03 novembre 2010

L'insaziabile


Solitamente lo incontro al circolo tennis il Paolo, 86 anni suonati, sempre intento a giocare a scacchi col suo amico Mario di un anno più giovane, ex insegnante di inglese , al liceo, perchè il tedesco, lingua in cui si era specializzatissimo, avendo passando più di 4 anni a Monaco, non gli permetteva di occupare una cattedra. Oggi il Mario non sta giocando, è seduto ad un tavolino a sorseggiarsi il suo aperitivo e pare aspetti proprio me. Al mio entrare mi chiama : "Duttur! setàs jò chì un mument". Dottore a me?, Ma, io mi sono laureato in farmaceutica, ma per lui, forse, tutte le lauree sono eguali. Mi siedo e comincia a contarmi dei suoi malanni, dell'età che avanza e di tante altre cose. Dopo essersi dilungato su tosse, capogiri e mal di schiena, si decise ad affrontare l'argomento per cui mi aveva convocato e offerto pure un caffè. «Duttur, io sento ancora certe esigenze e mia moglie si lamenta che la infastidisco. Per quanto continuerà l'attività sessuale?». Davanti a me stava questo arzillo ottantacinquenne alquanto imbarazzato, vestito con jeans di marca e giacca di velluto marron, con cravatta viola su una camicia di color azzurro. Io colto alla sprovvista replico: «Ma di cosa si lamenta? Sa quanti suoi coetanei la invidierebbero? E poi non c'è niente di male ad avere ancora rapporti. Serve a mantenere vivo l'affetto, è un esercizio fisico, rilassa la mente e aiuta a riposare meglio. È buffo: di solito il problema di voi anziani è esattamente il contrario. E sua moglie, per quella volta che lei ha necessità, può anche mostrarsi comprensiva e sopportare. Ogni quanto succede? Quindici, venti giorni?». «No, no! Tutti i giorni!». In un attimo passai dall'incredulità allo sgomento e allo sconforto. Non riesco più nemmeno io ad avere rapporti quotidiani! Presi affannosamente carta e penna. «Forza, mi dica a che ora si alza di solito, cosa fa nella mattinata e nel pomeriggio, a che ora va a letto. Voglio sapere cosa mangia il lunedì, il martedì, il mercoledì... e sia preciso mi raccomando!»

02 novembre 2010

Compagni di scuola....




La chiamavamo la maestra dalla penna rossa. Si lei! La mia maestra, della scuola elementare, aveva una modesta treccia che portava appuntata a crocchia sulla nuca. Vestiva con estrema semplicità, sempre di scuro e calzava scarpe comode; percorreva ogni giorno, a piedi, la strada fra Madonna della Misericordia e Madonna degli Angeli. In molti di noi, alunni, conoscevamo la sua strada, sbucava dalla salita, noi l'aspettavamo un po' in disparte, per poi seguirla fino alla chiesa, dove alle sette veniva celebrata la messa per noi scolari. I miei ricordi si rifanno agli anni cinquanta e successivi e la mia maestra la ricordo benissimo. Era una di quelle donne molto pie, dimesse che profondevano nel loro rapporto con gli scolari ogni loro energia, tanta comprensione e encomiabile pazienza. La signora maestra era tutto per noi. Un gesto affettuoso, un suo apprezzamento, il segno tangibile di una valutazione positiva che ci riempiva di orgoglio, ci ripagava e spronava a far meglio. In classe eravamo 25 ed erano inclusi tutti i livelli della capacità di apprendimento. Ci aveva accolti in prima, poi ci accompagnò anno dopo anno fino alla terza. Ci conosceva benissimo, lei all'apparenza dimessa, fragile, conservava una sua forza interiore, una sua capacità di imporsi che le consentiva di tenere a freno anche i più irrequieti e apprezzare quanto insegnava, facendo sì che il tutto si radicasse nella nostra mente e che, con il tempo, portasse a maturazione i frutti sperati. Poi siamo andati alle Nolli col maestro Della Penna che abitava nel primo vicolo a sinistra della strada che conduce alla farmacia Spatocco, quella sempre aperta, una volta, per 24 ore al giorno. E poi parecchi di noi sono andati all'industriale a fare chimica e ci siamo diplomati nel 1966. Questo sopra (cliccare per ingrandire) è l'elenco di quelli che hanno conseguito, il diploma di Perito Chimico Capotecnico (nonostante nella commissione d'esame ci fosse Monaco) e se qualcuno volesse contattarmi lo faccia all'indirizzo e-mail: nonnoenio@yahoo.com così vi aggiungerò all'elemco di quelli che si incontrano una volta all'anno al Bar Vittoria per fare il punto su quello che eravamo (ragazzi e ragazze scapestrati/e) e quello che oggi siamo diventati, nonni che ormai in pensione portano a spasso i nipotini alla Villa Comunale di Chieti.


