Un'Italia stanca, sfiduciata, che non crede più a nulla, carica di astio e di rancori, si affaccia sul nuovo anno che fra qualche ora sta per iniziare. Mai la fiducia nelle istituzioni e nel parlamento dal dopoguerra ad oggi è stata così bassa (più ancora che negli anni di tangentopoli, quando si credeva nella magistratura e nella palingenesi giudiziaria). La crisi economica che ha impoverito gli italiani, il bisogno di sicurezza di fronte alla globalizzazione e agli spostamenti di popoli, la delegittimazione della politica, hanno svuotato di speranza il sentire comune e la percezione del domani. Non si crede più nemmeno nella democrazia, e nella sua capacità di migliorare il nostro vivere e la libertà di ciascuno. In tutta Europa sta riprendendo terreno la voglia di autoritarismo, e anche in Italia - come confermano studi diversi - è tornato il desiderio dell'«uomo forte», un capo deciso capace di gestire i problemi, specie la sicurezza e i migranti. Del resto, dalla Russia di Putin alla Turchia di Erdogan, dalla Thailandia alle Filippine all'Egitto, a paesi europei come la Polonia e l'Ungheria, il fascino dell'autoritarismo ha preso il posto dei valori democratici e del rispetto dei diritti umani e politici. Si torna a parlare anche in Europa di rischio per la sopravvivenza della democrazia, minacciata dalla stanchezza verso le istituzioni viste come deboli di fronte alla nuova situazione, e soprattutto minata dalla paura, dal bisogno di sicurezza e di ordine, che l'incertezza politica e la sfiducia nelle classi dirigenti non sono in grado di garantire. L'Italia è in questo momento la più esposta a tale disordine destabilizzante, alla vigilia di un'elezione politica fra le più delicate e importanti dal 1948 ad oggi. L'implosione del sistema politico e la fragilità del sistema elettorale non in grado di trasformare in linea di governo un consenso frammentato, fanno temere una profonda e duratura instabilità del Paese, privo di governabilità, sottoposto a tensioni e a speculazioni finanziarie, ininfluente nelle scelte future sul nuovo assetto europeo, paralizzato nelle decisioni economiche, industriali, del lavoro, delle infrastrutture. L'incapacità di prendere decisioni, la sfiducia verso ogni istituzione, la stanchezza per tante speranze frustrate nel tempo, sono il brodo colturale dentro cui matura - come la storia insegna - l'angosciata sensazione di caos che spinge verso l'autoritarismo.
02 gennaio 2018
Italia malata: il 2018 anno cruciale
Un'Italia stanca, sfiduciata, che non crede più a nulla, carica di astio e di rancori, si affaccia sul nuovo anno che fra qualche ora sta per iniziare. Mai la fiducia nelle istituzioni e nel parlamento dal dopoguerra ad oggi è stata così bassa (più ancora che negli anni di tangentopoli, quando si credeva nella magistratura e nella palingenesi giudiziaria). La crisi economica che ha impoverito gli italiani, il bisogno di sicurezza di fronte alla globalizzazione e agli spostamenti di popoli, la delegittimazione della politica, hanno svuotato di speranza il sentire comune e la percezione del domani. Non si crede più nemmeno nella democrazia, e nella sua capacità di migliorare il nostro vivere e la libertà di ciascuno. In tutta Europa sta riprendendo terreno la voglia di autoritarismo, e anche in Italia - come confermano studi diversi - è tornato il desiderio dell'«uomo forte», un capo deciso capace di gestire i problemi, specie la sicurezza e i migranti. Del resto, dalla Russia di Putin alla Turchia di Erdogan, dalla Thailandia alle Filippine all'Egitto, a paesi europei come la Polonia e l'Ungheria, il fascino dell'autoritarismo ha preso il posto dei valori democratici e del rispetto dei diritti umani e politici. Si torna a parlare anche in Europa di rischio per la sopravvivenza della democrazia, minacciata dalla stanchezza verso le istituzioni viste come deboli di fronte alla nuova situazione, e soprattutto minata dalla paura, dal bisogno di sicurezza e di ordine, che l'incertezza politica e la sfiducia nelle classi dirigenti non sono in grado di garantire. L'Italia è in questo momento la più esposta a tale disordine destabilizzante, alla vigilia di un'elezione politica fra le più delicate e importanti dal 1948 ad oggi. L'implosione del sistema politico e la fragilità del sistema elettorale non in grado di trasformare in linea di governo un consenso frammentato, fanno temere una profonda e duratura instabilità del Paese, privo di governabilità, sottoposto a tensioni e a speculazioni finanziarie, ininfluente nelle scelte future sul nuovo assetto europeo, paralizzato nelle decisioni economiche, industriali, del lavoro, delle infrastrutture. L'incapacità di prendere decisioni, la sfiducia verso ogni istituzione, la stanchezza per tante speranze frustrate nel tempo, sono il brodo colturale dentro cui matura - come la storia insegna - l'angosciata sensazione di caos che spinge verso l'autoritarismo.
