22 novembre 2013

Chieti - Quando uno sciopero generale è inutile, anzi dannoso


In generale il sindacato dovrebbe fare il sindacato, cioè rappresentare i propri iscritti nella contrattazione e nella difesa dei diritti del lavoro, e non fare politica. Purtroppo per anni il sindacato, a cominciare dalla Cgil, ha abusato del suo ruolo per assumersi arbitrariamente una dimensione politica che non gli spetta, cioè quella di controparte dei governi e di lobby di pressione sul parlamento. Così in più di una occasione non sono state le Camere elette dal popolo a sfiduciare i governi, ma i sindacati con uno sciopero generale, riducendo il parlamento a cinghia di trasmissione dei sindacati.Per fortuna quei tempi sono in buona parte finiti, e i governi rispondono del loro operato al parlamento e agli elettori, non agli iscritti di questo o quel sindacato, e alle loro rappresentanze confederali. Ogni tanto, però, la tentazione di tornare a rivestire i panni di lobby politica torna presente nel sindacato. Come in questi giorni in cui è stato fatto l'ennesimo sciopero politico nazionale, per bocciare il governo Letta e la manovra finanziaria. Azione che deve compiere il parlamento, eventualmente, non il sindacato. Proclamare e fare uno sciopero nazionale per invocare la crescita del Paese, poi, è una contraddizione di termini. La crescita ci può essere non astenendosi dal lavoro ma, eventualmente, lavorando di più. E non si capisce perché le imprese, già in difficoltà, dovrebbero venire aiutate a creare lavoro proclamando uno sciopero. In realtà si tratta di una risposta politica ad un governo che non ha raccolto tutte le rivendicazioni di una parte, quella sindacale. Un governo che certamente poteva fare meglio, di più e con più risorse a favore del taglio del costo del lavoro e della ripresa, ma con gli attuali vincoli di deficit e di bilancio ha potuto mettere in campo solo 10,6 miliardi di euro in tre anni per abbassare il maledetto cuneo fiscale, e ha operato una riduzione delle tasse pari a 5 miliardi di euro per i ceti meno abbienti. Uno sciopero, quindi, sostanzialmente è inutile, anzi dannoso, per i lavoratori, per le imprese e per la crescita dell'Italia.

nonnoenio

11 commenti:

  1. Io ho visto passare i decenni dai '70 ai giorni nostri nella periferia industriale milanese. Ho visto non so quante fabbriche occupate, quanti cortei, quanti scioperi. Mai capito a cosa servissero, a parte mettere in scena una rappresentazione della "lotta di classe". Infatti alla fine l'esito della iniziativa poteva essere solo uno dei due casi, o l'azienda alla fine chiudeva e licenziava, oppure interveniva il pubblico con sovvenzioni di varia forma e natura. Il che magari serviva a conservare il posto o ad ottenere un prepensionamento ma che alla lunga ha minato le finanze dello Stato e alla fine il boomerang è tornato indietro.

    Il concetto di rappresentanza sindacale evidentemente non funziona, dico proprio nell'interesse degli iscritti.

    Magari funziona di più quando il sindacato è emanazione dei partiti e quindi serve a manovrare voti e fondi ma in quel caso ancora non fa ne l'interesse degli iscritti ne quello della Nazione.

    Secondo me il nocciolo della questione è che se il potere contrattuale dell'individuo è zero, anche il potere degli individui messi insieme alla fine è zero. I tempi sono cambiati dall'800 e adesso una azienda ci mette un attimo a spostare baracca e burattini da un'altra parte. Da cui la conflittualità sindacale è un'arma spuntata se non a doppio taglio.

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  2. Anche Grillo, insediatosi a Genova per far casino, si è messo dalla parte di lavoratori che temono, con la privatizzazione dell'azienda, di dovere incominciare a lavorare seriamente.
    Lui, che mai ha lavorato in vita sua, condivide pienamente le preoccupazioni.

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  3. come fa un metalmeccanico che suda e produce il benessere nazionale ad essere iscritto allo stesso sindacato che protegge e fa aumentare gli stipendi pubblici pagati dalle trattenute sulle buste paga del metalmeccanico?
    Dove stavano i sindacati quando i caporioni decidevano che i dipendenti pubblici potevano andare in pensione dopo 15 anni di contribuzione (10 di lavoro + 5 riscatto laurea con due soldi) pagati sulle buste paga dei metalmeccanici?
    Dove stavano i sindacati quando si concedeva la pensione di reversibilità (65% del valore) alle badanti 20enni che sposavano sul letto di morte i vari caporioni 90enni con pensioni da 10.000 euri pagate dalle buste paga dei metalmeccanici?
    Dovreste capire che se tutte le cose andassero nella normalità come dovrebbero, allora non ci sarebbe bisogno dei sindacati ed allora è chiaro che più c'è sfascio, più le cose vanno alla cazzo di cane, più i metalmeccanici sono convinti che è giusto pagare i sindacati, che in questa situazione abbuscano e galleggiano silenti sul gobbo
    dei produttori del benessere
    del valoroso
    ma capriccioso
    bobbolo
    thajano

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    1. Chi vive in una cittadina cresciuta all'ombra delle ciminiere sa benissimo come fa il metalmeccanico.
      Fa parte di un accordo implicito per cui se è vero che il sindacato ha mandato gli statali in pensione dopo 10 anni di contribuzione, col metodo retributivo per di più, se è vero che il sindacato ha tutelato gente che faceva timbrare il cartellino ad un collega per farsi gli affari suoi, è anche vero che su 5 metalmeccanici 3 lavoravano e due dormivano, per poi uscire e fare un secondo lavoro in nero su cui nessuno andava appunto a sindacare. Inoltre anche al metalmeccanico sono arrivate pre-pensioni, casse integrazioni eterne, pensioni retributive, posto più o meno garantito a vita per se e per i figli, case popolari o di edilizia agevolata, eccetera.
      Poi sopra tutto si stende la cortina ideologica, essendo il sindacato emanazione del Partito, non può che essere una cosa santa per definizione.

