04 agosto 2014

Chieti - Chi ha paura di cambiare ?


La marcia sul Quirinale dei parlamentari e gli 8.000 emendamenti presentati in aula per affossare la riforma del Senato, sono l'emblema di un Paese, abbarbicato nella difesa dei privilegi di pochi a scapito dei più, nel timore di una cosa soltanto: il cambiamento. È questo il male profondo che affligge l'Italia oggi: la paura di cambiare. Piuttosto si preferisce la paralisi. L'incancrenirsi dei problemi. O addirittura, come nel caso di Alitalia, il fallimento della trattativa, cullando il retropensiero che poi sia lo Stato ancora una volta a metter mano al portafogli. Da oltre 30 anni, si discute del superamento del bicameralismo paritario. Fin dai tempi della Costituente ci si interrogò se aveva senso prevedere due assemblee parlamentari per fare la stessa cosa, con l'unico risultato di rallentare i lavori e rimandare le decisioni. Da decenni tutti, politici in testa, ripetono che la presenza di due camere uguali che si rimpallano l'un l'altra i testi legislativi, costituisce una delle cause principali per cui non si fanno le riforme: si parla, si parla e non si arriva mai al dunque. Ora che, finalmente, si prova a modificare un meccanismo bloccato, a dare centralità ad una camera elettiva, eliminando l'elezione diretta di un inutile doppione istituzionale, ecco che si scatena il finimondo. Ma da parte di chi? Dei diretti interessati, i senatori. Dietro il caos parlamentare delle ultime settimane, le ridicole quotidiane grida al «golpe» da parte di chi, come Grillo, la democrazia non l'applica nemmeno al suo movimento intruppato dentro un autoritarismo militare, c'è solo una ragione: la paura di perdere potere, o di dover cedere la poltrona. Sono 315 i senatori che non avrebbero più carica elettiva. Ma soprattutto attorno a loro gravitano centinaia e centinaia di interessati agitatori di presunto golpismo. Solo gli addetti al Senato (uscieri, stenografi, funzionari, ecc.) sono quasi mille, e tutti con stipendi da favola. La prospettiva di una camera ridotta nelle funzioni, sta dando loro la testa. Si difendono le lungaggini dei politicanti di Roma, più o meno ladrona. Si inventano colpi di stato, e presunti attacchi piduisti alla democrazia. L'importante è non cambiare. Fino allo sprofondamento finale. Ma allora sarà troppo tardi. Anche per cambiare.

nonnoenio


4 commenti:

  1. Non so se è incoscienza o se dipende dal fatto che una bella fetta di Italiani pensa di essere al riparo da qualsiasi problema ma le riforme sull'assetto del Parlamento, sulla legge elettorale eccetera secondo me non sono affatto una priorità. Per semplificare, rientrano anche loro nella categoria del chissenefrega.

    Nel mondo dove vivo io i negozi chiudono e rimangono vuoti o ci entra un parrucchiere cinese o un venditore di kebab, le zone industriali sono in gran parte abbandonate, i capannoni vecchi ormai fatiscenti, quelli nuovi in cerca di qualcuno che li voglia affittare. Le aziende chiudono o delocalizzano, licenziano e la gente non riesce a rientrare nel "mondo del lavoro" perché se va bene si tratta di lavori temporanei con contratti "atipici". E in questo scenario post-atomico il debito pubblico aumenta ogni mese, la spesa anche e le tasse aumentano di conseguenza (appena pagata la TARI, tre rate).

    Ce ne rendiamo conto oppure no?

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  2. Masse di chiacchieroni inconcludenti da talkshow Non sarebbe ora di mandarli a lavorare e per la maggioranza sarebbe una cosa inedita...fini dalema gasparri cicchiti le varie amazzoni e altre masse di nullafacenti mantenuti da una vita rapinando paghe pensioni case dei soliti noti alle solite latitudini?

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    1. ...non si capisce più niente, infiniti interessi particolari e la poca chiarezza di tutti non fanno altro che incentivate la disaffezione per la cosa pubblica, forse siamo vicini alla resa dei conti o almeno me lo auguro !

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  3. Visto che ci vivo dentro so che è esattamente così, non si deve cambiare per quei pochi che hanno molti privilegi. Che schifo.

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