07 gennaio 2014

Chieti - Sempre più giovani italiani, oggi, emigrano all'estero


 Circa 50 mila italiani tra il 2011/12 hanno lasciato il Paese "in cerca di fortuna all'estero", 13 mila in più rispetto ai 37 mila stranieri che hanno chiesto asilo in Italia. Il dato è stato reso noto dai direttori di Migrantes Triveneto, la realtà delle diocesi che si occupano di stranieri, che hanno fatto il punto dei fenomeni migratori. In Italia ci sono oltre 5 milioni di immigrati con oltre 37 mila che nel 2011-12 hanno chiesto asilo, ma nello stesso periodo oltre 50 mila italiani per la crisi economica risultano cancellati come residenti perchè sono andati all'estero (il dato più elevato dal 2000). La crisi economica attuale sta scatenando una inutile guerra tra cittadini italiani e stranieri, invece dalla crisi usciremo solo se sapremo impegnarci insieme. Questo è il risultato della "cinesizzazione" del lavoro. Precarietà massima, paghe da fame, continua corsa al ribasso in fatto sia economico che di diritti e possibilità. E chi può se ne va all'estero a cercare "fortuna", che a mio avviso significa solamente delle possibilità di farsi una vita sicura e tutelata seriamente. UN FALLIMENTO sicuro dell'Italia che si sta sempre di più terzomondizzando.

nonnoenio

12 commenti:

  1. Ma come? Non hanno letto le parole del ministro Saccomanni, riguardo all'ormai prossima ripresa economica
    dell'Italia?

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  2. Importiamo bassa manovalanza ed esportiamo cervelli, una furbizia tutta italiana...
    I giovani vanno all'estero perchè in Italia non vedono per loro la possibilità di una prospettiva economica. Noi adulti purtroppo non siamo stati capaci di opporci alla politica inconcludente,spendacciona e da cicala dei Berlusconi (politica della gnocca) e dei Prodi. Ecco cosa hanno preparato questi politici per i nostri giovani: una valigia in mano per emigrare, mentre hanno sperperato denaro per progetti faraonici che nessuna persona di buon senso avrebbe sostenuto

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    1. Infatti, il problema grosso degli attuali flussi migratori è proprio che esportiamo chi ha capacità e che potrebbe risollevare il Paese ed importiamo solo chi fa lavori di bassa qualità e mal pagati

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  3. Una triste realtà, quando ad emergere non è il merito ma il malaffare che trascina tutto con se, anche il futuro dei nostri figli-
    La responsabilità non è solo politica ma in tanti di quelli che vedono ma nulla fanno

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  4. D'accordo, ma dove andare. L'unico paese che non è in recessione è l'Australia, ma bisogna conoscere perfettamente l'inglese.
    In ogni caso ti auguro che il calendario del post precedente ti sia favorevole per un buon anno.

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    1. Vedi Elio, ragazzi che hanno investito soldi e tempo per prendersi una laurea conoscono perfettamente almeno un paio di lingue (inglese e tedesco). La Germania su a Milano organizza addirittura, per questi ragazzi, corsi , pagati da loro, di tedesco per quelli che vogliono portare cervello e idee all'estero.Intervistati, al telegiornale dell'una (TG1) su 10 almeno nove hanno dichiarato che espatrieranno. Attraverso Lampedusa arrivano i nuovi schiavi e attraverso il Brennero vanno via i nostri ragazzi.

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  5. non appena passano la frontiera, già c'hanno quatambiato 35.000 euri che sarebbe la quota di debito che giace sul gobbo de ogni prode tahjano

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  6. Dalle mie parti gli stessi immigrati lasciano l'Italia.

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    1. restano, politici, sindacalisti e monsignori.... ho due figlie adolescenti e consiglio sempre loro di andarsene via dal paese della pizza perchè non c'è speranza.Non avranno lavoro,non avranno pensione,non avranno assistenza per maternità figli e salute. Via!via! da questo posto maledetto stato che stà rubando alle giovani generazioni per sostenere le vecchie!

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  7. A quanto vedo abbiamo sempre le idee confuse.

    Prima cosa, la recessione non è la stessa cosa della de-industrializzazione e sostanzialmente in Italia dipende dalla eccessiva pressione fiscale.

    In secondo luogo, l'Italia è sempre stata la Cina dell'Europa, infatti è risaputo che il 90% del PIL viene (o veniva) prodotto da aziende con meno di 16 dipendenti, quindi non incluse in tutte le manfrine sindacali dei "diritti". Un fenomeno ignorato a bella posta dalla "letteratura" creata dai "partiti" perché non faceva gioco rispetto alle logiche di spartizione del potere, conveniva di più rappresentare il mondo nei termini di "fabbricona - padrone della ferriera - operaio". Anche se in Italia da sempre è una eccezione. Infatti non esistendo un certo tipo di organizzazione industriale non esiste nemmeno la necessaria ricerca e il know-how, abbiamo solo l'inventiva degli artigiani e degli operai che dopo essere stati per un po' "a bottega" si mettono in proprio.

    Il collasso si è verificato quando le elite mondialiste che controllano tutte le "democrazie" tramite opportuno gioco di lobby hanno deciso che conveniva mettere in atto il meccanismo della "globalizzazione", che in pratica significa abbattere frontiere e dogane per incentivare lo spostamento di merci e persone tra le diverse aree del mondo. Mentre la Germania si è trovata a competere sul fronte delle tecnologie e della produzione industriale sofisticata, l'Italia si è trovata a competere sul fronte delle magliette e delle scarpe, cioè prodotti che si possono fabbricare ad un centesimo del costo nei paesi emergenti. Aggiungiamo che le poche cose che non si possono replicare altrove, come i prodotti alimentari, dipendono dalla capacità di proteggere un marchio o una ricetta, cosa che l'Italia non può fare per il peso politico irrilevante che ha nel mondo.

    E perché l'Italia ha un peso irrilevante? Perché si trova tra i paesi che sono sempre in giro col cappello in mano a raccogliere soldi con cui finanziare la propria Spesa Pubblica e sostenere il Debito.

    Perché la "politica" è incapace di gestire il fenomeno? Per quello che ho detto sopra, la rappresentazione dell'Italia che ci hanno propinato non corrisponde affatto all'Italia reale. l'Italia NON è la FIAT e nemmeno gli ex-carrozzoni statali e parastatali, portati al fallimento e poi venduti. L'Italia è fatta (o era fatta) da una miriade di aziende medie ma più spesso piccole, a conduzione padronale-familiare.

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    1. Soluzioni?
      Nessuna. Prima di trovare soluzioni bisogna che gli Italiani prendano coscienza che la maggior parte delle cose che credono di sapere, cioè che danno per scontate, in realtà sono MENZOGNE.

      Siccome una gran parte degli italiani dipende da queste menzogne, sia per i sussidi statali che in qualche modo riceve, sia per le ideologie con cui si identifica, non cambierà niente se non passando attraverso un cataclisma.

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    2. Uno che definisce "manfrine sindacali" i diritti dei lavoratori, non merita nemmeno una risposta.

      Tuttavia, usando il tuo stesso metro, non ti lamentare se, poi, qualcuno leggendo i tuoi commenti avrebbe tanta voglia di toglierti il diritto ad esprimere le tue opinioni!!

      Il primo passo per zittire tutti e vivere di un pensiero omologato e conforme, è proprio il tuo modo di considerare l'esistenza degli altri come carta con cui pulirsi il culo.

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