24 maggio 2011

Chieti - Alpinismo giovanile

L'alpinismo giovanile è una delle attività istituzionali del Club Alpino Italiano. Esso ha lo scopo di far conoscere ai giovani (8-18 anni) la montagna in modo corretto e responsabile. Si rivolge ai giovani con intenti principalmente educativi e didattici, utilizzando l'ambiente montano e naturale in generale, per aiutare i ragazzi nella loro crescita alpinistica e umana. L'attività di alpinismo giovanile si concretizza nell'organizzazione di escursioni in montagna e corsi specifici per i ragazzi,
impostati su vari livelli di difficoltà, attività coi ragazzi nelle scuole, corsi di formazione e aggiornamento per gli accompagnatori e per gli insegnanti delle scuole, con progetti specifici e riconosciuti dal Ministero della Pubblica Istruzione. Vivere la montagna in modo gioioso e soprattutto in sicurezza è la proposta dell'Alpinismo giovanile del CAI che ritiene l'ambiente montano il più idoneo per realizzare esperienze formative che aiutino i ragazzi a crescere sotto il profilo tecnico, culturale, umano e spirituale. Gli Accompagnatori di Alpinismo Giovanile sono operatori volontari del Club Alpino Italiano, formati all'interno delle commissioni specifiche. Il titolo di Accompagnatore del CAI comporta un lungo percorso di formazione e aggiornamento continuo, e comporta la responsabilità della conduzione di gruppi di alpinismo giovanile e l'organizzazione di corsi, gite in montagna e di momenti di aggiornamento specifici. Gli accompagnatori sono persone esperte e formate soprattutto per quanto riguarda la tecnica alpinistica, l'educazione e la conduzione di gruppi di giovani in ambiente montano. Il loro scopo è quello di formare i giovani, aiutarli nella loro crescita umana e fargli vivere esperienze emozionanti e divertenti, mantenendo sempre il massimo livello di sicurezza, diffondere la conoscenza e il rispetto per la natura, promuovere e/o aderire ad incontri e scambi.

Per fare ciò il CAI forma titolati che sappiano accompagnare i giovani nel loro percorso di crescita umana, utilizzando la montagna come palestra di vita. Questa impostazione implica una attenzione particolare nella formazione relativa alle metodologie di insegnamento. Siamo scesi dall'’autobus a Cesacastina, e questi ragazzi, si sono preparati all'’escursione,ognuno con il suo zaino, scarpe adatte e obbedienti al responsabile che sta portando avanti questo impegno. Ho notato un gruppo unito, fraterno e organizzato. Luigi Massimo Caterina, alpinista esperto e titolato del CAI mi ha riferito che ha un gruppo di 22 giovani. Spera che qualche altro socio del CAI possa aiutarlo! Esiste un programma dedicato alla loro attività con uscite e corsi didattici nella sede sulle problematiche della montagna sull'’orientamento, sulla cartografia. Ho notato con quanta allegria i giovani hanno percorso il sentiero responsabili ed attenti. Hanno bevuto e mangiato quando gli è stato comunicato. All'’arrivo si è guadato il torrente su una trave di legno lunga 2 metri e larga 30 centimetri ad una altezza di un metro. Penso che non molti sono capaci di fare questa traversata, ma loro con sicurezza e con lo sguardo vigile degli accompagnatori hanno vissuto questa esperienza. Contemporaneamente Io ed un gruppetto abbiamo preferito seguitare l’escursione stimolati anche da altri amici delle sezioni CAI di Lanciano ed Ascoli Piceno. Però un po'’ per il tempo che stava peggiorando ed un po’ perché la parte del gruppo che si era fermato stava tornando a valle, abbiamo interrotto l’escursione alla sella del Gorzano, a 2260 metri . Poco male ma il panorama da questa sella è incantevole. Scesi a valle, questi ragazzi ancora in forza e pimpanti, hanno giustamente approfittato di un parco giochi e dopo l’ennesimo panino, il gelato. Si torna a Chieti. Diversi in autobus hanno preferito dormire. Ho frequentato diverse associazioni pseudo cai. Ero molto amareggiato quando vedevo nel gruppo un solo bambino che percorreva lo stesso nostro sentiero. Il loro aspetto era malinconico. Era stato svegliato contro voglia e forzatamente buttato giù dal letto, per la pace familiare . Erano costretti a camminare con persone adulte, non potevano fare capricci, affrontare intemperie, non sorridere! Tornati a casa stanchi e non felici di quello che avevano fatto , depressi per gli anni che hanno subito queste angherie, appena si sono staccati dai genitori “ hanno odiato la montagna”. Non li ho più visti frequentare la montagna. Ancora più deplorevole venire a conoscenza che ci sono bambini che vengono esaltati per quello che fanno in montagna insieme a genitori e parenti. Poveri frustrati! La famiglia non ha capito che questo bambino “ è, e sarà un diverso” nella società “. Vivere da isolati alla loro età è da rifiutare, invece è bello vedere nelle nostre escursioni bambini e genitori che camminano insieme. Certamente raggiunta l’età per l’iscrizione all'’alpinismo giovanile, già motivati dalla precedente esperienza, creeranno un giusto ricambio agli adulti, “ su con gli anta…”


Scritto da: Luciano Pellegrini

4 commenti:

  1. complimenti, oggi avere a che fare con i giovani, senza deluderli per sempre, ci vuole : esperienza, buona volontà e molto, molto coraggio.

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  2. Parole sante, caro enio.

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  3. L'abolizione della naja è stata un disastro.

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  4. mi comlimento anche io. i giovani oggi sono davvero difficili pur sembrando apparentemente adulti e indipendenti hanno tanto da imparare e nascondono molte imquietudini

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