02 giugno 2011

Atessa - SEVEL - Scioperare contro il "troppo" lavoro

Con la Fiat che decide di investire 1.1 miliardi di euro in Russia e che vuole diventare la maggior partner della produzione Chrysler in America e con la carenza di lavoro in Italia e il grandissimo numero di operai in cassa integrazione: la FIOM della SEVEL, una delle più grosse realtà produttive in Abruzzo, decide di sciperare contro il "troppo" lavoro, quello straordinario, concordato nelle fabbriche del gruppo Fiat con le altre sigle sindacali. Quì si sciopera contro il lavoro quando in altre realtà industriali non ce n'è. Si scipera contro gli accordi sindacali separati sottoscritti a Torino sulla Sevel di Atessa, la Fiom Cgil provinciale ha proclamato lo sciopero dello straordinario di 9 ore per sabato 4 giugno e domenica 5 giugno. La decisione è scaturita dopo l'incontro con la direzione aziendale che ha comunicato le date di ulteriori 6 turni lavorativi in regime di straordinari. La Fiom, da parte sua, ha chiesto il rispetto dell'accordo 2005 e la conseguente erogazione del 100% di maggiorazione turno, più una quota economica e un riconoscimento occupazionale attraverso la stabilizzazione dei precari fuoriusciti nel 2008 e la cancellazione delle clausole antisciopero contenute nell'accordo di Torino. La direzione Sevel ha invece chiarito che il 2005 non esiste più, come non esiste più nessun bacino occupazionale dei precari ma che esiste solo l'accordo separato del 14 aprile scorso. Dalla diatriba, nata tra azienda e parte del sindacato, c'è solo d'augurarsi che la FIAT non decida di spostare la produzione dei furgoni in qualche altra nazione, magari in Jugoslavia, dove pare che lo Stato dia numerosi agevolazioni fiscali e concorra anche agli investimenti. Speriamo solo che la richiesta e la ventita dei furgoni Fiat siano sempre in aumento e che la loro fabbricazione continui ancora per molto tempo in Abruzzo!
nonno enio

6 commenti:

  1. a me manne sempre dette : "cuccagna se dure"

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  2. Secondo me tutta la baracca non funziona, e' come infilare la figura cubica dentro il buco triangolare.

    Il fstto è che per potere avere degli stabilimenti FIAT in Italia bisogna fare in modo che produrre auto in loco sia più conveniente che produrle altrove. E ci sono due modi, o si abbassa drasticamente il "costo del lavoro", nelle due componenti (stipendio+contributi) oppure si impongono dei dazi alle importazioni.

    Hai voglia di fare straordinari (pagati) per rendere competitivo un operaio italiano contro un operaio che guadagna un terzo o in una nazione dove la pressione fiscale è la metà.

    Io la vedo abbastanza male.

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  3. @lorenzo
    io sono del parere che non si deve mai tirare troppo la corda perchè questa da un momento all'altro può spezzarsi. Devo dire in oltre che non ci sono più i sindacalisti di una volta che in questi frangenti portavano soldi nelle tasche dei lavoratori e assunzioni di precari... adesso è solo muro contro muro, tanto loro non rischiano niente, al massimo lasciano in cassa integrazione un centinaio di operai a rotazione...

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  4. Si ma se gli operai italiani entrano in competizione con operai che vivono in paesi emergenti è chiaro che non ne escono vivi.

    Semplicemente o lo Stato obbliga la aziende a produrre in Italia imponendo tasse sulle importazioni, oppure nessuna azienda ha convenienza a produrre qui.

    Ah, bisognerebbe calcolare quanto ci è costata la FIAT in termini di ammortizzatori sociali, finanziamenti, sconti fiscali, ecc per fargli costgruire stabilimenti al Sud, eccetera.

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  5. la Fiat deve smetterla di dettare legge e gli operati devono ritornare ad essere uniti

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  6. Si, uniti al bar a giocare a carte. Te dimmi che pressione possono fare gli operai sulla FIAT che può produrre le stesse auto in Polonia per molto meno. La FIAT può fare pressione sullo Stato minacciando licenziamenti, questione che poi si traduce in voti. I sindacati in un paese dove il 95% delle aziende ha meno di 10 dipendenti sono una barzelletta.

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