31 ottobre 2010

Un paese senza governo


E' una settimana particolarmente nera per il nostro premier, che si trova di nuovo "accerchiato" da accuse e critiche provenienti dal mondo della politica, dalla chiesa carttolica, dal fronte della giustizia, dall'imprenditoria, dal suo alleato Umberto di "Giussano" e da un fedelissimo come Miccichè. Mentre il caso "Ruby" tiene banco l'Italia se ne va a rotoli. Questa settimana l'Unione europea ha tagliato i finanziamenti all'Italia per la Torino-­Lione e per il tunnel del Brennero, perché a Bruxelles ci ritengono incapaci di realizzare le grandi opere del trasporto ferroviario. Quei fondi saranno trasferiti molto probabilmente ad altre nazioni europee in grado di decidere, di progettare opere con un'ottica di medio - lungo periodo, e di sostituire alle chiacchiere interminabili i fatti concreti. Da anni l'Italia è infatti nella più totale paralisi decisionale. Le grandi opere infrastrutturali di cui il Paese ha bisogno sono ferme, e vengono rispolverate solo nei disegni tracciati a pennarello da Vespa a «Porta a Porta» durante le campagne elettorali. Poi più niente, per altri cinque anni. A Napoli e a Palermo l'immondizia selvaggia è riesplosa per le strade e la gente è tornata a strillare per la puzza con le istituzioni locali paralizzate per la mancanza di soldi per pagare la raccolta e lo smaltimento della "munnezza". Nei mesi scorsi la Corte europea ha condannato l'Italia per inadempienza nel risolvere l'emergenza rifiuti in Campania. Il Commissario UE per l'Ambiente ha giudicato insufficienti le misure messe in atto dall'Italia (il cosiddetto «miracolo» e Bertolaso gli ha risposto di farsi gli "affari suoi") per risolvere il problema rifiuti, e si profila una nuova condanna che comporterebbe oltre al taglio dei fondi europei per i rifiuti (già effettuato) anche pesantissime sanzioni pecuniarie. In Italia la pressione fiscale ha raggiunto oggi il livello più alto mai riscontrato nel Paese, il 43,2% del Prodotto interno lordo. Se si calcolano anche i 120 miliardi di euro di Pil sommerso (e quindi non tassato), le tasse che gravano sugli italiani sono oltre il 50% di quanto viene oggi prodotto. Siamo cioè i più tassati in Europa. Le promesse di nuove aliquote e di una riduzione delle imposte sono rimaste tali, e il governo non ha mai mosso un dito per realizzarle. La pesantissima tassazione si traduce pertanto in un depauperamento degli stipendi, contrazione dei consumi, blocco delle imprese e aumento della povertà del paese. Noi cosa facciamo ? Ci preoccupiamo delle "ciulatine" del Premier invece di spingerlo, come si dovrebbe fare, se fossimo in un paese civile, a FARE invece di chiacchierare inutilmente. Oggi si chiacchiera a destra, si chiacchiera a sinistra e i poveracci stanno sempre peggio. In una sola cosa pare vadano daccordo i nostri parlamentari nel confermarsi la pensione dopo aver esaurito una sola legislatura.

27 ottobre 2010

La FIAT senza l'Italia...

Senza l'Italia Fiat farebbe meglio ma il Lingotto nel Bel Paese ci vuole stare ed è disposto a monetizzare con aumenti salariali l'incremento di efficienza nelle fabbriche, ritenuto come l'anello debole del sistema.

La «provocazione» arriva dall'amministratore delegato del gruppo torinese, nostro concittadino, Sergio Marchionne, che è stato intervistato per la prima volta in televisione da Fabio Fazio a «Che tempo che fa» su Rai 3 l'altra sera. «Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l'Italia» ha spiegato il manager aggiungendo che «nemmeno un euro dei 2 miliardi dell'utile operativo previsto per il 2010 arriva dall'Italia».
Secondo Marchionne, poi, «Fiat non può continuare a gestire in perdita le proprie fabbriche per sempre».