16 dicembre 2017
Era cannabis anti-dolore - Assolto per le piantine
È stato assolto, perché ha agito in stato di necessità, il paziente trentino che si coltivava la cannabis in proprio utilizzando lo stupefacente per lenire dolori lancinanti, postumi permanenti di un grave incidente stradale. È una sentenza che segna un precedente importante quella pronunciata ieri pomeriggio dal giudice Enrico Borrelli. Di fatto è stata dunque accolta la tesi dell’avvocato difensore, Fabio Valcanover, che nella sua arringa aveva puntato proprio sulla «non punibilità di chi ha agito costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile». Ripetuti interventi chirurgici che si erano susseguiti dopo l’incidente non avevano cancellato il dolore, divenuto anzi insopportabile anche con la somministrazione di antidolorifici. «La quotidianità del signor (omissis) - ha scritto Valcanover nella sua articolata memoria difensiva - era stravolta dal dolore e dalle cure inefficaci e intollerabili.Dopo aver provato, con scarsi risultati, i medicinali tradizionali, l’uomo scopriva (rivolgendosi al mercato illegale) il sollievo dato dalla cannabis che «provocava un sensibile affievolimento del dolore» (come confermato anche dai medici). Ma il costo al grammo, dai 6 ai 15 euro, era troppo elevato. Inoltre, fino all’agosto del 2016 il servizio sanitario provinciale non forniva preparati a base di cannabis e comunque i costi della cannabis farmaceutica erano ancor più salati (dai 22 ai 36 euro al grammo). In questa situazione, stretto tra il primario bisogno di cura e l’impossibilità di ottenere la terapia in modo costante, sicuro e gratuito, il paziente iniziava una «auto produzione domestica destinata - ha sottolineato in aula l’imputato - puramente alla assunzione personale per uso terapeutico». Il 6 agosto del 2016, però, i carabinieri scovarono la piantagione casalinga e sequestrarono una ventina d piante denunciando il coltivatore.
@nonnoenio
19 novembre 2017
Uso di Farmaci Equivalenti
Scrivo quì una nota sull'uso dei
"Farmaci Generici" sull'uso degli "Equivalenti", invogliata
da una discussione con mio fratello. Ho scoperto che le ide su questi farmaci
sono oggigiorno ancora poco chiare, sopratutto se ci si mette il medico
generico, poco coscenzioso a incrementare la paura del malato denigrando
l'utilizzo del Farmaco equivalente a favore del Farmaco generico. Per
avvalorare questa loro teoria ,sbagliatissima, loro pongono questa domanda al
paziente per scoraggiarlo all'uso dei farmaci "Equivalenti": "Perchè certi farmaci costano
meno?". Dobbiamo innanzitutto chiederci, quando prendiamo una medicina
cos'è che ci cura ? Il colore della scatola, il suo nome ? Il colore della
pillola? Certo che no! La parte che ha la funzione di guarire le malattie si
chiama principio attivo. E' vero che i principi attivi hanno nomi difficili ed
è più facile ricordarsi il nome commerciale, cioè quello di fantasia con cui
sono venduti nelle farmacie. Ma se fai attenzione, ti accorgerai che anche
sulla confezione e sul foglietto illustrativo dei farmaci di marca è sempre
indicato il nome del principio attivo. Lo stesso principio attivo è contenuto
in medicinali che hanno nomi, forma e prezzi molto diversi tra loro. Tra questi
ci sono i generici, anzi gli ex "generici". Adesso si chiamano
"equivalenti". Perchè questo cambio di nome ? Perchè
"generico"dava una connotazione negativa a farmaci che invece sono
"equivalenti" appunto, e come tali possono essere sostituiti l' uno
con l' altro. Gli Equivalenti sono farmaci di uguale efficacia ad altri già in
commercio da molto tempo con nome diverso. questo accade perchè dopo molti anni
di distribuzione, un farmaco di marca perde il diritto di essere coperto dal
brevetto, quel brevetto che impediva di farne una copia. L'invenzione diventa
così di possibile usa da parte di altre industrie che producono i loro
equivalenti. Se fai attenzione questi non hanno nomi di fantasia, ma hanno il
nome del principio attivo presente nei farmaci che sei abituato ad usare!