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  4. Il Sindacato deve essere apolitico? Deve difendere i diritti dei lavoratori quindi solo per questo ha azione POLITICA. Sicuramente andrà d'accordo con partiti o operaisti (PCI) o popolari che hanno nel bacino di voti gente che lavora, salariati, pensionati. Del resto ci sono partiti che sono riferimento di associazioni di categorie imprenditoriale, commerciale, industriale, lobby finanziarie e possidenti vari.Non ci vedo niente di strano. Alla fine del PCI chiaramente il sindacato di sinistra si è rivolto al partito più di sinistra che aveva peso elettorale quindi il PD. E' finita l'ideologia della lotta di classe, ma è stata sostituita dall'interesse corporativo ed economico. E vedo da quello che succede che il lavoro salariato è sempre più colpito e bastonato. Quindi ben venga un sindacato forte che abbia rappresentanza nella politica, come del resto le altre associazioni varie.

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    1. C'è solo un piccolo dettaglio: la ricetta che il Partito proponeva agli operai non era di contrattare con l'azienda ma la collettivizzazione dei mezzi di produzione. Cioè davanti a problemi concreti dell'economia e del lavoro, fare riferimento a soluzioni metafisiche. E siccome esistevano esempi di messa in opera della sopracitata collettivizzazione, il Partito ha anche investito una quantità enorme di risorse nel mentire e nel lavaggio del cervello, nel tentativo di spacciare la cacca come cioccolata.

      Nel '89 è caduto il muro e nel crollare ha tirato giù anche tutto lo scenario di cartapesta messo su dal Partito nei 50 anni precedenti.

      Dici "è finita la lotta di classe". Non basta dirlo perché diventi vero. Infatti la soluzione che il Partito e la sua emanazione sindacale propone ai problemi della economia e del lavoro nell'anno di grazia 2013 è di collettivizzare la proprietà privata. L'unica differenza è che adesso si è leggermente abbassato il tiro e invece di vendere l'unione del Proletariato mondiale si punta al mantenimento dello "stato sociale" nel senso di Stato che mantiene quattro quinti degli Italiani.

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  5. Io sono una persona pratica dal sindacato dell'800 e del 900 è stato molto importante per la l'emancipazione e i diritti del lavoratore, oggi effettivamente le scelte di alcuni sindacati sono decisamente discutibili o per lo meno si fa molto fatica a condividerle e capirle.

    In realta è cambiato il mondo del lavoro e la gestione delle persone che lavorano, il sindacato non si è adeguato, fa sempre riferimento a un mondo che non c'è più, i lavoratori dipendendenti a tempo indeterminato è diventata merce rara

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  6. Passo al problema dei "tagli". Hanno mai operato i governi a fare tagli dove è più opportuno farli specialmente sui costi e privilegi dei politicastri, sulle spese militari, sui stipendi di certi dirigenti pubblici e non, sulle pensioni d'oro?

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  7. Se è tutto vero quello scritto nei commenti che precedono, allora bisogna chiedersi chi difende quei padri di famiglia che con le lacrime agli occhi e la paura in cuore pestano gli elmetti in terra e battono sui tamburi. A chi tocca rappresentarli e difenderli in un mondo sempre più in mano a politici inconcludenti o buffoneschi, a evasori furbi e apadroni pronti a filarsela in Romania? Servono nuovi sindacati e nuovi sindacalisti, che non si ingrassino coi contributi annuali di lavoratori e pensionati e le operazioni CAF e la smettano di ripetere, ben pagati, richieste della luna di formaggio e vecchie formule stantie. Quando arriveranno sindacalisti di trent'anni, allora qualcosa, anche nel Sindacato, cambierà.

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    1. In uno Stato normale i "padri di famiglia" godono di un assegno di disoccupazione che viene insieme ad un servizio di collocamento obbligatorio.
      In Italia invece gli "ammortizzatori sociali" sono una regalia che viene dal Partito e che deve essere concordata col sindacato emanazione del Partito, invece di essere un automatismo che vale per tutti i cittadini.
      In Italia poi non solo non esiste il servizio di collocamento obbligatorio ma i "centri per l'impiego" sono una presa per i fondelli che a loro volta servono per dare un impiego pubblico a un tot di disoccupati, che poi votano.

      I sindacalisti da sempre si vedevano promuovere a posizioni dirigenziali nell'imminenza della pensione in modo da truffare in maniera legale il sistema pensionistico (vedi alla voce "retributivo") e i sindacati non hanno l'obbligo di presentare un bilancio. Giusto nel caso a qualcuno venisse il dubbio.

      Chiudo dicendo che qualcosa cambierà quando il padre di famiglia avrà un potere contrattuale in quanto individuo e non in quanto facente parte di una Classe. Solo un elemento astratto può avere proprietà astratte che caratterizzano l'appartenenza ad una classe di elementi.

      Ma per cambiare bisogna sfilare la testa dal buco posteriore.

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  8. Non ho molta stima del sindacato, vedo quello che fa dalle mie parti. Concordo con questa analisi.

    Baci

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