La Fiat, del resto, ha ripagato «qualsiasi debito verso lo Stato in Italia. Non voglio ricevere un grazie - ha aggiunto - ma non accetto che mi si dica che chiedo assistenza finanziaria». Il Paese si trova «al 118° posto su 139 per efficienza del lavoro e al 48° posto per la competitività del sistema industriale. Siamo fuori dall'Europa e dai Paesi a noi vicini - ha proseguito Marchionne - e il sistema italiano ha perso competitività anno per anno da parecchi anni. Negli ultimi 10 anni l'Italia non ha saputo reggere il passo con gli altri Paesi, ma non è colpa dei lavoratori».


Le critiche a Marchionne non si sono fatte attendere: «Senza l'Italia e gli aiuti che i governi italiani hanno storicamente dato all'azienda oggi guidata da Marchionne la Fiat avrebbe già chiuso da anni». È quanto afferma il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli. «Il discorso di Marchionne è stato un concentrato di falsità e bassezze, un comizio reazionario antisindacale senza contraddittorio». Voi da che parte vi collocate e cosa ne pensate ?


I Birilli


Sembra proprio che questi “recipienti riempiti di acqua” per localizzare il traffico pedonale, installati dal comune, in Via Toppi a Chieti, vengano spostati da una mano “ nvisibile”, come dei birilli. Eppure vi confesso che una sola persona non può cambiarli il posto, perché sono molto pesanti ed ingombranti. Ma il cittadino residente non accetta questa soluzione. Di giorno il commerciante, di sera il residente, ecco che il gioco è fatto. Il mio diritto di residente è avere il parcheggio sotto casa. Non interessa che posso avere una vettura ingombrante, quasi come un camion. Tu amministrazione mi devi far parcheggiare. Anche se per raggiungere il posto di lavoro devo percorrere poche centinaia di metri, la mattina lo sposto e ti faccio una gentilezza, ma alla pausa pranzo e specialmente la sera, non mi devi rompere le scatole. Io devo parcheggiare…! Non voglio neanche pensare di perdere tempo per trovare un posto più idoneo, collaborare e non rendere impossibile il passaggio, specialmente ai poveri pedoni.

Non si spiega diversamente il motivo per cui questi “pesanti birilli” vengano spostati e trovi le macchine che parcheggiano con poche manovre.Illusione far accettare alle persone un nuovo stile di vita che già è applicato in altre nazioni compreso l’Italia?

Scetticamente penso di si, anche se questi incivili sono pochi. Basterebbe installare delle telecamere e…tutto sarebbe risolto, anche senza la presenza dei vigili.!



Luciano Pellegrini

22 ottobre 2010

Maestra troppo sexy

Una mamma scopre che fra gli insegnanti della figlia, c'è anche una Miss, Ileana Tacconelli, 28 anni, di Chieti, ex reginetta dell'Abruzzo. Proteste a non finire, va dal rettore, cerca di raccogliere firme fra gli altri genitori, ma non riuscendoci ritira la sua bambina dall'istituto che la ospita. Sexy maestra io ? Chiede la Tacconelli: «Quella vita è finita ormai 11 anni fa. Io resto al mio posto, sono tranquillissima». Il trambusto è oltre il cancello del San Carlo, dove ci sono i fotografi, la tivù, il Collegio dell'alta borghesia, trattato come una balera per veline. La velina di ritorno è appunto Ileana Tacconelli, 28 anni, ex reginetta, poi la laurea triennale, oggi la cattedra, ma sempre bella come una miss. Sarà mica una colpa? La ragazza che insegna ormai da tre anni, incurante del trambusto causato da questa mamma invadente, che ha raccattato filmati e foto da Internet per screditarla, ieri mattina, era come sempre in cattedra perché - raccontano i suoi amici - «Ciò che ha deciso di fare e che le piace fare è insegnare ai bambini che adora».

19 ottobre 2010

La notte del Blasco, eravamo in 7 mila


Due settimane fa sono stato al concerto di Vasco... Ore 21.00: si spengono le luci, si accendono centinaia di display di cellulari e fotocamere pronti allo scatto. Ore 21.02: la mostruosa batteria di casse acustiche sospese spara note del Requiem di Brahms che scivolano all’improvviso nel suono lancinante della chitarra di Stef Burns. Poi appare Lui: jeans chiari, maglia nera e giubbotto di pelle, berrettino d’ordinanza e stivaletti texani.

Attacca “Ho fatto un sogno” e la festa incomincia. È uno show ad altissima energia, giocato su volumi e ritmi potenti ma anche su alcune perle acustiche. Tanta energia ma anche voglia di sana malinconia.