Adesso degli "Equivalenti" ci si può fidare ciecamente. Ma allora, mi
si chiederà, qual'è la differenza tra il
farmaco di marca e il suo equivalente ? Dal punto di vista dell' efficacia e
della sicurezza, nessuna. Molti dei farmaci "griffati" che ti vengono
prescritti o che conosci, perchè li hai già usati, hanno una versione
equivalente. Per questioni di diritti ha un nome differente, ma ha lo stesso
principio attivo, le stesse indicazioni, stesso dosaggio e numero di unità
all'interno della confezione. Non essendoci più il brevetto a proteggere la
scoperta del farmaco di riferimento, gli equivalenti possono permettersi di
costare meno. Questi quindi sono l'esatta copia dell'originale. Questo avviene
perchè non ci sono più i costi per la ricerca, che è già stata fatta molti anni
prima per mettere in commercio il farmaco di marca. Così gli equivalenti
arrivano sul mercato con un prezzo che per legge deve essere almeno un 20%
inferiore rispetto all'originatore corrispondente. Sono quindi uguali per
qualità, sicurezza ed efficacia ai farmaci con nome di fantasia, offrono le
stesse garanzie, con il vantaggio che costano molto meno. Il che non guasta.
Prima di essere considerato un equivalente, il farmaco in questione deve
dimostrare di avere le stesse proprietà terapeutica, cioè lo stesso effetto
sull'organismo umano, del medicinale di riferimento. Come tutti i farmaci in
commercio quindi, anche gli equivalenti devono essere controllati a approvati
dall'Agenzia italiana del farmaco, puoi fidarti . Chiedi al tuo medico di prescriverti
l'equivalente, ne guadagnerà il tuo portafoglio e, ricorda, non a discapito
della tua salute!Io, che sono cardiopatico, con l'utilizzo dei farmaci
equivalenti, dovendo prendere 5 compresse diverse al giorno, risparmio circa 35
euro a "botta", ottenendo gli stessi risultati ormai da 12 anni.
19 ottobre 2017
La finanziaria di Gentiloni
Nell'imminenza delle elezioni, Gentiloni e Padoan, il gatto e la volpe, sono stati costretti a fare una legge di bilancio di puro mantenimento. Non c'è stato alcun cedimento alla demagogia elettorale, quando tutti premono per spendere soldi pubblici in modo da soddisfare le richieste più o meno giustificate da parte di corporazioni e sindacati: ma non ci sono nemmeno nuove tasse con cui colpire i «ricchi». In altre parole non ci sono regali, ma nemmeno tasse. I 20 miliardi del valore della manovra sono in larga parte destinati ad evitare un aumento dell'Iva che vale oltre 15 miliardi, mentre altri 2,5 miliardi circa serviranno per rinnovare il contratto del pubblico impiego i cui stipendi sono fermi da otto anni. Per la crescita vera e propria rimane ben poco: un utile incentivo per l’assunzione dei giovani e qualche spicciolo per la proroga degli incentivi per gli investimenti delle imprese. Non è molto per stimolare la crescita. Ma del resto la congiuntura sta andando piuttosto bene e quindi non c'era in realtà bisogno di stimoli molto forti. Casomai è il quadro generale macroeconomico che va tenuto sotto controllo per continuare ad avere credito a tassi bassi. E questo obiettivo viene assicurato dalla riduzione del deficit all’1,6%, mentre il debito per la prima volta mostra una decisa discesa in relazione al Pil. Questa situazione di equilibrio dovrebbe mantenere la calma sui mercati per tutto il lungo periodo elettorale. Ma dopo cosa potrà succedere? Del resto il debito è la vera palla al piede che impedisce alla nostra economia una crescita più robusta. Questo è il momento di puntare con più decisione alla sua riduzione in quanto la crescita non ne risulterebbe danneggiata. In definitiva siamo di fronte ad una legge di bilancio che non danneggia la crescita, ma nemmeno riesce a darle una nuova forte spinta. Questa, del resto, non verrebbe dalla spesa pubblica, ma da una serie di riforme di struttura capaci di migliorare la competitività del nostro sistema. E nell'imminenza delle elezioni il governo non poteva certo impostare complesse riforme strutturali. Tra pochi mesi la parola passerà agli elettori con l’augurio che verrà dato un voto di testa e non di pancia.
