03 settembre 2010

Disoccupati

«La situazione rimane preoccupante - dice il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi - ma sarebbe colpevole non riconoscere il dato oggettivo di un differenziale positivo con l'Europa e di una tendenza negativa sostanzialmente fermatasi». «È una Waterloo sociale - sottolinea invece Cesare Damiano del Pd - ma il governo non trova niente di meglio che discutere del processo breve per dare l'ennesimo salvacondotto a Berlusconi». Preoccupazione viene poi espressa dai sindacati. «La ripresa non si traduce in aumento dell'occupazione», dice Santini della Cisl che chiede interventi così come Fammoni della Cgil indicando il massimo storico del tasso di inattività. «Politiche per i giovani e per il Sud», chiede invece Loy della Uil. In Italia, il tasso di disoccupazione resta stabile, ed è pari all’8,4%. È un dato che, come spesso succede, si presta alle interpretazioni più diverse. Dalla «Waterloo sociale» (Cesare Damiano, capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera) a «Abbiamo fermato la tendenza negativa» (Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali). Ma c’è un altro dato che ci dovrebbe preoccupare, e molto: quello della disoccupazione giovanile. Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia un giovane su quattro (26,8%) non riesce a trovare un posto di lavoro o a reimpiegarsi. Una percentuale tremenda. Ma che cosa si sta facendo per porvi rimedio? Il ministro per lo Sviluppo economico sta studiando qualche contro misura? No. E perché? Perché è anche lui un disoccupato. Nel senso che non abbiamo un ministro per lo Sviluppo economico. Quello che c’era, Claudio Scajola, si è dimesso, travolto dagli scandali della «cricca». È successo quattro mesi fa e il presidente del consiglio non ha ritenuto opportuno, ad oggi, indicarne il sostituto. Coraggio, Silvio, almeno un posto di lavoro lo possiamo offire, e magari, perché no, a una giovane ?

11 commenti:

  1. Purtroppo il dato è ancora peggiore perchè se ad esempio un Co.Co.Co. lavora ad inizio anno per pochi mesi, poi non lavora per meno di "6 mesi"? e poi riprende a fine anno come Co.Co.Co. nel perido citato risulta OCCUPATO, poi, NON occupato, ed infine OCCUPATO; quindi non risulta MAI DISOCCUPATO (per cui quindi quel 26,8% è ottimistico). Il problema è che le aziende vogliono i "neo diplomati" oppure i "neo laureati" con mansioni da diplomato, oppure non prendono i laureati perchè hanno troppa esperienza... In poche parole la domanda non coincide con l'offerta.

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  2. Innanzitutto noi genitori dobbiamo tornare ad insegnare ai nostri figli che lavoro=fatica.. sia che si faccia l'operatore ecologico che il medico... Io son dovuto andare a Milano a cercarmi un lavoro e per 40 anni ho fatto sacrifici. A livello sociale invece le università dovrebbero essere molto più selettive è inutile laureare 500 ingegneri quando solamente 300 potranno spendere attivamente i loro studi... Altro punto importante non si possono immettere sul mercato del lavoro laureati che non hanno mai toccato con mano pratica le tematiche di cui si devono occupare, ingegneri mai andati in un cantiere, o insegnanti che hanno avuto solo qualche sporadico contatto con i ragazzi. Continuo dicendo che sono i nostri figli a doversi adattare al mondo del laovro perchè ricordo a tutti che NESSUN imprenditore è così stupido da non trattenere nella sua azienda una persona valida.... Chiediamoci invece il perchè ci siano tanti giovani che se ne stanno a casa sul divano (io ne conosco qualcuno...) in attesa solo del posto fisso che ora come ora è molto difficile da ottenere. Che i nostri ragazzi tornino come abbiamo fatto noi (ho 65 anni non 80...) a raccogliere l'uva, a fare gli stagionali come si faceva una volta in attesa del posto... E poi muoviamoci perchè non lo troveremo mai a pochi chilometri da casa.

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  3. Ho vissuto nei primi anni cinquanta il periodo più nero della mia vita proprio a causa della disoccupazione e quindi so cosa vuol dire.
    Immagino la disperazione soprattutto dei giovani ma anche di chi ha già una famiglia.
    Ma sembra in alto loco, che sia una questione di secondaria importanza.

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  4. Al berlusca gli devono essere fischiate le orecchie tra ieri e oggi. Tant'è che stasera ha annunciato che la prossima settimana farà il nome del ministro per lo sviluppo economico. Che cambi qualcosa anche con il nuovo ministro in carica ho i miei dubbi comunque.
    E poi ti do ragione. I nostri giovani devono rimboccarsi le maniche e accettare il lavoro dalla gavetta. Si parte da lì, con umiltà e tanta buona volontà, per salire la china.

