31 marzo 2011

CHIETI - EX ASILO PRINCIPESSA DI PIEMONTE

Io spesso do spazio sul mio blog a scritti gentilmente fornitimi da Luciano Pellegrini, riguardanti le cose che vanno e quelle cose che non vanno della mia città natale. In questo periodo e con questa amministrazione debbo rilevare che le cose che non vanno purtroppo sono tante. Senza dilungarmi oltre, lascio la parola al "menestrello" cittadino:

"... L’ex asilo Principessa di Piemonte a Chieti, a me molto caro perché mi ricorda i primi anni della mia vita quando lo frequentavo, l’ho trovato in condizioni terremotate. Può darsi che me ne sono accorto solo oggi? Purtroppo certe cose non le guardi, passi veloce e non ti fermi a riflettere. Eppure quante volte ci entro perché c’è la sede di una associazione che frequento. Ho cercato di ricostruire un po' la storia di questo edificio, per esempio l’anno di costruzione, se apparteneva a qualche famiglia nobile, ma ho trovato poche tracce. Le cose che posso raccontare sono queste. L’Ispettore Generale di P.S., Roberto Falcone, trasmise, il 27 aprile 1940, al Ministero dell’Interno, l’elenco dei fabbricati della provincia di Chieti dove potevano essere inviati gli internati. Uno di essi era l’edificio dell’asilo infantile Principessa di Piemonte, di Chieti, di proprietà del comune, con 200 posti. Il campo di concentramento di Chieti era stato istituito nell’asilo infantile "Principessa di Piemonte", ed i bambini, circa duecento, che si trovavano nell’edificio, vennero sistemati nell’Istituto S. Maddalena. Il campo, che aveva una capienza di 200 posti, era diretto dal Commissario Aggiunto di P.S. Mario La Monica. Per la sorveglianza venne attivato un posto fisso di RR.CC. (carabinieri reali). Il 13 giugno 1940 il campo era già pronto a ricevere gli internati e nei giorni successivi ci furono i primi arrivi. Il 14 luglio erano 13 gli internati presenti nel campo, tutti stranieri di nazionalità inglese e francese. Il 14 settembre 1940, erano presenti nel campo 21 internati e, il 15 ottobre dello stesso anno, il campo raggiunse le 29 presenze, gli internati furono sempre in grande maggioranza, inglesi e francesi . Il Podestà di Chieti, in nome dell’amministrazione comunale proprietaria dei locali dell’asilo, nell’ottobre del 1940 chiese al Prefetto di Chieti la restituzione dell’edificio, poiché non era stato possibile trovare, per il nuovo anno scolastico, sistemazioni alternative per i bambini delle scuole materne. Il Prefetto inviò la richiesta al Ministero dell’Interno, che il 5 novembre 1940 dispose la chiusura del campo. Il 10 novembre gli internati presenti vennero trasferiti a Montechiarugolo (9 sudditi inglesi e 8 sudditi francesi), Casoli (6 ebrei stranieri) e Manfredonia (1 italiano, "sospetto di razza ariana"). I contratti di locazione vennero rescissi e alla Società Anonima Casermaggi di Roma venne restituito il materiale in dotazione al campo. Quindi anche se solo per quattro mesi, questo edificio ha ospitato gli internati,poi è tornato a svolgere la posizione per il quale era stato costruito, l’asilo infantile. Per molti anni l’asilo molto funzionale per gli spazi ed il giardino, è stato gestito dalle suore dell’ordine delle Ancelle dell’Incarnazione. Poi le suore furono trasferite e cominciò l’abbandono, in primis strutturale. Il comune proprietario dello stabile,ci sistemò qualche assessore. Poi fu la volta di associazioni, fu adoperato per un certo periodo per le prove del miserere, Prima della riapertura delle scuole si vendono libri usati da parte di LeftBook". Insomma un edificio così capiente al centro storico della città è abbandonato a se stesso per la manutenzione. Nel 2008 un architetto di Chieti presentò un progetto di ristrutturazione, ma non se ne fece niente. Ritengo che si potrebbero investire per esempio i fondi FAS- (Fondi per le aree sottoutilizzate- stanziati da una serie di leggi Finanziarie, utilizzando in prevalenza contributi dell'Unione Europea, e destinati a sovvenzionare infrastrutture e altre opere che favoriscano il progresso del Mezzogiorno) - per queste opere. Nel mese di ottobre 2009 un raid vigliacco e razzista, distrusse la lapide posta dalla Provincia di Chieti per ricordare gli internati della nostra città e gli orrori del nazifascismo. Gli imbecilli se la prendono con i marmi… Tuttora la lapide non è stata riparata! Però questa struttura terremotata ospita un asilo gestito da un privato . Ma i genitori sono tranquilli per i loro figli in una struttura così malandata? Ho notato che sono state fatte delle verifiche ai muri ed al solaio, scorticando l’intonaco. Questo ha creato ancora di più quel senso di sporcizia e paura. All’ultimo piano quasi tutti i vetri delle finestre sono rotti e lo spazio è illuminato giorno e notte… anzi da una finestra aperta ho scrutato all'’interno una porta aperta illuminata. Eppure il portone di ingresso era chiuso! Ma c’è un citofono con due campanelli che corrispondono ai due appartamenti all'’ultimo piano. Sono salito su per le scale sino all'’ultimo piano dove ci sono due porte, direi belle, ed un gatto miagolava perché voleva entrare. Quindi significa che c’è qualcuno! Chi, se non una associazione di giovani che offrono nulla alla città? Si riuniscono per fare cosa? Non sarebbe meglio che facessero quello che i giovani allo loro età fanno? Sport- scoutismo- passeggiate- cinema- teatro- cultura,ecc. Quante associazioni ambirebbero ad avere questi locali? Questa associazione voglio chiarire che non è abusiva. Non so se pagano regolare affitto al comune, ma è conosciuta in città ed anche al comune. Con l’ex amministrazione hanno avuto questi locali. Penso che sia una delle poche o l’unica associazione studentesca che usufruisce di locali di una amministrazione civica. Assessore D’Ingiullo, può fare una visita urgente a questo patrimonio del comune? Penso anche che l’assessore Giampietro possa fare una visita a questo asilo anche se gestito da privati. Ma questo edificio bisogna manutentarlo ed avere dai vigili del fuoco la sicurezza che se pur senza vetri, con l’intonaco cadente non potrà causare problemi a chi lo frequenta. Si può conoscere assessore Melideo quanto il comune ricava dalle associazioni che hanno come dimora i vostri locali? ... "



Scritto da: Luciano Pellegrini


1 commento:

  1. da noi forse vige il detto: vivi e lascia vivere finchè non succede il grosso casino per la sicurezza e qualcuno si faccia veramente male. Allora intervengono i carabinieri e la magistratura che controllano che i locali siano a norma. Oppure l'attuale amministrazione, abituata da un pezzo a fare niente (parecchie chiacchiere su Chietiscalo.it), non avendo soldi nemmeno per pagare i dipendenti (musicisti del Marrucino, azzerati)e dovendo fare manutenzione non ha intenzione di aprire un altro cantiere. Perchè a Chieti si ha una sola certezza oggigiorno, quella della data di apertura di questi lavori senza sapere la data di chiusura degli stessi...

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