12 ottobre 2017
La scuola italiana oggi
Giornali e televisioni annunciano
che l'Italia, purtroppo, è molto indietro rispetto alla media europea nella
preparazione culturale degli studenti. Senza voler essere in alcun modo
polemico, osservo che ai miei tempi l'università era aperta soltanto a coloro
che avevano raggiunto la maturità di licei classici e scientifici, i soli che
al tempo erano ritenuti capaci di poter dare una preparazione all'altezza e una
visione del mondo più ampia. Poi dopo la seconda guerra mondiale, per una
benevola e forse giusta concezione ideologica di sinistra, tutte le scuole sono
state denominate licei e l'università è stata aperta anche alle professionali
più settoriali che, per la loro impostazione minoritaria, difficilmente possono
dare una preparazione analoga a quella dei vecchi licei, In contemporanea, nelle
scuole elementari e medie per non intristire i fanciulli non si boccia più.
Cosicchè i ragazzi non vengono più sollecitati a impegnarsi nella loro
preparazione, non fanno più una gara tra loro, non viene insegnato come
studiare, non hanno più un corretto rispetto per gli insegnanti e spesso non
sanno scrivere in un italiano corretto. La maturità non costringe più ad avere
una preparazione globale data da professori di materie difficili. Al tempo dei
"clerici vagantes", e fino all'ultimo dopoguerra, per entrare in un
ateneo si doveva sottostare ad una iniziazione particolare, ora ai laureati si
permette di cantare una canzone di pessimo gusto. Occorre forse ritornare ad
una maggiore severità e compostezza, come osservava il mio antico professore di
scienze che magnificava la migliore e più profonda preparazione data dalle scuole
mitteleuropee - in particolare la Boemia, da cui proveniva e dove nelle lezioni
liceali ci si esprimeva anche in latino - rispetto a quelle italiane. E
sopratutto ripensare a una accurata, anche se fonte di sofferenze, selezione
degli studenti per una più significativa preparazione a tutti i livelli.
25 settembre 2017
Chieti- Parole per ogni occasione
Ultimamente sono di moda delle parole che puoi usare per ogni occasione. Tipo «H-24», che sembra una pomata contro le emorroidi, ma in realtà vuole dire tutto il giorno. Però se dici «mio marito è a letto H-24» può sembrare che sta a letto tutto il giorno perché ha le emorroidi. Insomma, dipende come la usi. Oggi se non vuoi assumerti responsabilità, basta dire che è colpa della genetica: «Io non sono brutto, è qualcosa di genetico», «Io ti farei un prestito ma non sono abituato, sai è una cosa genetica». Anche i termini «Km 0» e «Bio» hanno il loro perché. Basta aggiungerli a qualsiasi alimento e puoi venderlo al doppio del suo prezzo. Come i pomodori o i cetrioli. Sono sempre stati pomodori e cetrioli, ma ora ti dicono che sono biologici, come se fino adesso fossero stati coltivati in acciaieria. Tra l’altro, sulla verdura biologica non c’è niente: niente crittogamici, niente pesticidi, niente verderame, niente antibiotici, niente fertilizzanti, niente vitamine... Ma allora, se non ci metti su niente non dovrebbe costare di meno? Al contrario che per la verdura, nella nostra vita privata non sempre riusciamo a trovare le parole giuste. Ad esempio, il caso più complicato di tutti, è quando non sai come dire alla tua compagna che vorresti fare sesso. Perché, chiaramente, non puoi dirle «Ti va di fare sesso?», cioè io non ci trovo niente di male ma pare che non sembri molto romantico alle donne. Dire «Facciamo l’amore?» fa troppo pacchiano.Quindi alla fine finisci con l’usare un linguaggio di genere, quelle frecciatine che vogliono dire tutto e niente. Ad esempio tu le chiedi «Andiamo a letto presto?» (che significa che vuoi fare sesso), ma lei ti risponde «Sì perché stasera sono stanca» (che significa che lei non vuole). Tu riproponi «Allora potrei farti un massaggio?» (che significa che vuoi fare sesso), ma lei ti risponde «No, la crema mi unge la canottiera» (che significa che lei non vuole).