Dopo tre pezzi, il primo saluto: «Ciao ragazzi, che meraviglia, siete carichi ?»... Insomma, grandi emozioni , dove un pubblico dai 15 ai 60 anni (io ero un fuoriquota, ne ho 63 ) ha riempito la sala come raramente avevo visto: oltre settemila paganti. Grande musica, entusiasmo a mille, tutto che gira bene, come direbbe, con semplicità, il protagonista: Vasco è in forma, cavalca in continuazione l’asta del microfono per riscaldare un’atmosfera che certi testi e certi ammicamenti rimandano al sesso (per tutto il concerto svolazza gaio sulle ottomila braccia del parterre un grande profilattico gonfiato a mo’ di palloncino). Il palco è tutto nero, semplice ma efficace, e si avvale di due schermi oltre a un fondale su cui scorrono i nomi dei musicisti, poi presentati personalmente da Vasco.

Le canzoni? Un viaggio lungo e completo fra le perle di una carriera trentennale: dai brani storici come “La nostra relazione”, prima canzone del primo album in vinile datato 1978, all’inedito “Ad ogni costo” passando per i superclassici “Delusa”, “Un senso”, “Sally”, fino alla trionfale, transgenerazionale, storica ma sempre emozionante “Albachiara”, che chiude la festa.

Vasco è sostenuto da una band potente e affidabile: Stef Burns e Maurizio Solieri hano chitarre affilate; Glen Sobel alla batteria sostituisce degnamente in tutta la parte finale del tour il titolare (e infortunato) Matt Laug, fondendosi con lo storico basso di Claudio Golinelli. Gli altri - Clara Moroni ai cori, Andrea Innesto ai fiati, Alberto Rocchetti alle tastiere e Frank Nemola alla tromba - completano il sound potente ma anche generoso di raffinatezze che il Palazzetto non riesce a maltrattare del tutto. Perché, finalmente, si può dire di aver “sentito” e non solo “ascoltato” un concerto rock al Palazzetto, distinguendo le parole e gli strumenti. Vasco era arrivato alle 19, con un’ora di ritardo: un «ciao» ai giornalisti poi si barricava nel camerino. «Stasera non ha voglia di parlare» dice la sua personal manager. Non canterà “Vivere” ma questa sera preferisce «restare spento». Per riaccendersi, evidentemente, sul palco, davanti al suo pubblico.


18 ottobre 2010

Passata la festa gabbato lo santo

















Questo Proverbio è attribuito a coloro che, dopo aver ottenuto il piacere richiesto, (cittadini e amministratori) - si dimenticano ben presto del bene ricevuto- (amministratori)!
Non proprio una festa se per oltre un mese siamo stati costretti a respirare gas di scarico, essere sottomessi a rumori, pericolosità, impossibilità di camminare e subire un traffico veicolare abnorme per la struttura della strada di Via Toppi e Via degli Agostiniani. Ma non appena è stata riaperta via Arniense, ho notato che il numero di vetture non è diminuito, probabilmente le persone, sempre sole, hanno scoperto che utilizzare questa scorciatoia è meglio. I vigili, questa mattina, nemmeno a pensarci. Questo ha portato a parcheggi abusivi. Anzi i bidoni dell’acqua che delimitano lo spazio per i pedoni e per non far parcheggiare sono stati in molti spostati. Forse i residenti per crearsi uno spazio o i commercianti? Sta di fatto che è una bruttura vederli così sistemati. E’ vero che è impensabile che ci sia una vigilanza per 24 ore, ma forse non bisogna alleggerire il controllo dei vigili. La maleducazione delle persone è invincibile. Probabilmente sistemare delle telecamere risolverebbe azioni incivili da parte di bighelloni. Nota di cronaca : Come i commercianti mi hanno visto scattare le foto, sono tutti rientrati nei loro negozi ! Mah !
















