di alunni per classe previsto dal ministero, osserva Cittadinanzattiva, preoccupa quello che potrebbe accadere nel caso in cui si dovesse evacuare in fretta. Il 38% delle aule ha finestre non integre, il 20% pavimenti difformi, il 27% prese e interruttori rotti o divelti e un altro 27% cavi volanti. L’intonaco si stacca dalle pareti dei corridoi, dei bagni e delle aule rispettivamente nel 29, 21 e 20% dei casi. Il problema è soprattutto la manutenzione che è carente nel 28% dei casi. E in caso di urgenza, segnalano i responsabili del servizio di prevenzione e protezione, due volte su tre l’ente proprietario non interviene. Poco più di una scuola su 3 (37%) possiede la certificazione di agibilità statica sebbene il 55% del campione si trovi in zona a rischio sismico. Solo una su 4 è provvista della certificazione igienico-sanitaria e solo il 31% possiede quella di prevenzione incendi. Circa il 63% delle scuole ha l’impianto elettrico a norma, nel 2009 era l’80%. E solo il 51% rispetta le norme antincendio. Migliora invece la prevenzione: il piano di evacuazione è presente in tutte le scuole, quello di valutazione dei rischi nel 96%, le prove di evacuazione sono svolte con regolarità nel 93% degli edifici. Ma nel 35% dei bagni manca la carta igienica, nel 39% è assente il sapone, il 68% è sprovvisto di asciugamani. Bisognerebbe sedersi tutti intorno ad un tavolo (rotondo magari) dove ognuno porti un suo contributo e si incominci veramente a fare qualcosa. Non può esserci rinascita della scuola (insegnamento) se questo fra non molto si dovrà fare all'aperto!