25 agosto 2017
Conserviamo i nostri valori sempre
Puntuale, è arrivata via web la minaccia che la prossima volta toccherà all’Italia. Ma anche se i propagandisti dell’Isis non avessero diffuso attraverso la facile autostrada dei social il delirante annuncio di terrorismo - non è la prima volta che lo fanno -, da tempo gli italiani si chiedono come difendersi dal rischio di attentati che, nel mondo, hanno già insanguinato più di venti nazioni. Di queste, quasi la metà in Europa, e con vittime anche italiane. Ora è stata presa di mira la Spagna, dove Barcellona è diventata l’ultimo simbolo: ben trentacinque passaporti diversi avevano in tasca le persone colpite. Un universo di libertà e felicità per lo jihadismo della morte e dell’odio. Che il pericolo ci sia, e che nessuna frontiera si riveli a prova di cellule armate né di lupi solitari, lo sappiamo perfettamente. Per quante barriere anti-sfondamento si possano piazzare attorno al Colosseo, e militari in divisa o agenti in borghese mobilitare nelle aree più esposte delle città, la tragica esperienza vissuta da troppi europei insegna: nessuno può impedire a un singolo fanatico al volante, o con un semplice coltello in mano, di causare una strage.
02 agosto 2017
Caronte ci ama
Rassegnatevi: Caronte ci ama. Altrimenti non si spiega perchè non ci vuole proprio lasciare da più di un mese. L’anticiclone africano ritorna a bomba sull’Italia, con temperature molto, ma molto calde su tutto lo Stivale, ad eccezione di qualche piovasco isolato sulle zone settentrionali e sulle Alpi.Bel tempo e sole ovunque, con caldo, molto caldo, che non ci darà tregua per altre settimane, anzi: Caronte ha invitato un amico, Lucifero, che da lunedì ha fatto arrivare il nostro termostato a punte che arrivano addirittura a 45°.Con Caronte che spadroneggia sul Bel Paese ad eccezione di qualche pioggia sulle Alpi, ogni giornata sarà calda, con temperature che oscillerannoo tra i 34° e i 38°.
@nonnoenio
18 luglio 2017
Chieti - C'è carenza di pastori
Le Figaro, sabato scorso gridava in prima pagina che quest'anno i pastori mancano all'appello e che sono stati ordinati solo 84 sacerdoti. Non è che in Italia si navighi nell'oro si direbbe. Dal punto di vista cattolico la tendenza conferma il calo inarrestabile delle vocazioni, o meglio, delle risposte alla vocazione: visto che un credente non può pensare che Dio abbia smesso di chiamare. Ma se il rumore di fondo è troppo alto, anche una voce che viene dall’alto ha poca possibilità di essere udita. Difficile che la Chiesa cattolica possa resistere a lungo senza pensare di aprire la professione sacerdotale agli uomini sposati (come fanno i pur tradizionalisti ortodossi oltre ai protestanti) e alle donne: che, nelle Chiese riformate, sono già addirittura «vescove». Come potranno, i successori di papa Francesco, continuare a dire alle donne che si limitino a fare le catechiste o le sagrestane con il non irresistibile argomento che i dodici apostoli erano tutti maschi? Senza cavalli purosangue, in politica, nella cultura e nei territori del sacro, resta solo il piccolo trotto, il passo stanco, l’incedere di un gregge sempre più sparuto che per camminare si affida ai navigatori satellitari ma non sa più - per ribaltare la metafora di papa Francesco - che odore ha un vero pastore.Questo secondo me sarà uno dei problemi della chiesa del futuro.
17 luglio 2017
Chieti - Il Re è tornato
Il Re è tornato. Roger Federer ha riconquistato la sua corona. Lo svizzero ha vinto oggi la finale del singolare maschile di Wimbledon, battendo il croato Marin Cilic, "menomato" per un problema al piede sinistro. Sull'erba del centrale dell'All England Lawn Tennis Club, l'elvetico ha conquistato facilmente, per l'ottava volta, il prestigioso torneo britannico, terza prova stagionale dello Slam. Federer, attuale numero 5 del mondo e terzo favorito del seeding, si è imposto con l'inequivocabile punteggio di 6-3 6-1 6-4, in solo un'ora e 40 minuti di gioco, sullo "sfortunato" Cilic.
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