02 gennaio 2018

Italia malata: il 2018 anno cruciale


Un'Italia stanca, sfiduciata, che non crede più a nulla, carica di astio e di rancori, si affaccia sul nuovo anno che fra qualche ora sta per iniziare. Mai la fiducia nelle istituzioni e nel parlamento dal dopoguerra ad oggi è stata così bassa (più ancora che negli anni di tangentopoli, quando si credeva nella magistratura e nella palingenesi giudiziaria). La crisi economica che ha impoverito gli italiani, il bisogno di sicurezza di fronte alla globalizzazione e agli spostamenti di popoli, la delegittimazione della politica, hanno svuotato di speranza il sentire comune e la percezione del domani. Non si crede più nemmeno nella democrazia, e nella sua capacità di migliorare il nostro vivere e la libertà di ciascuno. In tutta Europa sta riprendendo terreno la voglia di autoritarismo, e anche in Italia - come confermano studi diversi - è tornato il desiderio dell'«uomo forte», un capo deciso capace di gestire i problemi, specie la sicurezza e i migranti. Del resto, dalla Russia di Putin alla Turchia di Erdogan, dalla Thailandia alle Filippine all'Egitto, a paesi europei come la Polonia e l'Ungheria, il fascino dell'autoritarismo ha preso il posto dei valori democratici e del rispetto dei diritti umani e politici. Si torna a parlare anche in Europa di rischio per la sopravvivenza della democrazia, minacciata dalla stanchezza verso le istituzioni viste come deboli di fronte alla nuova situazione, e soprattutto minata dalla paura, dal bisogno di sicurezza e di ordine, che l'incertezza politica e la sfiducia nelle classi dirigenti non sono in grado di garantire. L'Italia è in questo momento la più esposta a tale disordine destabilizzante, alla vigilia di un'elezione politica fra le più delicate e importanti dal 1948 ad oggi. L'implosione del sistema politico e la fragilità del sistema elettorale non in grado di trasformare in linea di governo un consenso frammentato, fanno temere una profonda e duratura instabilità del Paese, privo di governabilità, sottoposto a tensioni e a speculazioni finanziarie, ininfluente nelle scelte future sul nuovo assetto europeo, paralizzato nelle decisioni economiche, industriali, del lavoro, delle infrastrutture. L'incapacità di prendere decisioni, la sfiducia verso ogni istituzione, la stanchezza per tante speranze frustrate nel tempo, sono il brodo colturale dentro cui matura - come la storia insegna - l'angosciata sensazione di caos che spinge verso l'autoritarismo.

4 commenti:

  1. Il 2018 che stiamo per imboccare sarà quindi un anno decisivo per il futuro dell'Italia. Sia nelle scelte politiche che nella collocazione internazionale.
    Sarà un anno cruciale per capire se il Paese riuscirà a rafforzare la ripresa economica, o se ripiomberà nella depressione che l'ha colpito nel 2008.
    Ma sarà ancor più determinante per capire se troverà una sua stabilità politica, o finirà invece nel gorgo del caos istituzionale, che è la premessa per lo scivolamento fuori dalla democrazia verso lidi incerti, nebulosi, forieri di sventurati ricordi. Una responsabilità grande ci attende in questo nuovo anno, che ricorda il centenario di una inutile contrapposizione fra popoli europei, che ha segnato la fine della centralità dell'Europa nel mondo. Sta a noi far sì che gli errori tragici del passato non abbiano più a ripetersi.

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  2. Purtroppo, la penso esattamente come e te e non trovo parole di incoraggiamento.
    Da noi , purtroppo, avanza una destra portata avanti da gente estremamente ignorante, priva di qualsiasi pensiero intellettuale, rozza e scaltra.
    Nonostante ciò, ti faccio i miei migliori auguri per il 2018 e,,,speriamo di sbagliarci.
    Cristiana

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    1. Cristiana, buon anno anche a te e speriamo che le prossime elezioni ci portino un governo, serio, stabile e con la coglia di far bene.So che è una utopia, ma sognare non costa niente.

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  3. Quanta verità nelle tue parole. Speriamo comunque che non si arrivi veramente ai limiti del 1940. Sarebbe uno smacco per tutte le nazioni del mondo. Buon anno Enio.

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