Luciano Pellegrini

17 ottobre 2010

Vaccino antiinfluenzale

Sono attese per questa settimana le 90 mila dosi di vaccino antinfluenzale ordinate dall'azienda sanitaria per far fronte all'epidemia influenzale che quest'anno potrebbe arrivare in anticipo. Il via ufficiale della campagna di vaccinazione dovrebbe essere per il 15 ottobre, qualche settimana prima rispetto agli anni scorsi. Normalmente l'influenza stagionale arriva a dicembre e raggiunge il suo picco a gennaio-febbraio, ma quest'anno il ministero ha anticipato i tempi della distribuzione dei vaccini in quanto c'è la concreta possibilità che l'epidemia arrivi prima. In ogni caso, anche vaccinandosi con qualche settimana d'anticipo, non c'è alcun problema di copertura in quanto questa durerà parecchi mesi, almeno per tutta la primavera. Anche quest'anno la vaccinazione è raccomanda agli anziani, ai malati cronici e alle categorie professionali a rischio ma in alcuni c'è il timore che il flop e le polemiche dello scorso anno contro l'H1N1 possano dissuadere anche gli «affezionati» al vaccino per la stagionale. Io mi auguro che vengano confermate le adesioni degli anni precedenti in quanto le polemiche hanno riguardato la pandemia, non la stagionale. A livello di copertura vaccinale da noi non ci sono mai stati problemi. Secondo le statistiche l'influenza colpisce una persona su dieci e può provocare notevoli danni sulla salute, soprattutto per chi soffre di una malattia cronica, con il rischio di sviluppare polmoniti prolungate e finire in ospedale.Io essendo cardiopatico, facente parte di cateforie a rischio, ho già prenotato presso il mio medico curante e la faro giorno 28, giovedì, del corrente mese...

11 ottobre 2010

Italiani morti in Afghanistan


Parteciperanno ai funerali i genitori del giovane abruzzese rimasto ferito

Domenico Cornacchia e la moglie Cesidia, genitori di Luca, il soldato ferito in Afghanistan nell’attentato dove hanno perso la vita quattro alpini, parteciperanno domani, a Roma, ai funerali di Stato. Lo ha confermato lo stesso Domenico: “Inizialmente abbiamo avuto un po’ di remore a essere presenti, avevamo pensato di inviare un telegramma. Invece abbiamo pensato che sarebbe stato giusto essere vicini ai genitori dei ragazzi morti per manifestare la nostra solidarietà e vicinanza a persone così duramente colpite. Al loro posto potevamo esserci anche noi e sicuramente ci avrebbe fatto piacere avere la loro vicinanza affettiva”. Domenico e Cesidia giungeranno a Roma con un mezzo che l’Esercito a messo a loro disposizione. Insieme a loro anche un cugino di Luca. Il caporal maggior scelto “ha riportato una frattura del secondo metatarso del piede sinistro, uno schiacciamento della terza vertebra lombare - ma ci riferiscono senza nessun problema motorio, si muove e cammina - e una trauma da sovrapressione da onda d’urto, ma che non desta alcune preoccupazione”. A riferire sulle condizioni è il colonnello Roberto Bramati, portavoce del Policlinico militare di Roma e direttore del dipartimento d’emergenza. Cornacchia, subito dopo l’incidente “è stato soccorso e trasportato in una struttura di terzo livello, con tutte le attrezzature, vicino a Kandahar, e lì si trova tuttora. Rimarrà altre 24 ore in osservazione e poi a seconda delle notizie si provvederà a riportarlo in Italia”. Sono stati gli psicologi a comunicare oggi a Luca Cornacchia la morte dei suoi amici e commilitoni nell’agguato in Afghanistan. La moglie di Luca, che al momento dell’ agguato si trovava a Roma, con il figlioletto, ieri ha raggiunto i genitori ad Avezzano (L’ Aquila), dove tuttora si trova. “È visibilmente sconvolta e non vuole parlare con persone che non siano stretti familiari”, ha confermato la madre di Luca, Cesidia. Proprio da lei ha appreso quello che potrebbe essere effettivamente accaduto nell’attentato. Luca si è salvato in quanto si trovava sulla torretta del “Lince”, il mezzo blindato saltato in aria. Ha anche riferito di aver ricevuto la telefonata del familiare di uno dei soldati che seguiva il mezzo coinvolto nell’ attentato, non ricordando, però, di chi si trattasse. “Mi ha detto che Luca, dopo l’esplosione, è rimasto intrappolato nella torretta e che, a fatica, è stato salvato in quanto i talebani avrebbero continuato a sparare colpi d’arma da fuoco”. Domenico Cornacchia ha inutilmente cercato di mettersi in contatto con il figlio per sapere, direttamente, le sue condizioni. “Nonostante alcuni tentativi dei graduati dell’ esercito, non è stato possibile stabilire un contatto. Forse è giusto così perchè è ancora sconvolto e chiede continuamente della sorte dei suoi compagni. Perchè, si chiede, sono ricoverato solo io?”.