15 novembre 2016

Chieti - Renzi a casa ?


 Il 4 dicembre finalmente si avvicina e si andrà alla urne per il referendum costituzionale. Anche se il tema è importante visto che riguarda la semplificazione della politica e il funzionamento del parlamento per rendere le decisioni più rapide, la gente è stufa, sfiancata da attacchi, ricorsi, controricorsi, falsificazioni da ambo le parti dei contenuti della riforma, e soprattutto nauseata dall'uso strumentale del referendum per far cadere il governo Renzi, o garantirne la continuità fino alla fine della legislatura nel 2018. Al di là dei contenuti della riforma, infatti, il referendum è diventato uno strumento per un fronte politico eterogeneo e con nulla in comune al suo interno per cercare di abbattere Renzi, e trarre qualche vantaggio dalla crisi di governo e dall'impasse politica che ne deriverebbe. Se vince il No, Renzi dovrà immediatamente dimettersi rassegnando le sue dimissioni nelle mani del presidente Mattarella, e si aprirà la crisi di governo. Questo perché il completamento delle riforme, in primo luogo l'eliminazione del bicameralismo paritario e la riduzione dei parlamentari, costituisce punto centrale del programma per cui è nato il governo Renzi e per cui è stato votato in parlamento. Se viene meno ciò, le dimissioni politiche sono obbligate. Voi cosa ne pensate ?

12 commenti:

  1. Italiani,state Sereni!!!C'è Renzi che ci sta salvando!!!Non vedete la Luce in fondo al Tunnel???Allora mettetevi gli stessi occhiali che usa lui!

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  2. Se cade Renzi si aprirà l'ennesima stagione di incertezza politica.
    A me in queste attese di caduta del governo, par di veder quel marito che per far dispetto alla moglie si tagliava....

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  3. ma 'ndo vai se il banano non ce l'hai
    bell'awaiano, attacchete a 'sto banano...
    dovevi fare l'italicum anche per il senato, ti dovevi dimettere ti dovevi dimettere ed andare alle elezioni che avresti vinto col 60% dei consensi e poi col 60% potevi fare delle vere riforme, tipo abolire il senato, limitare i deputati a 250, togliere i soldi alle regioni, abolire le province,

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  4. State sereni: non se ne andrà mai. È la stessa cosa che avveniva con un altro personaggio, "me ne vado" a ripetizione ma rimaneva sempre lì - e il bischero è un suo degno successore!

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    1. comunque oggi il Berlusca, che stravede per lui ha detto che l'unico leader in Italia, dopo di lui è Renzino... Salvini stai sereno pure tu

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  5. Il governo Renzi non è lì per le riforme, visto che presiede una legislatura eletta con una legge illeggittima che non ha certo il diritto all'investitura per un compito così importante come la modifica della Costituzione, E' u grosso errore identificare la Costituzione riformata con il governo : la costituzione deve essere l'espressione di tutti e frutto di accordi ponderati e competenti non legati al momento contigente, NON PUO'ESSERE L'ESPRESSIONE DI UN GOVERNO!
    renzi se vince il NO deve restare e continuare a fare il suo dovere di Presidente del Consiglio finchè il Parlamento non abbia elaborato una legge elettorale concordata e decente per poter poi andare a votare

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  6. State sereni,PDioti fino al 4 dicembre tutto bene,il 5 se avete votato quello ordinato da Fonzie e dalle varie mafie,UE compresa, rilassatevi,usate una buon dose d'unguento ed assecondate i movimenti dei vostri padroni... potreste anche goderne

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    1. Il re è nudo. Ma non sa di esserlo. O, quantomeno, finge di non saperlo.

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  7. Intanto, Enio, staisereno perché lo spara balle non si dimetterà se dovesse vincere il NO.

    Poi, il resto lo ha saggiamente ricordato Redcats... la Costituzione non la cambia il Governo e manco una risicata maggioranza parlamentare. Se coloro che hanno deciso di votare SI, si rendessero conto cosa significa questo, eviterebbero di votare come hanno deciso!

    Ciao Enio.

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    1. Ebbe. rimane la domanda di se gli ex-post-comunisti del PD hanno in testa la cacca molle o la cacca dura.

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  8. Le turbolenze finanziarie, paventate o previste, in relazione all’eventuale esito negativo del referendum costituzionale italiano di domenica rientrano in un quadro generale di instabilità e possibili cambiamenti negli scenari europei. Gli equilibri geopolitici e gli assetti istituzionali realizzati nei decenni di costruzione dell’Unione europea rischiano di essere travolti dai nazionalismi identitari dei singoli stati, frutto di chiusure verso gli immigrati e di paure innescate dalla crisi economica. L’inadeguatezza delle risposte politiche del passato si riflette su molti importanti eventi politici europei, seguendo una logica sempre meglio definita. Domenica si svolgerà anche il secondo turno delle elezioni presidenziali in Austria: un ballottaggio tra Hofer, candidato del partito della libertà, e Van Der Bellen, un economista sostenuto dai verdi e dall’attuale coalizione governativa. Hofer, che ha basato la sua campagna elettorale sulla difesa dei confini contro gli immigrati e sulla riappropriazione della sovranità nazionale contro i poteri di Bruxelles, ha annunciato di non escludere un referendum tipo Brexit anche per i cittadini austriaci, con le possibili immaginabili conseguenze sul destino dell’euro (di cui l’Austria fa parte) e dell’intero processo di integrazione comunitaria.

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  9. Il risultato è netto ed inequivocabile. E suggellato da un’affluenza record che dà ancora più forza all’esito delle urne. Bocciata è certamente la nuova Costituzione proposta da Renzi, ma a finire sotto la valanga di schede contrarie è lo stesso premier che - sbagliando - aveva legato il voto referendario al proprio destino a Palazzo Chigi. Probabilmente non poteva fare altro, visto il mandato ricevuto da Napolitano. Ma trasformare il gradimento sulla Costituzione in un plebiscito su se stesso alla fine si è rivelato per il giovane Matteo un terribile boomerang. Doverosa ed inevitabile è stata quindi la scelta del premier che già nella notte ha annunciato la sua salita al Colle per rimettere il mandato. Prendendosi, esagerando, tutte le colpe e rivendicando con orgoglio il lavoro fatto. A gioire della sconfitta del premier praticamente tutti i non renziani: dalla Lega a Forza Italia a Grillo sino ad una parte dello stesso Pd. Un’armata variegata, unita soltanto nella guerra contro il Presidente del Consiglio.

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