Sono convinto che si possono fare altre esperienze anche ad età matura Le cose però bisogna saperle raccontare con un occhio seppur critico , ma non di parte. La politica, l'associazione ambientalista partitica , non devono occuparsi delle situazioni. Potrei rispondere come addetto stampa del CAI della Regione Abruzzo all'articolo: Dal Lavino al Pomilio , ma per correttezza, non potendomi confrontare con il presidente regionale del CAI Eugenio di Marzio, in quanto non presente per diversi giorni, replico a titolo personale come socio della sezione Maiella del CAI di Chieti. Prima di scrivere, io sono abituato a documentarmi, ad intervistare, a parlare con le persone interessate. Avrei parlato con il Presidente Regionale o con il presidente della sezione Maiella di Chieti. Avrei parlato con la forestale. Avrei parlato con l'ente parco. Avrei cercato di non nominare Legambiente, che insieme alle centinaia di associazioni ambientaliste forma una casta. Hanno un direttivo con un centinaio di nomi! Quanto costano? Ma l'ambiente ha bisogno di tutte queste sigle? O ha bisogno dell'educazione e del rispetto! A cosa servono tutti questi nomi se lo scopo è lo stesso, l'ambiente! Indubbiamente alle poltrone che poi diventano Rosse o Bianche o Nere. Per correttezza di informazione nel 2005, il 6 aprile, Legambiente sottoscrive un protocollo d’intesa con Anev, l’associazione delle imprese del vento. Inizia una collaborazione per realizzare impianti eolici in maniera armoniosa con il paesaggio...! E' sotto l'occhio di tutti come è stato deturpato il paesaggio da “ questi pali immobili...”, che non producono energia, ma hanno portato soldi a chi li ha realizzati.
SOLUZIONE DISSENNATA QUELLA DI CHIUDERE LA STRADA !
La Provincia di Chieti non fa più manutenzione alla strada ed i mezzi non possono più transitare, tranne quelli di soccorso. Ma il rifugio Pomilio esiste? Anzi è stato anche ristrutturato completamente nel 2007. Questo rifugio è un punto di riferimento importante per le escursioni. Ma serve anche per i turisti della domenica che si fermano per mangiare, godono del panorama e tornano a casa. Però, grazie a questa decisione dell'ente Parco Maiella, tutto è diventato più difficile. Oggi si può arrivare con la vettura sino al rifugio, facendo finta che non esiste il divieto. Ma l'escursionista che deve affrontare lunghi percorsi, deve soffrire. Sia perché il rifugio è chiuso e quindi non può né mangiare e né pernottare, sia per la strada chiusa ,che fra andata e ritorno dal rifugio alla madonnina del block house, minimo occorrono due ore ,che sommate al tempo per arrivare per esempio a Monte Amaro, hanno fatto desistere molti a questo impegno. La struttura esterna si sta sfaldando, ma anche l'interno non è messo meglio. La non lungimiranza del parco ha portato all'abbandono della zona . Ed ecco che le persone maleducate, i coglioni, hanno fatto diventare una discarica un pezzo di montagna. Ci vorrebbe controllo da parte della forestale..., ma è difficile prendere e multare questi incoscienti.
L'ambientalista del NO ha dato coraggio a questa chiusura. Se le persone percorressero i sentieri montani non si meraviglierebbero della sporcizia che trovano. Ma questo è un vezzo tutto italiano.