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  5. Noi 'giovani' e 'meno giovani' viviamo in uno stato di guerra permanente.
    Questa è la verità.
    Lottiamo, nel mondo del lavoro, con immigrati che sono abituati alla guerra,
    che sono in uno stato di emergenza naturale, scappati dalla povertà, dalla fame vera,
    dai conflitti etnici o dalle guerre civili...
    Per loro è naturale lo stato di calamità.
    Voi 'assunti a tempo indeterminato' o in pensione regolare... Non potete semplicemente
    capire come ci avete ridotto.

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  6. Il vero problema è il lavoro e non le leggi ad personam. Finiamola di prenderci in giro.

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  7. Il problema del problema del lavoro e' che e' un problema irrisolvibile.

    Se ci sono "paesi emergenti" (Cina, India), siccome nulla si crea e nulla si distrugge, ci sono "paesi submergenti", cioe' che affondano.

    Mano a mano che tutte le produzioni si spostano la disoccupazione diventa evidente in tutti i cosiddetti "paesi occidentali".

    L'Italia per tutta una serie di magagne di cui la piu' seria e' il sottosviluppo del meridione, e' in condizione di debolezza. Il tessuto tradizionale della piccola impresa non e' adatto a diventare competitivi sul know-how invece che sulla produzione a basso costo perche' la ricerca e sviluppo richede investimenti e infrastrutture che le piccole aziende normalmente non possono permettersi.

    Quindi in sostanza non c'e' niente da fare, diventeremo piu' poveri mentre altri diventano piu' ricchi.

    L'unica speranza e' che il fenomeno sia gestibile/gestito in modo da evitare cataclismi.

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  8. A proposito della scuola, inclusa l'universita', come tutti gli enti pubblici esiste al solo fine di dare lavoro ad un tot di persone.

    Col solito sfriso di mefie e mafiette, gente che non lavora, inadatta al ruole, ignorante, che trova lavoro a Bolzano e poi si da malata per tornare a casa a Canicatti, eccetera.

    Gli studenti con la scuola c'entrano come il cavolo a merenda, paradossalmente. Mai visto un corteo di protesta perche' la qualita' dell'insegnamento e' scadente.

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  9. Per quanto mi riguarda ho vissuto una infanzia povera, anzi molto povera: per un periodo 1947-1957 abbiamo mangiato grazie alla pasta che ci dava la parrocchia, non me ne vergogno. L'adolescenza è passata lavorando dove trovavo qualcuno che mi faceva fare una settimana da manovale, due giorni a raccogliere il fieno, due settimane le mele e così via, fino al diploma poi la fuga a Milano, in quel di Brugherio nel 1966. Gli studi, laurea compresa, me li sono pagati salati senza ferie, discoteca e macchina.Mi ricordo che me la comperai quando avevo 35 anni, una Ford Fiesta di seconda o terza mano che mi ha portato a Sesto per 5 anni alla fermata del metro che mi scaricava ogni mattina in Piazza Durante a lavorare. Cazzo c'ero riuscito, facevo un lavoro che mi piaceva e per il quale avevo tanto studiato... l'ho fatto per 38 anni filati fino a quando il Padreterno ha deciso che potevo smettere con un infarto e un'operazione (sostituzione della valvola aortica al san Gerardo nel 2004)molto rischiosa, quando i primari finivano in carcere perchè invece delle "sorin" impianrtavano delle valvole brasiliane poco testate incassando 60 milioni dal fornitore senza chiedersi se avrebbero funzionato e per quanto... Solo allora ho capito che la medaglia di "cartone" non faceva per me e me ne sono andato in pensione...

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  10. C'e' una differenza tra essere poveri in un paese emergente e essere poveri in un paese submergente, sono le prospettive.

    In Italia negli anni 50-60 c'era la speranza di potere passare da un lavoro ad uno migliore dandosi da fare. Sono le storie di tutte le nostre famiglie piu' o meno. Putroppo la situazione attuale e' opposta, hai possibilita' di passare da un lavoro ad uno peggiore (o nessun lavoro) qualsiasi cosa tu faccia, i TFR si sono gia' in parte volatilizzati a causa delle perdite accumulate dai fondi di investimento e la pensione diventa via via sempre piu' problematica.

    E poi e' difficile abituarsi a pane e cipolla essendo abituati a pane e prosciutto di Parma.

    Una cosa da non sottovalutare secondo me e' che sia il fascismo che il nazismo sono originati da condizioni sociali ed economiche di crisi sensibile. L'impoverimento della nazione non e' solo fastidioso ma e' anche foriero di un certo numero di possibili conseguenze.

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  11. La verità è che:

    noi giovani siamo svogliati

    noi giovani non abbiamo voglia di lavorare

    noi giovani pensiamo solo alla plaistession e alle veline

    no giovani non siamo come i nostri genitori quando erano giovani

    noi giovani siamo dei debosciati senza valori

    noi giovani blablabla ci vorrebbe brunetta blabla

    e intanto chi fa sti discorsi è già in pensione, ma lavora ancora, togliendo posti di lavoro ai giovani, che una pensione non la vedranno mai

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